mercoledì | by Stefano Reves S. | , ,


Diamo a Berlusconi quel che è di Cesare

Quale sarebbe il souvenir da conservare come ricordo per la nascita del PDL? Una matriosca a forma di Silvio, al cui interno ne trovereste fagocitate di più piccole rappresentanti i vari premier avvicendatisi negli ultimi 15 anni. La bambola conserva al suo esterno un messaggio che farà preoccupare i critici ed entusiasmerà i seguaci: Berlusconi non è più uno tra i diversi contendenti politici, ma il padrone indiscusso di una nazione intera.

Non per niente, da quando è tornato al potere per la terza volta, l’opposizione ha iniziato a sciogliersi come neve alpina in piena estate. In meno di un anno l’Unione si è spaccata, il principale partito rivale ha sostituito il suo leader e – grazie all’impatto di una crisi economica globale su una società in cui politica e finanza sono inestricabilmente legate – Berlusconi ha ottenuto un immenso potere su tutte quelle banche ed imprese in difficoltà.
La trasformazione del PDL, da alleanza elettorale a partito vero e proprio è solamente l’ultimo passo di una marcia trionfale. Verso la realizzazione di un sogno politico dove Berlusconi è Leader ed arbitro. Lontano dal destino toccato al suo rivale Veltroni, vittima della sua reputazione di insulso indeciso. Una paura rimane: che Berlusconi estrapoli il termine “libertà” affinché lo legittimi a fare qualsiasi cosa egli voglia. Il Primo Ministro non è infatti abituato ad essere interpellato dai suoi seguaci. Ora che il suo principale “rivale” interno è stato zittito con l’elezione a Presidente della Camera, il nostro Magnate ridanciano e perennemente abbronzato è diventate un vero e proprio Cesare. Ed in vista non ci sono Bruto.

The Economist - March 26th, 2009


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martedì | by Stefano Reves S. | , , , , , , ,


Un nuovo ghetto sta nascendo in Italia

L’Europa ha la memoria corta. Eppure tutti dovrebbero sapere che la storia della segregazione iniziò proprio a Venezia. “Ghetto”, termine che probabilmente prende origine da un’industria del ferro un tempo ubicata in città. Era l’anno 1516 ed il senato cittadino stabilì che tutti gli ebrei veneziani fossero confinati in questo quartiere. Fu così che nacque il primo ghetto del mondo.

La Roma papalina seguì a ruota: nel 1555 gli ebrei furono confinati in un’area chiusa ermeticamente e collegata con l’esterno da due ingressi ben sorvegliati, sbarrati al tramonto, riaperti all’alba. Diverse furono le restrizioni interne: bandita la circolazione moneta “Cristiana”, unica forma di commercio permessa fu il baratto di tessuti. A rendere logico ed accettabile tutto ciò furono i pregiudizi e le discriminazioni, molle innestate verso l’inevitabile genocidio: il 16 Ottobre 1943, 100 soldati tedeschi circondarono il getto romano e sequestrarono 1.022 ebrei tra uomini, donne e bambini. Spediti ad Auschwitz, a ritornare furono in 17.

Come ci si può dimenticare questa lezione?
Eppure ancora una volta sembra che l'Italia si voglia prestare all’ennesimo esperimento sulla segregazione residenziale. Si tratta di un paragone difficile, eppure non mancano le relazioni tra i pregiudizi che anticiparono le persecuzioni ebraiche e l’odierno trattamento degli zingari.

