giovedì | by Stefano Reves S.
mercoledì | by Stefano Reves S. | democrazia, dialogo, socrate
dedicato ai ''Sapienzani''
Sul Dialogo...
La democrazia è discussione, ragionare insieme; è, socraticamente, filologia. Chi odia discutere, il misologo, odia la democrazia, forma di governo discutidora. Alla persuasione preferisce l´imposizione. Maestro insuperabile dell´arte del dialogo, cioè della filologia, è certo Socrate, cui si deve la denuncia di due opposti pericoli. Vi sono - dice - "persone affatto incolte", che "amano spuntarla a ogni costo" e, insistendo, trascinano altri nell´errore. Vi sono poi però anche coloro che "passano il tempo nel disputare il pro e il contro, e finiscono per credersi i più sapienti per aver compreso, essi soli, che, sia nelle cose sia nei ragionamenti, non c´è nulla di sano o di saldo, ma tutto va continuamente su e giù". Dobbiamo guardarci da entrambi i pericoli, l´arroganza del partito preso e il tarlo che nel ragionare non vi sia nulla di integro. Per preservare l´onestà del ragionare, deve essere prima di tutto rispettata la verità dei fatti. Sono dittature ideologiche, quelle che li manipolano, travisano o addirittura creano o ricreano ad hoc. Sono regimi corruttori delle coscienze «fino al midollo», quelli che trattano i fatti come opinioni e instaurano un «nichilismo della realtà», mettendo sullo stesso piano verità e menzogna. Gli eventi della vita non sono più «fatti duri e inevitabili», bensì un «agglomerato di eventi e parole in costante mutamento (su e giù, per l´appunto), nel quale oggi può essere vero ciò che domani è già falso», secondo l´interesse del momento (Hannah Arendt). Perciò, la menzogna intenzionale - strumento ordinario della vita pubblica - dovrebbe trattarsi come crimine contro la democrazia. Né intestardirsi, dunque, né lasciar correre, secondo l´insegnamento socratico. Il quale ci indica anche la virtù massima di chi ama il dialogo: sapersi rallegrare di scoprirsi in errore. Chi, alla fine, è sulle posizioni iniziali, infatti, ne esce com´era prima; ma chi si corregge ne esce migliorato, alleggerito dell´errore. Se, invece, si considera una sconfitta, addirittura un´umiliazione, l´essere colti in errore, lo spirito del dialogo è remoto e dominano orgoglio e vanità, sentimenti ostili alla democrazia.
(G.Z. dal Convegno Nazionale del CIDI il 4 marzo 2005)
martedì | by Stefano Reves S. | dialogo, la sapienza, libero pensiero, papa
Annullata la visita del Pontefice alla Sapienza
Quando la libertà diviene Illiberale
Sarà per il passato colmo di misteri (gioventù hitleriana?) e di incarichi ambigui (Prefetto per la dottrina della Fede), sarà per il manto di oscurantistico pensiero che il mondo anticlericale e sinistrorso gli hanno addossato sin dal giorno precedente la salita al soglio Pontificio, sarà perché è semplicemente “The Pope’’, dalle 17.15 di questo pomeriggio anche Lui è ufficialmente vittima delle incapacità (‘’involontà’’) diplomatico-democratiche delle sinistre universitarie. Quelle che assorbono il pensiero di gran parte dei movimenti studenteschi, delle radio e dei dispacci di Ateneo. Quelle cui aderiscono buona parte dei professori italiani nonché insigni rettori (in primis lo stesso di LaSapienza 3, sebbene sia tra i fautori dell’invito al Papa). Quelle che stasera hanno scritto la morale in una favola dal finale tragicomicamente vergognoso. Domattina il Papa non presenzierà all’apertura dell’anno accademico, mentre il mondo Libero e Liberale già da stasera piange per quello che è un vero e proprio scippo del ‘’libero pensiero’’. Un furto gratuito di qualcosa che dovrebbe chiamarsi ragione comune e che, non per nulla, ha come necessità inalienabile quella di far affidamento su termini come confronto e dialogo. E non importa che rischi di presentarsi contrastante o corrosivo. Il dibattito, soprattutto quando avviene tra idee discordi è la più gratificante e riuscita formula di maturazione umana e civile.
Ma il sapere, ovviamente quello vero , come si sa è indiscutibile prerogativa di certi ambienti di sinistra che, compiaciuti per la loro concezione totalitaristica della democrazia… stasera festeggiano per qualcosa che, ci auguriamo, divenga presto un boomerang a danno della loro immagine, domattina persevereranno col difendere qualcosa che non ha diritto di chiamarsi Laicità e forse nemmeno Laicismo e nel dare al dialogo lo stesso valore che il mio fruttivendolo dà a delle pessime banane.
lunedì | by Stefano Reves S. | espertone, ritorno
Il sonno dell' Espertone genera mostri
Eccomi… non sapevo come, ne con che coraggio ripresentarmi a quello che per un anno e mezzo è stato l'accogliente perno della mia vita digitale. Eccomi… timoroso per quelli che saranno i vostri giudizi, terrorizzato dalla ruggine che inevitabilmente avrò accumulato dopo 9 mesi di silenzio disinteressato (dire disinteressato è dire poco…).
Eh già… 9 mesi… in fondo dire 9 mesi equivale a dire un anno, un anno in cui è successo un po’ di tutto… un anno in cui in fondo non è cambiato molto. Vince Sarkò, nasce il PD, al via le primarie americane, scandalucci scandalini, si impenna il costo della vita, la benzina, l’oro…, solito l’ ostracismo contro airfrance, etc… etc... Insomma… parafrasando il Lampedusa, è necessario che tutto cambi affinché tutto rimanga uguale. Io per primo tenterò di cambiare, provando a garantire continuità a questa creatura, cercando di mantenere intatte le peculiarità che l’hanno contraddistinta in un anno e mezzo di fervida attività. L’onestà intellettuale e la passione disinteressata di un occhio vigile e combattivo. Tenterò, tenteremo... di eguagliare i timidissimi successi che insieme abbiamo racimolato in passato, due pubblicazioni nell’homepage di Libero.it, uno specchio sul quotidiano Repubblica, la partecipazione di personaggi competenti ed autorevoli, ma prima ancora dei suoi lettori.
Se mi volete ancora, eccomi…
martedì | by Stefano Reves S.
Bayrou le Président
L’ 84,6% dei francesi ha deciso. Bayrou sarà l’erede di Chirac all’Eliseo. No, tranquilli non ho bevuto. Spiego il paradosso. Al secondo turno andranno Royale e Sarkozy, con il candidato gollista con 5 punticini di vantaggio. Tanti si per il primo round, ma in termini assoluti nulla.
Perché se è certo in favore di Sarkozy piomberanno i, modesti, contributi della componente sciovinista di Le pen, il candidato del Fronte nazionale, l ’uomo che ''le camere a gas sono un dettaglio della storia'', il borghezio d’oltralpe per intenderci, è altrettanto ver che les deux poulets dovranno riuscire a convogliare nel proprio stabbio quel restante 35% di francesi
che nel primo turno hanno ripartito il proprio voto tra i tre scaglioni della sinistra trotzkista (4 %), che poca simpatia nutre per il candidato socialista (e tra un po’ diciamo il perché) ed il belloccio, un po’ mastelliano, Bayrou. Mr 18%. L’unica vera incognita. Colui che da solo deciderà da che parte far girare l’agone elettorale. Tra il mascellone, populista ed irascibile Nicolas, o la ridanciana più fasulla della politica europea (mooolto più del cavaliere nazionale) Ségolène.
La riformista che parla solo di tricolore e Marsigliese ed è fermamente contraria ai matrimoni omosessuali (eccovi la risposta). Il punto però è sempre lo stesso, entrambi parlano di ''cambiamento'' ma non propongono alcun modello di società, ne paesi di riferimento da seguire, esprimono valori, ma non presentano programmi. Insomma, alla fine è questa la manfrina: niente idee, solo sentimenti. Bayrou deciderà quali far prevalere.
E noi che ci lamentiamo.
sabato | by Stefano Reves S.
Telecom e le vestali dell’ italianità
Diciamocelo, lo aspettavamo e da tempo. Alla fine anche Berlusconi si è lasciato investire dalla trottola ‘’Telecom’’. E fin qui tutto normale. Anzi, nel rispetto della legge, sia ben accolta da tutti la volontà del più valido imprenditore italiano di districarsi nel più difficile ginepraio economico europeo. Ad un’ unica, irrinunciabile, condizione. Che al Berlusconi-imprenditore non si preferisca il Berlusconi-Politico, colui che parla di ‘’Italianità’’ prima di mettere sul banco quelle che dovrebbero essere le sole calamite in questa vicenda: competitività aziendale ed un valido piano d’investimenti. Ma, a quanto pare, noi imprenditori e politici italiani siamo belli restii a rimuginare sui nostri errori. Perché la lezione avremmo dovuto impararla tempo fa. Quando l’ultimo Governatore della Banca d’Italia Fazio tentò di ostacolare l’Offerta pubblica d’acquisto dei, loro si forti, olandesi di Abn Amro su Antonveneta, favorendo la scalata di Banca Popolare di Lodi, inconsistente istituto di credito con risorse economico-manageriali quantomeno discutibili. Tutto in nome della ‘’difesa dell’Italianità’’.
