martedì | by Stefano Reves S. | ,


Il nucleare in Italia lo vogliono soltanto in tre: Berlusconi, Sarkozy e la Confindustria. Le Regioni che si dicono favorevoli preferiscono che le centrali siano costruite altrove. Le Regioni contrarie si oppongono a priori alla costruzione nel loro territorio. E' un rompicapo insolubile. Formigoni (PDL): “In Lombardia siamo vicini all’autosufficienza quindi non c’é bisogno di centrali in questo momento”. Zaia (PDL): "Il Veneto ha oggi un bilancio energetico positivo, produce più energia di quanta ne compra”. Polese (PDL): "La Puglia contribuisce in modo notevole alla produzione di energia e al fabbisogno energetico nazionale con centrali elettriche a Brindisi e Taranto. Non vi è quindi motivo né possibilità di realizzare una centrale nucleare”. Polverini (PDL): " In tempi rapidissimi il Lazio diventerà energeticamente autosufficiente e in pochi anni andrà addirittura in surplus, esportando energia verso altre Regioni. Pertanto ritengo che nel Lazio non ci sia bisogno di istallare nuove centrali nucleari“. Rimane solo Arcore per una nanocentrale nucleare. Per le scorie c'è già il mausoleo incorporato, sembra fatto apposta.
(B. Grillo)


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mercoledì | by Stefano Reves S. | , , , ,


Una via al merito...

In questo blog non leggete da tempo quei vivaci epiteti sul modus operandi del Governo, tanto cari allo zuccone nazionale, o indispensabili per corroborare i piagnistei grilleschi. Non per ripensamenti, senso di colpa, od improvvisa conversione al berlusconesimo (il mio giudizio sull’affidabilità diplomatica del premier rimane lo stesso che darei al cirque du soleil) ma la proposta di intitolare una strada ad una persona solamente perché genitrice del Presidente del Consiglio sembra molto più di una semplice bizzarria. Il sogno infantile di trasformare il paese in cui si è stati eletti (e da cui un giorno o l'altro si verrà deposti) nella pinacoteca di famiglia. Dove tutto testimonia la grandezza del proprio ego. Non la bontà del proprio lavoro.



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giovedì | by Stefano Reves S. | ,


La demagogia della viltà

Grillo
lancia una lunga invettiva poi, forse infastidito dalla presenza dei politici in studio, si dilegua fra l'incredulità generale.
(Corriere della sera)

Per carità, non sia mai! Una volta, una soltanto, l'on. Grillo doveva onorarci di un confronto vero e diretto con le persone che da 4 anni spupazza comodamente coccolato dalle le pagine del proprio megagalattico blog. Per carità... Non sia mai che per una volta ci dimostri cosa sia un'idea, come per essa di dovrebbe combattere -> discutere. Democraticamente intendo: dialogare per davvero, almeno a quattro occhi! Una volta... una soltanto doveva farlo! Non sia mai... Quanto è facile sbraitare tranquillamente catafratto dallo schermo del proprio monitor. Quanto è facile parlare di libertà, di giustizia, addirittura di verità, quando si è i soli incontestati/incontestabili a farlo. Quanto è facile fuggire via quando si devono centellinare i minuti per le volgarità o, se si è grillosamente vanitosi, limitare il numero di pirmi piani. Quanto è facile essere Beppe Grillo oggi! Eppure non ci voleva molto. Forse c'era quasi arrivato. Sarebbe stata la prima volta. Chissà quando ricapiterà. Se ricapiterà. Fino ad allora la democrazia se ne sarà fatta una ragione.


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venerdì | by Stefano Reves S. | , , , ,


Quando è troppo facile schierarsi per il V-day e lasciarsi insultare da Grillo
Mi piacciono i giornali italiani, apprezzo i redattori di parte e ne difendo la casta

Ieri sera ho preso parte ad un incontro sulla libertà di stampa, organizzato dai meetup per promuovere la campagna referendaria. Al di la del dibattito in se, della validità o meno dei tre quesiti suggeriti dal discusso leader movimentista fa un certo effetto assistere alla foga positiva e propositiva di tanti giovani che cotanta tracotante passione non sono in grado di far coincidere con una oggettiva e realistica considerazione della figura del giornalista, unico soggetto in discussione. Catalogato in tre filoni, il giornalista timoroso, quasi pusillanime, colui che non pensa alla notizia ma a come portare farina nel suo mulino e la pagnotta a casa. Seconda figura, il redattore indipendente o freelance, immolato e santificato con timido sdegno verso il sistema. Infine il giornalista lacchè. Quello che pur di fare carriera è disposto a disprezzare qualsiasi criterio che mamma deontologia impone. Il troppo bene ed il troppo male, dunque. La verità purtroppo è un’altra… il giornalista non è un’entità astratta, una categoria superomistica di valorosi cavalieri catafratti, in grado di fronteggiare le intemperie della mediocrità sociale. Semplicemente è un professionista, spesso un dipendente, ma ancor prima è il prodotto di un percorso umano conoscitivo. Un normale, banalissimo, individuo che, per quanto possa essere (o ritenersi) colto, educato, professionale, rimarrà sempre il depositario di una verità, che non è la “vera verità” con cui spesso il grilloragno si sciacqua facilmente la bocca, piuttosto la proiezione su carta di un’interpretazione consapevolmente faziosa e comprensibilmente limitata del lavoro di uomo che, proprio perché cosciente della delicatezza suo ruolo sociale, non può e non deve commettere l’unico errore imperdonabile per la sua categoria. Proporre verità inconfutabili.


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