Il loro immenso, sconnesso, accampamento fuori Roma, noto col nome di “Casilino 900”, potrebbe sconvolgere qualsiasi visitatore a causa delle condizioni disastrose in cui versa. Ma non c’è limite al peggio ed il nuovo campo di “Castel di Decima”, con le sue file di capannoni prefabbricati, lontani miglia e miglia da qualsiasi cosa, appare, se è ancora possibile, ancor più deprimente. Eccezion fatta per le antenne TV e per l’accoglienza dei bimbi intenti a giocare per strada, sembra un luogo di detenzione. Reso ancor più tale da recinti freschi e dalla presenza di poliziotti a sorvegliarne gli ingressi. Nel mese di Febbraio, il Prefetto della capitale, con la motivazione di dover necessariamente fronteggiare l’emergenza, ha stabilito nuove, severe, norme per regolare la vita all’interno dei sette campi cittadini: recintati e posti sotto sorveglianza della polizia. Sebbene la residenza dovrebbe essere temporanea, preludio ad una futura integrazione, non ci sono indicazioni su chi deve essere fatto uscire e su chi viene buttato dentro. Il sindaco di Milano ha annunciato regole simili, in più ha imposto la chiusura obbligatoria del campo alle 10 di sera. Le proteste non sono mancate, ma subito zittite.
Anche il sindaco di Venezia, politico progressista, scrittore e professore di filosofia, ha recentemente dichiarato che nuovi accampamenti sorgeranno a distanza di sicurezza dalle zone “non-zingare”.

Ad allarmarci è proprio l’insistente volontà di giungere ad un allontanamento. Gli accampamenti veneziani rischiano di trasformarsi in un ghetto moderno, lasciando i suoi abitanti in preda a futili ostilità, se non peggio. Giancarlo Gentilini, sindaco di Treviso, è stato acclamato per aver pronunciato “Voglio una rivoluzione, voglio che spariscano tutti i bambini che rubano”. Gentilini è chiaramente un leghista, così come il ministro dell’interno. Pare che i politici non vogliano ascoltare. La storia ci ha insegnato che a dimostrazioni odio, spesso seguono gesti di violenza.

The Guardian


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mercoledì | by Stefano Reves S. | , ,


Gattuso l'asceta

Ringhio gattuso si taglierà lo stipendio, ma voi non scaldatevi troppo! Ovviamente è solamente una proposta, forse una provocazione ammiccante nei confronti di qualche collega frignone. E presumibilmente tale rimarrà, anche quando lo stato maggiore della più grande industria milanese di calcio vintage dovesse chiederne conto direttamente all'attore calabrese. Ciò nonostante, giornali e forum di tutta la penisola calcistica strimpellano già chilometriche lodi in onore di questo San Francesco contemporaneo. Così un giorno potremo ricordarlo come colui che nel pieno della più terribile crisi finanziaria che il mondo abbia mai conosciuto, voleva ridursi lo stipendio da 5 milioni netti di Euro l'anno, a 4.5 milioni netti di Euro l'anno.


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lunedì | by Stefano Reves S. | , , ,


La gazzetta nera

Seguendo un lavoro tutt'altro che certosino ho raccolto (vedi foto sotto) 4 delle ultime 7 prime pagine dalla "Gazzetta dello sport". Vi tralascio le restanti tre (i nomi "Ibra" o "Mou" comparivano comunque a nitidissime, ampie, lettere). E' inutile dirlo: si commentano da sole. Sebbene la settimana sia stata segnata da diversi eventi sportivi di portata internazionale - campionati di nuoto ed atletica (in entrambi record straordinari), i nostri giornali preferiscono giganteggiare con titoloni sugli imbarazzanti mal di pancia di "ibracadabra" ().
Ora... non chiedo che in italia si parli di sport puliti, magari un pochino "veri"; sarebbe pura utopia. Piuttosto, mi rimane inutile consolazione dimostrarvi come - allo stesso modo che per la politica - anche nel calcio a decidere cosa sia vero, giusto, ma anche bello e straordinario, o più semplicemente a scegliere cosa accada, come accade - e con una propaganda che un qualsiasi Mao invidierebbe - sono i poteri calcistici: Massimo Moratti.


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giovedì | by Stefano Reves S. | , ,


Pensieri Democratici

"L'assemblea (del PD) ha capito che era molto meglio evitare l'inutile ordalia delle primarie." (Il mattino 02/09)

Chi ha pronunciato questa frase? Dall'impietosa ademocraticità delle due parole "inutile" ed "ordalia"diremmo tutti Silvio Berlusconi. Vero?! Niente affatto! Anche se poco ci manca. Il vero autore è tale Nicola Latorre, senatore pugliese del PD e berlusconiano di serie B.