Riavvolgiamo subito il nastro. Oggi, l’azionista di riferimento Telecom, dopo gli scempi della gestione più dissennata della sua storia, avrebbe ben poco da fare oltre che cedere il l’intero ‘’pacco’’ al miglior offerente, magari senza badar tanto ai fronzoli del tricolore. Sempre oggi una tale At&t, che nonostante il recente tira e molla, promette, garanzie politiche permettendo, di assicurare un premio del 30%, sul valore di borsa. E ciò meriterebbe l’attenzione di un governo troppo interessato ad attendere la solita cordata nazionale senza esperienza ne possibilità d’investimenti. Impensabile poi fare a meno di ricordare che le stesse istituzioni sono corresponsabili (corree?) della dissennata gestione attuale. E quando si tenta di spiegare il perché di tale comportamento da parte del governo, la risposta non può essere che una sola: palazzo Chigi auspica la partecipazione di intese bancarie italiane, magari già direttamente impegnate nella gestione Telecom, con un solo fine: la necessità di garantire i soliti privilegi alla solita governance finanziaria italiana. Infatti, ed è timore di molti (tutti) del settore, è plausibile che questa vicenda si concluderà con la vittoria di un impresa straniera (non esistono presupposti per altro), la quale però sarà costretta condividere il ‘’trofeo’’ Telecom con un qualche istituto di credito italiano. Di questa insensata quanto patetica forzatura a giovarne sarà il solo establishment politico nostrano, che potrà esultare dai bei salottini urlando ‘’l’italianità è salva!’’. Morale della storia? La spiega abilmente l’AD Unicredi Alessandro Profumo
venerdì | by Stefano Reves S.
Il Bastone del Maestro
Tamudo: Maestro, non anelo altro, se non la felicità. Tutti i miei sforzi sono convogliati verso il suo conseguimento. Ma dimmi, quando avrò conseguito l'illuminazione, solo allora sarò felice?
Maestro: No figliolo. Quando avrai conseguito l'illuminazione, allora sarai libero dal bisogno di essere felice.
mercoledì | by Stefano Reves S. | Cei, Dico, documento orientativo, relativismo
La ''proposta'' Cei
A questo punto è importante ricordare che un qualsiasi Deputato, al momento di ogni scelta parlamentare debba tener conto, prima ancora delle proprie convinzioni morali, della ''necessità di perseguire la felicità comune''. Una ''felicità'' che non coincide necessariamente con il pensiero Sacerdotale. Ne è definibile ''relativismo etico'' se al suddetto pensiero non è chiamata ad omologarsi.
Insomma, il punto è sempre lo stesso. Un conto è chiedere ad un cittadino di uniformare il proprio comportamento ad un determinato Credo, tutt’altra cosa è pretendere che uno Stato uniformi ad esso le proprie Leggi.
| by Stefano Reves S. | fiction rai, Pantani, ricordo il Pirata
L'ultimo ''Pirata'', l'ennesima Fiction
Premessa: Pantani è stato un grande. Un grande campione. Forse come uomo, meno immenso, ma pur sempre un grande. Abbastanza da permettermi di definirlo l’ultimo grande. L’ultimo uomo normale, l’ultimo ad aver accolto con naturalezza un mestiere critico, il Ciclista. Oggi visto, accettato come un fardello, condivisibile solo da una esigua schiera di eletti. Infaticabili e vigorosi eroi.
Sicuramente il germe del professionismo, quello con le copertine patinate, e del merchandising, quello in cui i nostri beniamini sono imbottigliamenti di estathè che pedalano, che sudano, si affaticano per il prossimo super ingaggio, per ottenere un posto nella Top-list degli sportivi più pagati secondo Sports illustrated, c’era già questo professionismo quando lui montava in sella. Egli stesso ha guadagnato tanto. Ma c’è qualcosa dal quale il richiamo della pecunia non è mai riuscito a dissuaderlo: le grandi scalate, sempre più irte, e perigliose. Non le avrebbe mai svendute per nulla al mondo.
Dunque il Pirata sarebbe personaggio ideale per una fiction. Un perfetto uomo d’altri tempi che non si accoda al decadimento di una delle più antiche tradizioni sportive d’Italia. Certamente la più nobile. Un vero eroe. Da incensare, di cui cantare lodi eterne. Soggetto su cui innalzare l’ennesimo monumento alla perfezione umana. Insomma, una perfetta storia da mistificare appieno. Ed in questo compito Rai Fiction ha ben pochi rivali (blockbuster?).
Ora, non voglio dire che sia stato sbagliato fare un film su Pantani.Un uomo raro. Ma pur sempre un uomo. In grado di cogliere strepitosi successi, e di essere implicato in vicende molto meno straordinarie.
Dunque che senso ha questo post? Se prima deifico il personaggio, e poi lo faccio ripiombare alla sua fredda condizione naturale. Forse nessuno. O forse è un vano tentativo di togliere i salamini dagli occhi delle fiction. Le ‘’grandi fiction’’. Quelle non rendono mai dignità ad un uomo. Casomai lo privano.
sabato | by Stefano Reves S. | basta violenza stadi, calcio sporco
Delitto!, Castigo?
Dopo l'ennesima schifezza calcistica
Tutti a casa oggi. Meglio, nessuno allo stadio. Non ci sarà l’ennesimo fine settimana sonnolente tra gli invitanti scranni di salotto, niente compagnia di impietose vivande, niente avventori sbraitanti al bar, niente sport ai tg –ah, ah, niente calcio, oggi inizia il 6 nazioni. Non si farà nulla di ciò che avevamo pianificato mentalmente già dal giovedì, magari gongolati dall'immenso godimento per il nuovo Tv Lcd 40''. Nessuna tradizione ''sportiva'' da conservare, usanza stantia che si ripeteva da fine settembre, e che si riproponeva da chissà quanti anni. Nonostante bottiglie, monetine, coltelli, bengala, missili, motorini, e chissà quanto altro pattume proiettato in campo negli ultimi tempi. Nonostante Moggi, e le telefonate, ed i ‘’giustizialismi’’. Nonostante tutto questo ieri eravamo già li, con il cuore recalcitranti, ansiosi per il prossimo fischi d’inizio. Ma per fortuna – perché chiamarla così? È morto un uomo, per caso- Per caso oggi e domani non sarà così. E speriamo non sarà così per un bel po’ di tempo.
Basta a ‘’segnali’’, a ‘’messaggi’’ , a ‘’provvedimenti’’ ‘’forti’’. Ora esigiamo soluzioni. Riunirsi attorno ad un desco è ciò che è sempre stato fatto, e che probabilmente si farà anche questa volta e… e niente. E' il momento di abbandonare il fioretto di quel populismo che ha sempre rinunciato ad ogni tentativo di risoluzione concreto - il calcio è fucina di voti e danari troppo importante per rischiare di inficiarlo nella sua attuale figura puzzolente – questa è ora di impugnare la clava. Che rivolta, che distrugge, che annienta e zittisce un mondo che non ha mai avuto ragione. Tabula rasa. Banale, e concreta. Gravosa e realizzabile. Unico rimedio.
giovedì | by Stefano Reves S. | ambiguità, leggi razziali, Manifesto razza, silenzi, Vittorio Emanuele III
Memoria, vergogna di L. Coen
15 luglio 1938. Viene pubblicato il “Manifesto della razza”, preambolo e pietra miliare delle leggi razziali firmate il 17 novembre dello stesso anno da Vittorio Emanuele III. Lo sottoscrivono dieci scienziati italiani, in verità accademici di modesto calibro. Sono: Lino Businco (medico patologo), Lidio Cipriani (antropologo), Arturo Donaggio (neuropsichiatra), Leone Franzi (pediatra), Guido Landra (antropologo), Nicola Pende (patologo), Marcello Ricci (zoologo), Franco Savorgnan (demografo), Sbato Visco (fisiologo e biologo), Edoardo Zavattari (zoologo). Altre 330 personalità aderirono al Manifesto. Lo scrittore Franco Cuomo - autore del saggio “I Dieci” (Baldini castoldi Dalai editore, 2005, 14,50 Euro) - lo ha definito il “primo censimento ufficiale dei razzisti italiani”. Questa sintesi dottrinaria del fascismo razzista viene presentata al Duce. In verità, è solo una manfrina. Tutto era già stato concordato. Al regime occorreva un pretesto pseudoscientifico per motivare la persecuzione e la spoliazione di una comunità di 43mila cittadini di religione ebraica. Dopo la guerra, i dieci e i loro seguaci la scamparono, protetti da chissà quali connivenze: per essi vi fu totale impunità. Qualcuno motivò la sua adesione al Manifesto adducendo il risibile pretesto che lo fece per convenienza, o che era troppo giovane (quando fa comodo, avere diciotto o vent’anni significa non discernere il bene dal male…). Furono moralmente responsabili della deportazione e i massacri degli ebrei italiani giustificarono con l’autorevolezza del “sapiente” le violenze, i soprusi e le umiliazioni che la loro comunità dovette subire. Conservarono tutto, onori e prebende, incarichi e arroganza. Uno di loro, il giurista Gaetano Azzariti divenne nel 1957 presidente della Corte Costituzionale. Aveva presieduto l’infame Tribunale della Razza. Un altro fu Amintore Fanfani. Un terzo, padre Agostino Gemelli. Evito di trascrivere la lista degli altri. Suggerisco che digitiate su Google “Manifesto della razza” e “Leggi razziali”. Ambiguità, silenzi, omissioni: questa la cifra della memoria, e della vergogna.