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mercoledì | by Stefano Reves S. | , , ,


Marxspray

Avete compulsato il libro, per lui avete frequentato interminabili seminari, ora preparatevi ad assistere al musical.

Alcuni produttori Cinesi stanno tentando di trasformare "Das Kapital" (Il Capitale) in un'opera teatrale. Se Marx approverebbe o meno un lavoro destinato a sfamare la nuova borghesia cinese, è materia su cui speculare. Ma il regista, He Nian, rassicura che unirà elementi tipici dei musical di Broadwai o Las Vegas a rappresentazioni educative: "lo stile non importa, ciò che conta è che le sue teorie non verranno distorte". A garantire sul "rigore intellettuale", l' "arruolamento" di Zhang Ju, noto professore dell' Università di Fudan.
Insomma, una vera sfida. Sebbene in passato, due opere di scrittori contemporanei a Marx, Dickens ed Hugo, come lui critici verso il sistema societario del diciannovesimo secolo, siano già diventate musical di grande successo: stiamo parlando di "Oliver" e de "I miserabili".
A differenza dei due celebri romanzi però, Il capitale, non è favorito da una trama avvincente.

Guardian


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| by Stefano Reves S. | , , , ,


L'Africa, il dogma, le necessità

"Opponendosi alla diffusione dei condom, il Papa sembra voler dimostrare che, per lui, il rispetto per i Dogmi, conti più
della vita degli Africani".
(Rebecca Hodes, Nyt 18/03/2009)


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lunedì | by Stefano Reves S.


Inter Fiorentina

Ennesima dimostrazione - e non ce n'era bisogno - di come, cacciare Moggi, sia servito solamente a liberare un posto per Moratti.


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domenica | by Stefano Reves S. | , , ,


Pane e mediocrità

*Agiografia:
estens. Propensione ad esaltare una persona od un fatto storico, tessendovi attorno miti e leggende.

*Guitto: s.m. Attore comico d'infimo ordine.

Agiografia + Guitto = Fiction Rai = Pane e Libertà

* dal Devoto Oli


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venerdì | by Stefano Reves S. | ,


Forse era meglio il PDL

Non scherzo, ne sono vittima di un delirium alcolico. Il problema è che ci troviamo da un lato, un partito, inqualificabile quando agisce ed orripilante quando parla (il Pdl), ma forte è coerente nel saper dare ad un solo uomo quel diritto monarchico all'autodeterminazione. Dall'altro lato invece c'è una sua fotocopia, uscita male, malissimo, composta da gente che parla di sovranità degli aderenti ma rigetta primarie e dialogo, che parla di carta costituente ma delle sue disposizioni se ne fotte (chiedi a fassino ed alle sue rielezioni), che invita all' innovazione, al rinnovo, ma tutt'al più si rinnova come ostello per il meglio della geriatria italica, o più candidamente come condotto fondamentale per i più putridi canali di quella fogna paludosa che è la politica nazionale. Crisafulli e Latorre ne sono il più nitido esempio.


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sabato | by Stefano Reves S. | , ,


Grattata preventiva


"Bari si appresta a diventare la città più russa d'Europa"
(Michele Emiliano, sindaco di Bari)


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mercoledì | by Stefano Reves S.


Evvai!

Ho trovato il modulo tramite il quale sarà possibile richiedere la partecipazione di George W. Bush a eventi, cerimonie ed amenità varie. Finalmente il "pantalone" del mio teatrino di marionette no profit, avrà il suo volto...


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domenica | by Stefano Reves S. |


Silvio is still grinning... e ne ha ben donde

Sarebbe dovuto essere una settimana terribile per Berlusconi – vedi sotto la voce “Mills”, un terremoto che avrebbe turbato i sogni di qualsiasi altro premier d’occidente – e invece no... per Silvio è stata la settimana della consacrazione. Dell’investitura assoluta a Premier massimo, affrancato persino da quella mezza calzetta del Pd, oggi resa ancor più lisa dalla imbarazzante elezione di Franceschinetti…

Non esageriamo però. Frugare nelle ferite di un malato terminale com'è l'opposizione italiana, sarebbe da codardi o masochisti (che Franceschini/Fassino abbiano gli stessi gusti di Max Mosley?). Sappiamo tutti che la causa principale di questo stato di diritto alla rovescia è quella legge, casualmente studiata ad hoc, per garantire l’immunità del Primo Ministro italiano. Cose da Venezuela.


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| by Stefano Reves S. |


Qualcosa mi puzza,

da anni il festival era in crisi...

arriva un giovane/sconosciuto/tuttosommatomodesto/direttamentetraibig

tra i protagonisti quotidiani del festival c'è la sua scopritrice

canta una canzone adolescenziale...

gli ascolti tornano dignitosi...

il picciotto vince...

qualcosa mi puzza...


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sabato | by Stefano Reves S. | , ,


Questa volta niente arlecchiniadi

Niente primarie per il PD. Il voto è tratto. Come come? Dite che non sarebbero state attendibili? E che importa. L'elezione plebiscitaria (oligarchica -> fassiniana) di Franceschini prova ancora una volta che a decidere le sordi dei nostri rappresentanti non è la volontà del cittadino elettore, bensì le necessità politiche delle concentrazioni di potere economico. Comunque andrà a finire, il PD oramai è morto, Franceschini non è da meno e l'Italia segue a ruota.


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venerdì | by Stefano Reves S. | , ,


Sottotitoli del genere ce li sogniamo...

"Sette volte Primo Ministro d'Italia, nonostante avesse avuto legami con la mafia."

E' la vistosa didascalia comparsa ai piedi di un articolo
(indovinate di chi parla?) pubblicato oggi dal "Guardian".
Altro che i camuffamenti del Corriere.


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giovedì | by Stefano Reves S. | , , , ,


Quinti nel mondo!
Secondo l'indice della corruzione via bustarella,
stilato da Transparency International. (clicca sull'immagine)


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mercoledì | by Stefano Reves S. | , , ,


Il Guardian dedica il graffio quotidiano - spazio solitamente riservato a questioni interne* - alla vicenda Mills...


*questioni interne = Gordon Brown


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| by Stefano Reves S. | , , ,


Fà che si alzi...

Il disastroso esperimento del "Veltronissement" continua la sua marcia involutiva, regalando un invidiabile distacco di 9 punti al suo sfidante, il perfetto sconosciuto Cappellacci.

E mentre più fallimentare pacchetto elettorale che mamma italia ricordi, offre così ennesima prova della propria inettitudine sociale, noi ribadiamo le nostre condoglianze anticipate: tanto ci addolora assistre il pargolo PD, nel suo status di malato cronico - se non terminale - sappiamo che troppo avvilente sarebbe per Veltroni staccarsi la spina. Ma noi non pretendiamo che arrivi a tanto... in totale libertà ed autonomia morale, gli chiediamo solamente una cosa... che si alzi dal letto.


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lunedì | by Stefano Reves S. |


l' "incidente" di Genova
Verità churchilliane


... e pareggiano partite di calcio come fossero guerre.


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domenica | by Stefano Reves S. | ,


Conan Doyle è il Camilleri d'oltremanica...

Bel ritratto del giallista siciliano, niente mafia e mandolino.


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| by Stefano Reves S. | , ,


Il miraggio energetico

"E' il nostro folle, insano progetto: attraversare l'India con un caravan di auto ad energia solare e camion alimentati da Jatropha. Una strada fattibile per la soluzione dei problemi climatici? Il mondo ha bisogno di idee folli, le risposte convenzionali non funzionano più"
(dal Nyt di oggi 15/02/2009)

Per chi volesse approfondire od aggregarsi: Indiaclimatesolutions.com


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sabato | by Stefano Reves S. |


The right side

Oggi, giornata cruciale per il mondo ...mentre in Italia ci si interroga circa le possibilità di una legge sul testamento biologico, i G7 stanno studiando impellenti strategie per uscire da una crisi terribile e disastrosa, noi invece decidiamo di supportare il rinomato Guardian in una causa vitale: la guerra delle brassicacee.
Incapaci di scegliere tra il cavolfiore britannico ed un salutare broccoletto nostrano.