lunedì | by Stefano Reves S. | cdm, csm, ddl, giustizia, Mastella, negazionismo, olocausto
Il ddl (P)astella
E’ preferibile sorvegliare e punire il delitto a sfondo razziale, oppure silenziare penalmente ogni opinione discriminatoria con il rischio di equipararla al negazionismo e confondere la giustizia? Anche la legge firmata dal ministro Mastella, e approvata giovedì in Consiglio dei ministri, si espone all’interrogativo. L’articolato del provvedimento conferma i punti centrali della relazione illustrativa: il ddl reintegra i principi del decreto concepito da Nicola Mancino nel 1993, quando l’attuale vicepresidente del Csm era ministro dell’Interno e decise di stroncare il così detto fenomeno dei “naziskin” reprimendo (fino a tre anni di carcere) la diffusione d’idee fondate sulla superiorità e l’odio razziale. Mastella fa qualcosa di più. Non solo oblitera un’altra legge del 2006 che aveva dimezzato la pena per introdurre un’ammenda pecuniaria e che aveva sostituito i termini “propaganda” e “istigazione” ai più generici “diffusione” e “incitamento”. Il nuovo ddl ripristina “la condotta di incitamento in luogo dell’istigazione (fattispecie più circoscritta)” ma in più “intende estenderne l’applicazione alle discriminazioni motivate dall’identità di genere o dall’orientamento sessuale”. E così arriviamo al cuore di un provvedimento che doveva nascere con il fine di censurare il negazionismo, e che invece, con la sua fisionomia così poco circostanziata, finisce per mettere sotto tutela la libertà d’opinione. Non fosse abbastanza chiaro, citiamo ancora dal ddl: “Intende proclamare un principio di valenza generale, sancendo l’equivalenza tra le discriminazioni causate da motivi razziali e quelle causate dall’identità di genere o dall’orientamento sessuale delle persone”. Il che richiama due ordini di problemi. E’ evidente che l’iniziativa del governo s’inscrive nel paesaggio grande e contraddittorio delle democrazie occidentali alle prese con il bisogno di prevenire culturalmente ogni attentato alla memoria della Shoah. Anche ricorrendo all’ausilio del codice penale e con una serie di effetti per lo meno limitativi nei confronti della libertà di pensiero. Un fenomeno presente da tempo, con alterne complicazioni, in undici paesi europei: Francia, Germania, Spagna, Olanda, Belgio, Austria, Polonia, Romania, Repubblica Ceca, Slovacchia e Lituania. Nel caso di Mastella questa è una spiegazione, non una scusante: la sua legge ha perso letteralmente di vista il negazionismo per non mortificare la ricerca storica opponendole una verità di stato. Ma ha generato un’esplosione di universalismo dei diritti politicamente corretti: mentre vezzeggia tutte le identità astratte, rischia di rovesciarsi nella negazione della loro libertà concreta.
Lo spettro del Codice Rocco
Bisognava ricordarsi, o no, che la Corte europea ha sentenziato soltanto sul negazionismo equiparato alla falsificazione della storia? Ma forse il nostro governo ha preteso di collegarsi alle disposizioni della Francia. Qui, alla legge Fabius-Gayssot contro “il delitto di revisionismo” (1990) è subentrata nel 2003 la legge Lellouche che punisce una fattispecie larghissima denominata “provocazione alla discriminazione”. Magari le velleità di partenza erano buone come nella settecentesca Dichiarazione dei diritti. Però ne è derivata una contorsione tale che lo scrittore Michel Houellebecq è finito sotto processo per aver svalutato l’islamismo in un libro (“Platforme”) nel quale all’occidente non viene riservata maggior simpatia. E Oriana Fallaci chissà che fine avrebbe fatto. A questo si sommano altre ambiguità in paesi che reprimono il negazionismo: l’Austria “ha condannato David Irving, ma non è riuscita a evitare Haider” (Stefano Rodotà su Repubblica di Sabato), il Belgio ha messo fuori legge il Vlaams Blok per ritrovarselo più forte con il nome di Vlaams Belang, la Romania ha il suo Cornieliu Vadim Tudor. L’Italia non sembra volersi distinguere, ma al potere o al dovere tragico di punire la parola negazionista ha voluto aggiungere di tutto e di più. La nostra legge Scelba contro la ricostituzione e l’apologia del fascismo (1952) ha un chiaro valore storico, ma nasce su misura e viene ulteriormente perimetrata nel corso degli anni. Lo stesso Mancino, nel 1993, non immaginava di allargare la circonferenza della discriminazione a un piano scivoloso com’è quello della differenza di genere. Per poi metterci dentro, sotto la voce “diffusione”, una folla di reati a mezzo bocca. Lo ha fatto Mastella, avvicinandosi all’orizzonte culturale che generò i “Provvedimenti” contro la manifestazione del pensiero contenuti nel Codice Rocco. Si tratta di commi ereditati dallo Statuto albertino e che punivano perfino “l’apologia dell’apologia”. Non sarà facile da spiegare a un giudice democratico.
domenica | by Stefano Reves S. | arte, giornalismo, hemingway, scrivere
L'Arte dello Scrivere
Bisogna ricordare anche questo. Se un uomo scrive con sufficiente chiarezza, chiunque può vedere se imbroglia. Se la sua mistificazione ha lo scopo di evitare una frase precisa, il che è molto diverso dall’ infrangere le cosiddette regole sintattiche o grammaticali per raggiungere un effetto che non si può ottenere diversamente, ci vuol più tempo a capire che lo scrittore è un imbroglione, e gli altri scrittori afflitti dalla sua stessa necessità lo lodano per difendere se stessi. Il vero misticismo non dovrebbe venir confuso con l’incompetenza a scrivere, che cerca di mistificare dove non c’è alcun mistero ma soltanto la necessità d’ imbrogliare per mascherare la mancanza di sapere o l’incapacità a esprimersi chiaramente. Il misticismo implica un mistero e i misteri sono molti; ma l’incompetenza non è un mistero, e nemmeno, è mistero il giornalismo enfatico reso letteratura dall’ iniezione di una falsa qualità epica. Ricordate anche questo: tutti i cattivi scrittori sono innamorati dell’ epica.
Quando scrive un romanzo, uno scrittore dovrebbe creare gente viva; gente, non personaggi. Un personaggio è una caricatura. […] Se la gente che lo scrittore sta creando parla di vecchi maestri; di musica; di pittura moderna; di letteratura; di scienza; allora dovrebbero parlare di questi argomenti nel romanzo. Se non parlano di questi argomenti e lo scrittore li fa parlare, è un mistificatore, e se ne parla lui stesso per mostrare come la sa lunga, si da delle arie. Per buona che sia una frase o una similitudine, se la mette dove non è assolutamente necessaria e insostituibile rovina il suo lavoro per egotismo La prosa è architettura, non decorazione d’interni, ed il Barocco è finito. Che uno scrittore metta le proprie meditazioni intellettuali che potrebbe vendere a basso prezzo come saggi, in bocca a personaggi costruiti artificialmente che sono rimunerativi se presentati in un romanzo come persone, questo è forse un buon principio economico, ma non costituisce letteratura. […] Un buono scrittore dovrebbe conoscere tutto il più possibile. Ma naturalmente non avviene così. Uno scrittore abbastanza grande sembra fornito di conoscenza congenita. Ma non è vero, egli è nato soltanto con l’abilità di imparare più rapidamente degli altri uomini e senza applicazione cosciente, e con l’intelligenza di accettare o respingere ciò che è già presentato come conoscenza. Ci sono cose che non si possono imparare in fretta e il tempo, che è tutto quanto noi possediamo, dev’essere pagato caro per raggiungerle.[…] Ogni romanzo scritto sul serio contribuisce alla cultura totale che è lì a disposizione del prossimo scrittore.[…] Se un prosatore sa bene di che cosa sta scrivendo, può omettere le cose che sa, e il lettore, se lo scrittore scrive abbastanza verità, può avere la sensazione di esse con la stessa forza che se lo scrittore le avesse descritte. […] Uno scrittore che omette le cose perché non le conosce, non fa che lasciare dei vuoti nel suo scritto. Uno scrittore che prende così poco sul serio lo scrivere da essere ansioso di far vedere alla gente come è accademico, colto o ben educato, è un semplice pappagallo. E anche questo va ricordato: uno scrittore serio non va confuso con uno scrittore solenne. Uno scrittore serio può essere un falco o un bozzagro o magari un pappagallo, ma uno scrittore solenne è sempre un gufo della malora.
Ernest Hemingway, Death in the Afternoon (cap. V, XVI)
giovedì | by Stefano Reves S.
No, non dovevamo andarcene dall' Iraq!!!
Dall'Iraq Study Group (il panel dei 10 saggi dei due partiti creato dal Congresso), presentato ieri: «La situazione è grave e si sta deteriorando... e se continua a peggiorare c'è il rischio di uno scivolamento verso il caos, che potrebbe portare al collasso del governo iracheno e a una catastrofe umanitaria. I Paesi vicini potrebbero intervenire. La statura globale degli Stati Uniti potrebbe essere ridotta. E (qui ci sarebbe da discutere, nda) gli americani potrebbero diventare più polarizzati.