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| by Stefano Reves S.


Comunicazione ufficiale

Il 50% di questo Blog non si presta all'annuale giornata del marketing dei sentimenti, denominata "san Valentino". Ritiene che l'amore sia materia assai più squisita di un paio di topolini - tra l'altro disegnati maluccio - abbracciati su di una luna - tra l'altro cucita maluccio - ove vige il monito "I love You" - Goebbels seppe fare di meglio - e che i bigliettini perugina siano alquanto obsoleti, sostituiti ormai dalle irresistibili frasi stampate sulle bustine di zucchero o sullo scadente biscotto del cucciolone motta.


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venerdì | by Stefano Reves S. | , , ,


Gov. doesn’t Rock

Epitetato – assai banalmente - as the black Kennedy. Che di suo tutto vuol dire, ovvero non vuol dire nulla. Sarà l’uomo delle battaglie civili? O lo stesso della guerra in Vietnam? – colui che ci ha martellato puntualmente e per due anni con il jingle “change”, sembra aver fatto la sua scelta: continuando a sostenere che (così come aveva fatto la CIA, "visibilmente" politicizzata dall'amministrazione Bush) l’Iran persevera nei suoi approvvigionamenti nucleari e che dall’Iraq no, non se ne andranno.
Allora più che Kennedy Nero… Obama pare essere diventato il Mastella mulatto.


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giovedì | by Stefano Reves S. | ,


200 anni e non dimostrarli

Non mi aspettavo celebrazioni imperiali. Eppure fin'ora l'unico a menzionarlo è stato il ciambellone (per i tecnici l'header) di Google. Giornali, tv, radio ciarlatani e ciambellani vari hanno preferito un rispettoso (?) silenzio. Peccato... o forse meglio così.. ricordare il bicentenario dalla nascita dell'uomo che più di ogni altro ha rivoluzionato il nostro modo di interpretare il mondo non è cosa per Barbara D'urso o Enrico Vaime. Del filantropo - tra i più combattivi intellettuali a battersi per l'abolizione della schiavitù - scrittore - The voyage of the beagle fu da subito un successo straordinario - dello scienziato, ricercatore meticoloso ed instancabile - le sue indagini sterminate, hanno interessato dai lombrichi alle teorie sulla formazione della barriera corallina. Innovativo e per questo discusso. Ribelle, come definire altrimenti colui che in piena età Vittoriana ci ha insegnato che delle bacche possono conservarsi in pieno oceano per poi colonizzare un'isola remota, anche dopo mesi di navigazione e che le femmine di alcune specie selezionano i loro compagni per mezzo di fattori estetici. "Ridicolo" è stato definito... e lo sarebbe ancora oggi, se 50 anni dopo la sua scomparsa qualcuno non avesse scoperto la biologia molecolare.Che dimostra come, a partire dal Dna, l'evoluzione naturale operi, iniziando dai geni. E siamo certi che oggi, fosse qui tra noi, riderebbe compiaciuto per tutto questo, ma di certo non ne sarebbe sorpreso.


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mercoledì | by Stefano Reves S. | ,


Solamente 260 Km*

"A proposito di Salento... ora vi mostro un filmato su Padre Pio"
(Corrado Augias a "Le Storie 11/02/2009")

*la distanza tra Lecce (Salento) e Foggia (Gargano). Statistica Microsoft Encarta 2008


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sabato | by Stefano Reves S. | , , , ,


Gaffe2

Conosciuta anche come la più imbarazzante figuraccia fatta da politico che mente umana ricordi. E che telecamera abbia mai documentato.