Allora perché? Perché ce ne siamo andati!? Proprio ora che il nostro contributo sarebbe più che mai necessario. Ora che la morte dei nostri soldati e civili in quel derelitto paese, acquisirebbe una briciola di sensatezza. Ora che sì!, potremmo parlare di eroi, di valori veri.
No!, la scelta di ritirare le truppe a fine 2006, presente nel programma di tutte e due le coalizioni, oggi, con questi documenti, dimostra solo una cosa. Che quella beota invasione ha sempre e solo avuto un fine, un medesimo significato: nessuno.
Nel frattempo i nostri politici e Generali vagabondeggiano per reti nazionali, ripetendo nauseabondi discorsi stonati sulla solidità del nuovo esercito iracheno, sui successi di quello italiano. Sul nulla.
martedì | by Stefano Reves S.
Sulla piazza
- "Quando sento le cose dette in piazza dai sindacati, capisco come nascevano le purghe staliniane".
(Silvio Berlusconi dopo la manifestazione sindacale contro la riforma delle pensioni annunciata dal suo primo governo, 23 novembre 1994).
- "Tre milioni di lavoratori sono scesi in piazza contro la finanziaria? Io penso a quei 20 milioni di lavoratori che sono rimasti a casa".
(Silvio Berlusconi, 15 ottobre 1994)
- "I 700 mila - perché non erano di più - della manifestazione dell'altro giorno non sapevano che i colpi di piazza sono contro la democrazia. Certo, c'era tanta gente che faceva una scampagnata per il semplice motivo che è stato loro offerto un viaggio gratis, la colazione gratis. Oppure sono venuti a Roma per visitare i musei la domenica pomeriggio".
(Silvio Berlusconi, dopo la manifestazione di 3 milioni di lavoratori indetta dalla Cgil di Sergio Cofferati al Circo Massimo a Roma contro la riforma dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, 26 marzo 2002).
Pè ridere
- Berlusconi ha portato 2 milioni di persone in piazza... e molte di più in mezzo a una strada.
- e allora? Per la festa della Roma eravamo 4 Milioni, ma che dico, 6.
Interviste illuminanti
Perché manifesti? (il giornalista rivolgendosi ad una ragazzina presente nel corteo)
-"questo governo ha meffo folo taffe."
-"Quale tassa, in particolare, non ti piace?"
-"Bè ...veramente...non fo... io fono ancora una ftudenteffa..."
Lei invece?
- Me figgiu a 36 anne e' angore disoccupate,
e me lo tebba tenero a casa!
- Perchè, nei cinque anni che c'era berlusconi lavorava?
- E che cendra? Proti se n'adda jì!
Voliamo ca cummanna Perluscone!.
Quale tassa non le piace?
- Quanto nastro avete? (risposta).
lunedì | by Stefano Reves S.
Libertà e Banane
La Libertà, ovvia, di marciare e di difendere se stessi. Il proprio egoista, corrotto e faziosissimo punto di vista. Libertà bellissima.
Poi soltanto, tante, divertentissime, banane. Banana lo sfondo del grande palco allestito. ‘‘Contro il Regime’’. Contro quel Governo flebile e permissivo, tipico Regime. Banane i discorsi sull’unità di coalizione, distante solo 1000 Km. Banana la lunga bandiera dell’ ''Ungheria'' trasportata da AN a bordopalco. Dove c’erano i soliti a cantare l' inno di Mameli, ed altrettanti soliti a fischiarlo. Banane i discorsi preconcetti, anacronistici, e contraddittori. Tutti. Vuoti di opinioni. Con tanti NO, e senza una sola frase atta a giustificare o motivare tanto andirivieni. Perché avrebbe dovuto essere contro la finanziaria, non una reprimenda per le elezioni perse. Saranno pure 1 Mil…, no 2, anzi 3 Milioni!!!, nessuno di loro ha osato chiedere il rimborso spese. Banane.
| by Stefano Reves S.
Ottimo, diversamente non potrebbe essere, il seguente articolo di Dacia Maraini. Resta da chiedersi perché l'accanimento terapeutico, di cui anche Welby ''usufruisce'', sia ancora Legge, nonostante numerosissimi NO, incluso quello della Chiesa.
Un atto di libertà per Welby di Dacia Maraini
Si può amare la vita e chiedere la morte, come fa Piergiorgio Welby in una lettera al presidente della Repubblica? Sembrerebbe una contraddizione, ma se a quelle parole ne aggiungiamo altre che dicono: io amo la vita ma proprio perché la amo non posso accettare di tirare avanti in queste condizioni di sofferenza e di menomazione, sappiamo che non è più una contraddizione ma una dichiarazione legittima.
La vita è degna di essere vissuta ma in condizioni ritenute dignitose da chi se la porta addosso. La domanda di solito a questo punto è: ma chi stabilisce quali siano i limiti della dignità per un malato che è messo nella condizione di non potere muovere una mano, di non potere parlare con la persona amata, di non potere bere da solo un bicchiere d'acqua? La risposta logica sarebbe: il malato stesso. Ma spesso i protagonisti del dolore o della malattia, da noi, non hanno potere di decisione.
È una vecchia eredità cattolica che ci portiamo dietro da secoli: l'uomo, secondo la Chiesa, ha bisogno di una tutela morale che lo accompagni dalla culla alla bara. La tutela naturalmente poi si trasforma in controllo, religioso, culturale e psicologico. Non si crede che l'individuo abbia la possibilità di decidere in coscienza e con responsabilità del suo destino.
Oggi Piergiorgio Welby, con la sua pacifica e umile richiesta (vedi i servizi nelle Cronache), ci mette drammaticamente davanti a un tema che ci tocca tutti da vicino: quali sono i confini fra la vita e la morte in tempi di accanimento terapeutico, in tempi di macchine che pompano artificialmente il sangue, soffiano meccanicamente l'ossigeno, tenendo in vita persone che in altri tempi sarebbero morte di morte naturale? Ci sono casi di individui in coma che continuano a vivere per anni e anni. Il regista spagnolo Almodóvar ne ha fatto addirittura un film: una ragazza in coma viene messa incinta da un infermiere. Lo sguardo del regista non è moralistico, non condanna né l'infermiere, né coloro che si accaniscono a tenere in vita un corpo che sta più di là che di qua. Mapure i segnali della vita ci sono e come trascurarli? In quel caso la ragazza non ha parole e non può dire se preferisce morire o vivere alla mercè degli altri.
Nel nostro caso la persona è consapevole e forse per questo fa una strana impressione pensare di acconsentire alla sua tenace domanda di estinzione. Eppure si può immaginare che sempre di più andremo incontro a situazioni di questo genere, perché la scienza diventa ogni giorno più esperta e ardimentosa, i medici più abili e le macchine più capaci. È solo il corpo umano che non muta. O per lo meno non muta come vorrebbero i medici e le macchine dell'immortalità.Uncorpo è un corpo, con le sue miserie, le sue inettitudini, i suoi limiti e la sua profonda capacità di sofferenza. Un corpo andrebbe ascoltato oltre che curato. I medici sono ormai talmente specializzati che non riescono a vedere l'insieme della persona, intenti come sono a curare il particolare che è stato loro affidato. Può darsi che il cuore continui a pulsare, i polmoni a respirare,mala persona stia talmente male da non desiderare più restare al mondopur amandola vita, come dice Welby.
La legge italiana non prevede l'eutanasia. Non perché la società nel suo insieme abbia discusso e preso una decisione collettiva, ma per soggezione alla Chiesa che a sua volta proibisce l'eutanasia per ragioni di principio. Le ragioni di principio però sono sempre astratte e brutali, non tengono conto dei cambiamenti, dei casi specifici, delle persone singole. Accanto a Welby c'è Marco Pannella che oltre a tenergli affettuosamente compagnia chiede al Parlamento una discussione immediata su questo grande atto di libertà. Alcuni gli danno ragione, ma i tempi sono lunghi e intanto la sofferenza continua. Riusciremoancora una volta ad emanciparci da una delle tante tutele, per rendere la persona responsabile della sua vita?
mercoledì | by Stefano Reves S.
Preferisco i Savoiardi
Avete visto ‘’Mafalda di Savoia’’? Io no. Finalmente ieri sera ho deciso di tergere un film che fino ad allora non avevo mai nemmeno sfiorato nella mia nutrita collezione, ‘‘The Truman show’’.
Agghiacciante e sconvolgente. Per fortuita coincidenza, ritengo che stesso giudizio andrebbe estrapolato per i film appartenenti allo stesso filone di quello in onda ieri su Mediaset.
Sia chiaro, non ho affatto nulla contro la nobile Mafalda, ma, forse sbaglierò, percepisco questo lavoro, e come questo tanti altri in onda spesso anche in Rai, come un’“opera allegorica”. Dove, dietro alla trama, così l lampante, così elementare, si cela qualcos’altro. Un argomento, un messaggio, più profondo ed astruso.
Mi spiego, ribadendo nuovamente che non ritengo errore il fatto d’aver realizzato un film su Mafalda, piuttosto è estremamente deprecabile il tentativo, che con questi lavori si concretizza, di dare una bella e completa imbiancata sulle pareti dell’ intera casata. Promuovendone una nuova immagine, propositiva, riabilitandola persino nei suoi periodi più neri. Sebbene ancor' oggi, nella loro coscienza, e nel nostro violato intelletto, dovrebbe pesare quella tragedia delle Leggi Razziali, da un Savoia promulgate.
lunedì | by Stefano Reves S.
Il Dicastero del poco o nulla
Poche Nazioni hanno la fortuna di poter usufruire di una così importante fonte di rendita come il petrolio. Ancora meno sono le Nazioni che hanno a disposizione quello che potremmo definire ‘’Petrolio Alternativo’’.
Esiste invero uno Stato che accoglie nei suoi, limitatissimi, confini ben il 75% di una tra queste straordinarie risorse. Ovviamente ci riferiamo al ''Patrimonio Artistico Mondiale'' e, per chi non l’avesse capito, la nazione in causa è ovviamente l’Italia. Veniamo subito al dunque, per preservare e “spolpare economicamente” una cosi fortunata vena di guadagno, potenzialmente redditizia come poco altro, il Petrolio stesso (nda), cosa si poteva fare? Istituire un Dicastero ad hoc? Fatto. Basta così? Una nazione che avesse davvero a cuore la tutela di se stessa avrebbe certamente detto, si, basta! Ma da noi no, assolutamente no! Bisognava indi relegarlo istantaneamente alla posizione di disinteressante ufficio ministeriale, ottima poltrona per contentare un qualche Partito, o magari un Politico con particolari necessità di rinomanza, senza che però Egli recrimini per mancati investimenti od eventuali tagli fiscali. E chi potevamo scegliere noi come Ministro del ‘’Nostro Petrolio’’, se non il bel faccino Rutelli? Ma perché? Perché uomo di onusta, raffinata e ricercatissima erudizione? (elementi ineludibili per chi volesse mirare ad incarico così importante) Data la faciloneria dei soliti discorsi tecnici, oserei da profano, dilettantistici discorsi, tecnici soltanto per presunzione. O forse soltanto perché un bravo antenato fù ottimo scultore? Così, facendone una questione ereditaria. Più probabilmente per la motivazione detta inizialmente.
Ed il rammarico e la rabbia per il totale disinteresse a riguardo di ogni nostro governo, presente e passato, sorge spontaneo. Poi, quando si pensa alle decine di pregiatissimi reperti trafugateci sotto il naso dal più pacchiano e discutibile Museo del Pianeta. Da quella che per anni fu l’indiscussa Casa Bianca della mafia californiana. Al cui posto oggi sorge solo una colonna infame, un volgare e banale pastiché dei peggiori stereotipi culturali e morali, dietro il quale però si continua a schernire ed umiliare quello che dovrebbe essere l’unico Trust del settore, il monopolista indiscusso ed indiscutibile.
sabato | by Stefano Reves S.
Piccolo ''grande'' TG5
Straordinaria prova di imparzialità ieri al tg5 delle 20. Servizio sul discusso documentario di Deaglio, con interviste a Bondi, Gasparri, Bonaiuti, Pisanu, e... e basta. Manca qualcuno? Certo, solo lui, l' On. Contraddittorio.
Questo evento, insignificante è al contempo tangente prova della politica giornalistica dell' unico, vero, erede del Tg4 in prospettiva Gentiloni. Avviata nel periodo pre-elettorale, in principio con soli, disarmanti titoli Wellesiani, e proseguita nei recenti mesi con l'adattamento di alcuni verbi, avverbi, aggettivi, studiati ed applicati appositamemte per far coincidere l'intero servizio con l'idea che Forza Italia ha dell'attuale governo. Si sprecano quindi participi come ''lacerante'', aggettivi come ''incoerente'', che se siete fortunati non riascolterete spesso perché rimpiazzato dal suo succedaneo ''irragionevole''.
Se a ciò aggiungiamo la frequente opera propagandistica in favore de ''Il Giornale''... accade infatti spesso che si veda nei servizi una ragazza, la quale apparentemente sfila lungo l'inquadratura, magari uscendo dalla metropolitana, come non centrasse nulla, ripresa apparentemente per semplice necessità paesaggistiche, ma stringendo vistosamente a mò di Baguettes il solito quotidiano, mostrandone la completa intitolazione.
Sarà mica un caso?
venerdì | by Stefano Reves S.
Un anno da Espertone
Un anno. Otto mesi effettivi. 218 articoli. Cinquantamila visite. Collegamenti da oltre quaranta nazioni. Congiunzioni con decine di siti, alcuni a tiratura nazionale. Incontri con il peggio della società, e gli individui più illuminati.
Se alla fine dello scorso anno mi avessero chiesto come avrei visto il mio sito tra qualche tempo, probabilmente la mia risposta sarebbe stata ''sito? Sai, me n’ero praticamente dimenticato''.
Ma per fortuna o per caso ciò non è accaduto. Ed è per questo che oggi più di allora, si può, si deve fare di più, si può, si deve fare meglio.
Questa volta però, confidando anche nella bontà dei miei soci. Tutti e tre.
giovedì | by Stefano Reves S.
Quei ''Nostri Padri''
Our Fathers, (Peace Arch e Showtime), 2005
Perché nessuno l’ha acquistato? E’ possibile che in Italia non ci sia un solo produttore abbastanza impavido (e dire che dire impavido è dire molto) da procacciarsene i diritti? Eppure io voglio vederlo. E voglio che, come me, lo vedano tutti coloro che, più o meno giustamente, si lamentano dei quotidiani soprusi contro i religiosi cristiani. Voglio lo veda anche quel Papa che, senza farsi troppi dilemmi, ha bollato con un secco NO la proposta di far congiungere in matrimonio i suoi sacerdoti.
Eppure le migliaia di preti pedofili ogni anno generano scalpore, accompagnato da ribrezzo. Dalla laicissima Cannes, dove il film è stato presentato, al Massachussets, Stato in cui il lungometraggio è ambientato. Basato sulla nota vicenda di quel sordido sacrestano di Boston, che immenso grattacapo fù per l’allora Prefetto per la Congregazione della Fede (ex inquisizione), neanche a dirlo, Cardinale J. Ratzinger. Il quale si, di recente forti parole ha detto contro queste orribili depravazioni, ma di concreto come al solito ha fatto ben poco.
Che qualcuno inizi dunque ad affrontare realmente il problema. Problema serio come pochi altri. Problema che necessita di un rimedio concreto, non di nuovi dogmatismi, ne di pennarelli neri. Intesi?
Nella Foto la copertina del libro di David France a cui il Film si ispira.
mercoledì | by Stefano Reves S.
È una vergogna.
Non possiamo far altro che dibattere di tortura a livello nazionale. Ma non parliamo di regimi tirannici e corrotti. Piuttosto è da decidere se l’America e la sua popolazione vogliono restare parte della comunità internazionale, per la quale la tortura è fuori da ogni limite.
Che l’America abolisca la tortura ora, senza eccezioni.
La Chiesa dovrebbe inserirsi in questo dibattito nazionale, salvaguardare la Sacralità della persona, la Sacralità delle norme. Com' è secondo tutti i suoi precetti. Il rispetto per l' Individuo, anche se colpevole di crimini. La tortura è condotta depravata e demoniaca, sempre.
Da Theology Today, rivista della Princeton University, Ottobre 2006
giovedì | by Stefano Reves S.
Sarà planata morbida?
non passa il Ddl contro le strutture religiose
E' appena stata cestinata la proposta di reinserire nel Ddl fiscale un emendamento per l' ''allargamento della base imponibile Ici sui beni della Chiesa''. Ennesima, e prevedibilissima, testimonianza del bigottismo istituzional-parlamentare. Sano orgoglio nostrano.
E dire che per questa finanziaria ci si era lambiccati il cervello per mesi, pur di trovare sorgenti, in alcuni casi recondite quanto inverosimili, cui attingere per nuovo gravame.
All’ On. Prodi non resta ora che chiedersi se le buone relazioni con la Santa Curia Romana saranno cuscino abbastanza morbido con cui attutire le pedate, ormai certe, delle innumerevoli componenti sociali che si son viste, più o meno giustamente, defraudate dai pindarici voli del pentatleta Schioppa.
Nel frattempo il Governo perde, altri tre punti.
mercoledì | by Stefano Reves S.
A Don Georg Genswein, Segretario Particolare di Sua Santità Benedetto XVI
Caro Segretario,
si, lei ha ragione! Giuridicamente ce ne sarebbe da discutere. I Patti Lateranensi trattano come ‘‘sacra ed inviolabile’’ la figura del pontefice. Personalmente poi, non ho alcun interesse, ne capacità, per poter ironizzare sul Santo Padre. Le confido sinceramente di non avere particolare attrazione nemmeno per la Satira in se. La trovo sempre uno stillicidio nauseabondo, scontato, e spesso inutilmente volgare. Ciò non toglie non la si debba fare (capirebbe meglio se dicessi ‘‘recitare’’), ne la priva delle sue qualità preponderanti ed inalienabili.
Mi segue Segretario? Vede, la satira è una recita infantile, e proprio in nome di questa immatura fragilità va difesa. Va difesa nei suoi drammi, nella sua farsesca e teatrale ed imperfetta rappresentazione. Perché essa non Insulta, o almeno insultare non è sua intenzione. Sfata tabù. Rimuove le incrostazioni dall’ etereo pianeta del bigottismo politico-istituzional-informativo. E la prego, non lo neghi!. Non neghi che sua santità non sia il coccolato prediletto da rinomati santoni. Pronti a scontrarsi per mostrar chi è più d’accordo con l’ultimo discorso del Papa, inviando ANSA smielate.
Dunque è grazie ed in essa che si sfogano pessimi comici frustrati dall’impossibilità sistematica di comunicare su di un argomento serio e dogmatico qual è Lei. Capisce?
Menzionavo poi le ‘‘qualità preponderanti ed inalienabili’’ della Satira. Ecco, ritengo la maggiore, la semplicità con cui essa si distingue dalla politica, parla di Politica (di cui negherà si, ma a torto, il Pontefice sia gran Protagonista), ma non è Politica. Si interessa di Politica, la punzecchia, la irrita, ma non sarà ne farà mai politica.
Perciò caro Segretario, ed in particolar modo, Sua Santità, statevene tranquilli, con la Tv spenta. La vostra autorità morale non verrà messa in discussione così banalmente. Ne i vostri stimati adepti troveranno in tutto ciò argomento libellistico, da contestare. Almeno fino a quando continuerete ad agire con Cristiana probità.
Con immutata stima
S.R.
martedì | by Stefano Reves S.
60 YEARS OF HEROES
''Time Europe'' festeggia il suo 60° compleanno. Con 60 illustrissimi del 20° Secolo.
Individui che ‘‘hanno sconfitto tiranni, e combattutto le loro stesse paure, scalato montagne, e raggiunto i più alti picchi di perfezione. TIME guarda a 60 anni di personalità enigmatiche ed onora il loro contributo nell’ aver reso il mondo un posto migliore’’.
Tra Picasso e The Beatles, Yitzhak Rabin e Coco Chanel, insieme a Beckenbauer, Margaret Tatcher e Madre Teresa, ci sono cinque ‘‘dei nostri’’.
Enzo Ferrari, per aver reso il mondo un po’ più veloce, Sophia Loren, bellezza eterna, per aver contentato i Cinema per più di mezzo secolo, Reinhold Messner, il più grande scalatore di sempre, e forse che mai ci sarà, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, per aver sacrificato le proprie vite nel tentativo di spezzare la forza della Mafia.
Noi brindiamo a tutti Loro.
| by Stefano Reves S.
da prendere con le pinze
Uccidete la Democrazia
inchiesta sulle ultime elezioni, e chi la smonta.
Perché si è passati dal 1.600.000 di schede bianche del 2001, alle 445.497 del 2006? (Ben 1.246.551 in meno). Perché la percentuale di «bianche» nel 2001 variava tra l’1,4 ed il 9,9 mentre nel 2006 i dati sono omologati tutti dall'1 al 2%?
E’ il fulcro dell’inchiesta Deaglio Cremagnini, già autori di ‘’Quando c’era Silvio’’, intitolata questa volta ‘‘Uccidete la Democrazia’’, in edicola con Diario.
Intrigante indagine su di un ipotetico complotto, ad opera del solito Berlusconi, inviperito con un troppo arrendeista Pisanu, reo di aver impedito la manipolazione delle schede bianche. O almeno non di tutte, perché, sempre secondo il cortometraggio, pare ci siano palesi consonanze tra i numeri delle schede bianche mancanti (rispetto al 2001) e quelli delle schede conteggiate in favore dell’Unione dagli Exit Pool, alla fine però, inspiegabilmente finite nella saccoccia della Cdl.
Chi urla alla bufala
Dall’altra sponda invece, Peppino Calderisi, esperto di procedure elettorali, nonché cordinatore dei Riformatori Liberali, accusa Deaglio e i suoi di ''cambiare le carte in tavola’’. con argomenti che palesano ‘ l' ignoranza piu' totale della legge e del sistema politico-istituzionale''. Per Calderisi il clamore suscitato dall'iniziativa di Deaglio e' "funzionale a respingere le richieste di riconteggio dei voti validi". ''In Italia'' continua ''vige la separazione dei poteri. Il potere esecutivo non tocca e non vede una sola scheda. Il Viminale provvede solo a diffondere a caldo i dati ufficiosi che giungono alle prefetture dai Comuni, ai quali sono trasmessi dai seggi elettorali. Il ministero dell'Interno si limita a fare la somma. Quei dati possono essere sbagliati, ma il Viminale non ne ha colpa: nella catena di trasmissione delle informazioni, "mille e nove" - puo' diventare tanto 1009 quanto 1900.''
Siate convinti o meno della tesi complottistica, l'unica cosa certa è che il documento va sorseggiato lentamente, con cauta oggettività.
lunedì | by Stefano Reves S.
Pensavi di avercela fatta, eh!? La patata bollente che ti avrebbe risolto il problema di ascolti e consensi l’avevi cotta ben bene. Buona, rovente e caldissima come piace alla tua dissennata plebe! Ma, vecchio amico mio, ancora una volta, non avevi fatto ancora i conti con l’unica cosa che tu può oltraggiare realmente: te stesso.
Quando l'8xmille era proprietà della Sinistra
Ci si lamentava, ormai 48 ore or sono, degli 80milioni del gettito Irpef destinati all’ Iraq nell’ anno 2004. Ma se si rispolvera qualche vecchia scartoffia di Governo, si riesuma qualche articoletto ben fatto, di quelli redatti quando al governo Silvio ancora non c’era, allora la storia assume un tono ben più greve. E soprattutto, il colpevole cambia volto.
Si scopre ergo che:
- Nel 1997 (quando c’eri tu!) il 35,4% della quota in questione, pari a più di 33 milioni di euro, era stata destinata (L. 174, art. 7) al capitolo «fondi missioni militari»
- Nel 1999, governo D'Alema, i finanziamenti per le missioni militari con l'8 per mille erano passati al 69,5% della quota (L.186, art. 6,7).
- nell’ anno 2000, il governo D'Alema prorogava la missione militare in Kosovo. Tra le voci di copertura finanziaria (art. 3, comma c-bis) si indicava uno dei canali di sovvenzione per la missione militare: 110 miliardi dalla quota dell'8 per mille spettante allo Stato.
A conti ben fatti dunque, la cifra contestata dal Fai al Governo Berlusconi è mera prassi. In verità, ben più consolidata durante gli ultimi due Governi, Prodi, D'Alema.
domenica | by Stefano Reves S.
l'8xmille alla missione irachena
IO INVECE, ''ME NE FREGO''!
Macché scandalo! In perfetto stile Voltairriano dico, non son d’accordo con quel che tu fai, e non me ne importa più di tanto. D’altronde tra i nobilissimi proponenti della guerra, pardon, mission de paix, c’è chi ritiene che in questa maniera si porterà la cultura che sti derelitti non hanno. Quindi tutto sommato una scelta, sadica od opinabile si, ma condivisibile quella di ‘’investire’’ il danaro dell 8xmille alla cultura nella mission irachena. Pur non sapendo, e spesso non volendo sapere, che un tale atteggiamento sia proiezione di considerazioni su una superiorità ben più profonde ed allarmanti e deprecabilissime. Dove la superiorità trasmuta in intellettuale ed intellettiva, se non addirittura fisica.
Ma l’argomento in questione è un altro. Non voglio oggi commettere il medesimo errore di chi ieri ha tirato fuori il polverone, urlando allo scandalo, ma sputando fuori dal secchio (perdonate la volgarità, apprezzerete l’efficacia).
Sarebbe stato invece, un ottimo pretesto per suggerire finalmente un emendamento che abolisca l’obbligo di versare l’8xmille. Sia ad istituzioni religiose (le quali ricordo, ed in particolar modo la CEI, usufruiscono del 100% dei versamenti senza preferenza) o laiche.
Che i miei risparmi vadano via tutti col 740, me ne frego. Almeno avrò la certezza di non contribuire a qualcosa che non approvo affatto, o, come in questo caso, mi fa sinceramente vomitare.
Ho detto tutto.
P.S.
Qualche giorno fa, vedendo una breve intervista a Giorgio Bocca ho riso alle sue frasi sugli Italiani che tutt’ora venerano ''er Puzzone''. Non rido oggi, dopo aver visto gli inserti in edicola con Libero. Le ''Cartoline del Duce'' . Con cui, a parer del compagno Feltri, addobbare il tavolino del salotto, ed in cui ''il primo attore'' appare ''non solo amato e adorato: si applaude e si gettano fiori. Il Maestro di Predappio è trasformato in una divinità agreste, in un condottiero romano, in un padre saggio e comprensivo, in uomo duro col nemico, severo e tenero coi figli.’’
Che garrulo tenerone!
sabato | by Stefano Reves S.
Propongo uno scientifico articolo di Gabriele De Luca (che già aveva collaborato con noi, inviandoci un contributo di grande successo), scrittore ed esperto informatico al vetriolo.
L'argomento questa volta è il nuovo Sistema Operativo ''Vista'', e soprattutto le tecnologie che (esclusivamente) grazie ad esso lavorano, su tutte la ben nota ''Trusted Computing''.
Palladium... si salvi chi può
Tralasciando le varie appetibili caratteristiche tecniche dei singoli processori, il 945G (quello che utilizza l'Espertone!) ed il 945P Express (il primo destinato ad home consumers, il secondo ad aziende), veniamo subito al punto dolente. Il Pentium D (Dual Core) supporterà la tecnologia DRM (Digital Right Management).
Supponiamo che decidiate di mettere on line filmati o comunque materiale che desiderate abbiano solo i vostri clienti o eventuali utenti paganti, la tecnologia DRM vi consentirebbe di applicare dei "diritti" su quel prodotto in modo tale che solo degli organi specializzati che vengono definiti "provider" possano attivare online, ad esempio dietro compenso o fornendo chiavi di accesso preventivamente ottenute da voi stessi a persone che decidete voi. Lo stesso prodotto se non in linea non funzionerebbe, in quanto non ci sarebbe la mediazione dell'organo di controllo (il provider) che ne attiva i diritti. Bella idea! Non c'è dubbio...
Ora vediamo come questa stessa caratteristica può essere utilizzata malignamente.
Microsoft ha realizzato che questa caratteristica si potrebbe sfruttare per un sistema operativo che prenda il controllo delle macchine in modo totale... Il suo nome è Palladium.
Supponiamo che vi siate decisi a cambiare il vostro Pentium II 266 MHz con un nuovo supercomputer potentissimo che vi possa durare altri 10 anni. Andate al negozio e tutti fieri comperate il vostro Pentium D e il vostro sistema operativo Microsoft Palladium® (tanto anche se voleste trovarlo pirata non riuscireste a copiarlo). Ora a casa andate a prendere il vostro film preferito scaricato da Internet ma non c'è verso di vederlo in esecuzione. Idem con i file MP3 e Dvx. Che sta succedendo?
Il Palladium non intende farvi usufruire di qualsiasi vostro file che il sistema ritiene pirata o illegale!Pensa un po' che meraviglia quando, di tutti i tuoi CD originali ti sei fatto gli MP3 per comodità, te li vedi frullare dal pc perché il Sistema li ritiene pirata!Lo stesso dicasi per i PeertoPeer, con Palladium non funzioneranno.
E Microsoft Office? Nel progetto Palladium la licenza Office dovrebbe essere estesa anche a coloro che lavorano con voi. Ora immaginiamo che qualcuno, con il suo Palladium originale e il suo Office originale, aspetti da voi un'importante relazione che voi avrete stilato con tanta pazienza per tutta la notte. Vi accingete a spedire un messaggio di posta allegando la relazione e andate fiduciosi a dormire. Siete ancora nel cuore del sonno e una telefonata vi sveglia di soprassalto, è il destinatario di posta. Vi sta dicendo che voi avete inviato un messaggio senza l'allegato e che è ancora lì che lo aspetta in quanto si tratta di cosa urgente. Increduli e assonnati andate immediatamente a controllare il vostro client di posta per vedere se veramente vi è scappata una leggerezza così incredibile. Ma no!!! Tutto regolare... Cos'è successo? Semplice, non si possono inviare file di Office a chi sta fuori dalla nostra licenza. E questa è solo una scozzata superficiale di quello che è nel progetto!
Ora direte voi: "E chi ci passa al Palladium?" Beh... si diceva lo stesso di Windows 95, del 98, del 2000 ecc... ecc... Poi, le grandi software house apprezzano molto il fatto che Microsoft vegli sull'autenticità dei loro prodotti.
MAC una soluzione? Peccato, anche lui smette di essere una nicchia di salvataggio e si converte al Palladium!!!
P.s
per i soliti criticoni che sostengono che Microsoft stia presentando una grafica d'eccezione con finestre trasparenti e cose del genere...! Microsoft lo implementerà nel Palladium... Linux con XGL lo ha già implementato!!! PROVARE PER CREDERE!
venerdì | by Stefano Reves S.
Bentornate ''cluster bombs''!
articolo di George Monbiot (The Guardian), traduzione di Stefano Reves (per chi non lo sapesse, Io)
I Governi Britannico e Statunitense cercheranno di fermare un accordo internazionale per la messa al bando delle ‘‘cluster bombs’’.
Il mistero degli stati moderni è questo. Le risorse necessarie per porre fine ad una vita, siano esse politiche od economiche, verranno sempre trovate. […] Avete mai visto un soldato mendicare per un nuovo fucile? Invece, chissà quanta gente dovremmo pregare in ginocchio, e ricoprire di lusinghe, per comprare una nuova macchina per dialisi al nostro Ospedale.
Se il denaro sperperato per la guerra in Iraq o per aerei da combattimento, fosse stato investito per fronteggiare i cambiamenti climatici, o nella lotta contro la povertà, oggi le nostre emissioni di carbone sarebbero in caduta libera, e nessun uomo morirebbe più di fame.
A Ginevra, durante l’ incontro per rivisitare il ‘‘Trattato per le armi convenzionali’’ […] la Svezia, supportata da Messico ed Austria, porterà avanti la sua campagna per preservare tali armamenti illegali, così come prevede il ‘‘Trattato di Ottawa’’. In risposta Gb, affiancata da Usa, Russia e Cina, ha già trascorso le ultime settimane tentando di prevenire l’inizio di suddette trattative.
Tutto ciò non sorprende, gran parte delle bombe sganciate negli ultimi 40 anni sono state realizzate e fornite dalla Gb ai suoi due principali alleati, Usa ed Israele, per la ‘‘guerra al Terrore’’. La stessa Gran Bretagna ne ha utilizzate a centinaia durante le due Guerre del Golfo.
Le cluster sono minuscoli frammenti di esplosivo, grandi all’incirca come un bicchiere da aperitivo, confezionate in bombe più grandi o membrane protettive. In seguito a deflagrazione si effondono per parecchi ettari. Tale potenza distruttiva è spiegata dacché in principio furono ideate per sventrare carri armati, aeroplani, o per combattere l’ artiglieria antiaerea.
E’ stato appurato che il loro utilizzo comporta due problemi di ‘‘gestione dell’ ordigno’’.
Primo, le bombe, diffondendosi su larga scala, non possono essere indirizzate accuratamente su un determinato obbiettivo. Secondo, gran parte di esse non esplode in seguito all’impatto con la superficie.
Ufficialmente la percentuale delle bombe che ‘‘ciccano’’ si aggira tra il 5 ed il 7%. Quella effettiva è molto più alta. Infatti di tutte le granate sganciate dalle forze Nato in Kosovo, una percentuale tra il 20 ed il 25% non esplose. Delle cluster sganciate dagli Usa in Indocina, il 30%. Infine il 40% degli ordigni israeliani in Libano.
Le bombe inesplose aspettano d’essere disinnescate, gamba dopo gamba. Devastanti come mine da terra, o forse peggiori, perché, e questo gli abitanti del Vietnam e del Laos lo sanno bene, ancora 30 anni dopo e più, una qualsiasi scossa potrebbe farle esplodere.
Secondo un recente rapporto investigativo (Handicap International), circa 100.000 persone sono state uccise dalla cluster, il 98% di esse erano civili. Colpite sul lavoro, durante passeggiate, o nell’ atto di rimuovere macerie dalle (e delle) loro case. Tra essi molti bambini, spesso per via della fatale somiglianza delle bombe a giocattoli. Coloro che sopravvivono spesso rimangono ciechi, o terribilmente deturpati.
I numeri che interessano questo genere di materiale bellico sono da capogiro. 19 milioni di bombe sganciate sulla Cambogia, 70 in Vietnam, 208 nel Laos. Sebbene in tempi più stretti Usa e Gb ne hanno rovesciate 54 milioni in Iraq a partire dal 1991, 2m in seguito alla nuova invasione del 2003. Soltanto quest’ anno Isralele ha speso 4 milioni di granate cluster per il Libano, e gran parte nelle ultime 72 ore.
Oltre alle nazioni sopra citate, dalla Seconda Guerra Mondiale in poi l’unico altro stato ad aver utilizzato esplosivi simili è la Russia. Dall Afghanistan alla Cecenia, a volte con deliberati attacchi a mercati od altri obbiettivi civili.
Una ‘‘postilla’’ della Convenzione di Ginevra recita ‘’sono proibiti attacchi ad obbiettivi militari, se essi dovessero presentarsi anche come indistinta minaccia alla popolazione civile’’ e ‘‘che potrebbero arrecare eccessive perdite di civili, ferimenti, danneggiamenti a materiale non militare, in relazione alla diretta e concreta operazione bellica’’.
Ma lo spiegamento con tali armamenti continuerà fino a chè non sarà redatto uno specifico trattato che li vieti.
[…]Nel frattempo, il Governo non frenerà la sua abitudine di uccidere, indistintamente.
Per l'articolo in lingua originale clicca qui.
giovedì | by Stefano Reves S.
Conflitto mancato (?)
Tra ghigni sardonici e qualche sorriso smaliziato si è consumata ieri sera, rapidissima, l’ennesima diatriba sulla guerra irachena. Protagonisti, Giuliano Ferrara, padrone di casa nella trasmissione ‘‘Otto e mezzo’’, e l’ex ‘‘militante marxista’’(si saranno mai incrociati in partito?) Lucia Annunziata. La novità sta nel fatto che questa volta, più che diatriba sarebbe meglio definirla una filippica senza contraddittorio. Perché, se da un canto il ''frontman'' di La7 ha saputo tirar fuori dal suo ricco cilindro, il meglio degli argomenti in difesa della sciagurata operazione, dall’ altro Annunziata si è limitata a chinare il capo, tentando di celare la fronte inturgidita, a comprova dell’imbarazzante situazione di inferiorità creatasi in studio.
Eppure ai ‘‘son contento per la condanna di Saddam, e che l’Iraq abbia finalmente una costituzione democratica’’ non ci vorrebbe granché a rispondere.
Basterebbe ricordare che l’Iraq fu invaso, senza autorizzazione Onu (che sarebbe arrivata solo l’anno seguente), con ambiguità di pretesti senza precedenti, poi rapidamente rivelatisi patetica simulazione. Simulazione che però non ha risparmiato la vita a migliaia di nostri soldati, giustamente convinti di operare per proteggere le loro famiglie dalla minaccia delle armi ddM, ma inconsapevoli dell’ intricato e fuorviante palcoscenico allestito ad hoc tra il Sismi e la Cia.
Sarebbe inoltre stato opportuno rammentare al sagace Giuliano che una costituzione democratica è, prima di un cereo, davvero poco significante, foglio di carta, un processo culturale, metodico, che, storia insegna, due cacciabombardieri non sono in grado quantomeno di supportare.
Insomma le solite cose, ormai litanie insipide per tutti. Alle quali, ma qui chiedo troppo, avrebbe potuto aggiungere la seguente diapositiva.
Un grafico trafugato dal Nyt all’ Esercito statunitense.
‘‘Diagramma andamento del Conflitto iracheno’’ si intitola, e si commenta da solo.
Mostra, aggiornato a fine Ottobre, quanto sia contiguo il piericolo di un conflitto nella frammentaria società irachena, rapportato ai principali fattori di rischio.
Lo riporto integralmente, così come nessun giornale italiano ha voluto fare.
mercoledì | by Stefano Reves S.
La condanna di Saddam
Quell' occasione persa
Dicono: no, non possono giustiziarlo! Perché sarà inutile! Perché diverrà martire e vittima! Perché nonostante tutto non merita!
Dicono altri: avrebbero dovuto sopprimerlo prima! Evviva! Finalmente! Giustizia sarà fatta!
Con mia sopresa persino: è come Hitler, non merita di vivere!
Dico io: Ahimè! Che occasione persa! Che prova di vera democrazia esportata sarebbe stata una sentenza differente! Forse farsesca, sicuramente partorita da pressioni militari, che comunque non sono mancate almeno da parte dell’ esercito Statunitense ( che, per chi non lo sapesse, costrinse il precedente Giudice a dimettersi).
Ma una sentenza più umana, si lo dico, più Europea, quanto avrebbe giovato allo spirito del popolo Iracheno?
Poco o nulla probabilmente! Almeno però (e finalmente), oggi potremmo vantarci di aver esportato qualcosa di realmente esportabile : Beccaria ed i suoi figli. Prodotti Europei D.o.p. Materiale raro su tutto il Globo. Unico ed inestimabile come poco altro. Di certo migliore del ciarpame made in Cheney.
D’altronde, pare neanche i suoi prodotti abbiano riscosso migliore successo. O no?
P.s.
Ringrazio il Presidente Napolitano per il gentile e gradito omaggio.
martedì | by Stefano Reves S.
Grandi pulizie d’Autunno!
Certo, ci sarà il rinnovo dei seggi alla Camera, quei 435 onorevoli strapuntini (hai sentito Italia, loro ne hanno 435!!, ma di questo ne parliamo un’ altra volta), si darà una spolveratine anche a qualche flaccido senatore(33 su 100). Ma ci saranno anche Governative, con scontate riconferme (California), ed altrettanto prevedibili (e personalmente auspicati) sconvolgimenti (Ohio, Pennsylvania). Ci saranno ancora Referendum, sui matrimoni gay, sull’ aborto, e persino sulla possibilità di inaugurare una lotteria che invogli gli americani a recarsi alle urne (Arizona). Diciamolo, questo a comprova che gli States e gli statunitensi tutti non pretendono certamente di essere direttamente, o almeno pare non si identifichino nell’illibato patriota che sovente calca e difende le praterie della democrazia sui nostri televisori. Sempre sia vero che la media dei votanti in determinate tornate elettorali, tra cui l'odierna, rasenta a malapena un miserissimo 40%, percentuale che in Italia raddoppia tranquillamente (e questo, ammetto, è un grande merito di Berlusconi).
Dunque, tra legislative, governative e referendum, in questa difficile ridda di schede e matite, per fortuna loro virtuali, ci sarà anche e soprattutto quel voto implicito. Una preferenza che non verrà limpida dalle singole cartelle, bensì dal loro insieme e di altre ancora, fortunatamente per lui non presenti:
Bush, si o no. Vada per il plausibile sorpasso dei Democratici alla Camera, così come per il più difficile al Senato, ma oggi si voterà anche e soprattutto per tutto ciò che i luminosi monitor degli elettori non inquadrano: dall’ Iraq all’economia, dalle politiche energetiche fino ai ‘‘patriot act’’.
Speriamo solo di non ritrovarci nell’incartapecorita Florida del 2000. E qualche dubbi me lo lasciano, le solite macchinette, volute dal Parlamento statunitense, ma installate da una ditta il cui proprietario è dichiarato amico di Chavez, antonomastico nemico di King Gorge. Ed ancora semplici nell’utilizzo, ma altrettanto facili da aggirare. Basterà infatti cliccare il vistoso pulsante giallo sul retro, et voilà, americani potrete votare una seconda volta. Se a ciò si aggiungono le irrigidite regole per il riconoscimento degli elettori, che scoraggeranno gran parte dei votanti di ceto medio-basso, i quali senza ne passaporto ne patente (la carta d’Identità ivi non esiste) avranno ben poco da fare.
State dunque certi, tra poche ore la bagarre elettorale ricomincerà.
A suon di voti? Temo invece a furor di avvocati.
Auguriamoci solo che l’Elefantino presidenziale, imbolsito da 12 anni di dominio assoluto, se non dovesse perdere, smetta quantomeno di fingersi scimmietta del non vedo, non sento, ma parlo e spesso a vanvera.
P.S.
Ai maliziosi che si lamentano della fortunosa coincidenza tra le elezioni americane e la condanna di Saddam Hussein dico, state tranquilli. Gran parte dei volenterosi americani, avevano già votato. Via posta.
lunedì | by Stefano Reves S.
Anabasi
C’era Stefano Reves; c’era… più correttamente (dopo un’ intera Estate da perfetto latitante) ci fù! Stefano Reves. Da sempre studente torbido e neghittoso, amico avaro, anima pusillanime. D’improvviso, Dio solo saprebbe spiegarne come e perché, individuo curioso, d’ una curiosità pedante e sincera, ed appassionato. Col tempo il più velleitario tra gli scrittori (ma sempre ed ancor più, amico avaro, avaro d’amicizia). Quest’ ultimo ancora ingenuo ed incapace, forse però, un po’ meno inconsapevole. Certamente volenteroso. D’informarsi per esistere, realizzarsi per provare a costruire. Ma la volontà sola non basta. Potrà al massimo coadiuvarlo nel combattere contro, ciò che lui invece vorrebbe provare a combattere in favore. No, la volontà non basta, ne basterà mai. Coraggio e forza ed onestà ed impegno, ed ancora altra volontà ci vorrebbero in supporto.
Altrimenti la ginestra continuerà a vincere. Com’ha vinto sino ad oggi. Continuando a (r)infondere in lui abulia ed accidia, restituendoli il freddo tepore della sua esistenza. Di nuovo insipida.
Oggi il suo viaggio ricomincia, o forse continua periglioso, o forse ancora si stallerà definitivamente.
Oggi ci provo. Mi riapproprio della gruccia da nomade, che non può scendere, ne scenderà mai a patti col nulla, con lo stato e la morale, col politico od il più puro tra gli ideali. Nonostante tutto e tutti. Tra innumerevoli difetti ed inalienabili mancanze da essere umano, di cui mi scuso in partenza. Stefano Reves, un inetto promiscuo.
C’era Stefano Reves. C’era, ci fù, ci sarà ancora? Potrebbe esserci. E’ già qualcosa.
Ai miei amici
lunedì | by Stefano Reves S.
BBC vattene!
Sono iniziate da poche settimane le riprese per il nuovo documentario BBC sull’ Uragano del Dicembre 2004. La più grande catastrofe ambientale degli ultimi 500 anni. Oltre 222.000 le vittime. Ciò nonostante, pare l’inenarrabile catastrofe abbia colpito soltanto i sudditi di sua maestà. Infatti, il copione della storia documentaristica sembrerebbe alquanto, come dire… ‘‘monogoistico’’, prevedendo come protagonisti (unici, sia chiaro!) un dottore, inglese, un architetto, inglese, ed un turista, aspetta… aspetta… anche lui inglese? Esatto!
Ma non furono gli indonesiani, con ben più di centomila vittime, a subire le peggiori conseguenze dello Tsunami? Non dovrebbero essere loro i veri, unici protagonisti di questa, purtroppo quasi personale, vicenda? E noi, non dovremmo trovarci lì per garantire loro una possibilità di riscatto, sia essa la più misera?
Non avranno pensato la stessa cosa i produttori della nota Broadcasting company britannica, nel decidere di scritturare centinaia di comparse locali, spesso parenti stretti di vittime della tragedia, a pochissimi euro per giorno. Al massimo undici. Neanche il minimo tabellare europeo.
No, non permetteremo mai ai ''non nostri'' di essere protagonisti. Loro andranno sempre bene come comparse, o al massimo come cadaveri.