Lo spot denuncia l'"incapacità" di McCain ad usare il computer: "Come può diventare presidente uno che non sa nemmeno mandare un'email?". Tutto corretto, per carità! Solo un piccolo appunto .. il candidato per l'elefantino non potrà mai usare outlook. E' vero. Ed è anche triste. :(. Ma lo staff del mastella illinoissiano si sarà mica chiesto il perché? Sarà per via di un'idiosincrasia verso le moderne tecnologie? Od a causa di croniche incapacità d'apprendimento?
Non propriamente... diciamo che... insomma... in 5 anni di prigionia... di torture... di atrocità... i vietcong gli hanno deturpato le mani. :D.
E che sarà mai! "I'm Barack Obama, and I approve this message!". ^_^


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martedì | by Stefano Reves S. | , ,


Gaffe1

- Joe Biden - candidato alla vicepresidenza degli Usa per il PD

Durante un comizio invita uno tra i presenti ad alzarsi in piedi. Peccato che l'uomo in questione sia costretto su di una serdia a rotelle. Ci hai provato, piccolo Messia!


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| by Stefano Reves S. |


Bari, ore 12.50, negozio Feltrinelli. Noncurante della canicola una modesta calca di persone, a dirla tutta più curiosi che appassionati, assiste al dibattito tra musicisti. Competenti come pochi, lo si percepisce da un miglio. Alla mia sinistra uno sfaccendato gianrico carofiglio si chiede chi sarà quell’ omone tarchiato che calamita l’attenzione di tutti con dei vistosi occhiali a bordatura di leopardo. Alla mia destra una giovane coppia in abiti di sicura griffe ripete a se stessa la medesima domanda. “Ma chi è?” “Bhò… è roba di sinistra!’’.”Ah, quindi non fa per noi”. Abbandonano la sala. Chi fosse costui non importava.

Michael Nyman. Stasera al Piccinni. Solo per intenditori.


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| by Stefano Reves S. | ,


Hillary... ooops

"I’m going to do everything I can to make sure that anyone who supported me — the 17 million people who have voted for me — understand what a grave error it would be not to vote for Sen. McCain . . . uh, Sen. Obama, and against Sen. McCain".

Farò tutto il possibile affinché quei 17 milioni di persone che mi hanno supportato, capiscano che grave errore sarebbe non votare per il Sen. McCain, uh, il Sen. Obama e contro il Sen. McCain".

Link


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venerdì | by Stefano Reves S. |


United faith Obamerica

Dedicati a coloro che si lamentano dell'ingerenza ecclesiastica nell'attualità politica italiana.
I volantini radicalteocondem del Barackkamore nostro.


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giovedì | by domenico | , , ,


IL MASOCHISMO DELL'ECONOMIA

Il titolo non rende quello che è il pensiero dell’espertone e forse, non avete tutti i torti. Accade sovente, leggendo statistiche sociali, studi economici, partecipando ai forum accademici, ci si imbatte sempre più spesso in questo tipo di “impostazione sintattica” dei temi:
L’enunciazione del problema in analisi, paradossalmente la sua (molto probabile) soluzione atavicamente affermata da qualche studioso(sempre premio nobel), e di conseguenza la sua inesorabile non-applicazione.
Alcuni esempi, solo alcuni.
Joseph Stiglitz (Nobel 2001) nei suoi studi rammenta, quanto sia importante, legare i salari alla produttività, oppure addirittura destinare parte dell’azionariato ai dipendenti. Questa teoria renderebbe modernissimo il mercato del lavoro, col favore dei salariati, e, per via degli ottimi risultati conseguiti, anche di management e azionisti. Pochissimi(nessuno) sono gli esempi di questa applicazione.
Per quanto riguarda invece il concetto di sovranità monetaria basta citare M. Allais (Nobel ’88):
"Essenzialmente, l'attuale creazione di denaro ex nihilo operata dal sistema bancario e' identica alla creazione di moneta da parte di falsari. In concreto, i risultati sono gli stessi. La sola differenza e' che sono diversi coloro che ne traggono profitto".
Egli critica fortemente l’attribuzione alle banche centrali del controllo della politica monetaria e l’emissione della moneta.
Ed ancora, James Tobin(Nobel 81), noto per l’omonima tassa, ossia la tobin tax.
Con quest’ultima andrebbero tassate, in maniera molto limitata (1%) le speculazioni nel breve termine effettuate sui mercati valutari internazionali, disincentivandole a favore sia della stabilità dei cambi, e sia della comunità internazionale che gioverebbe dei nuovi introiti, notevoli, magari da destinare alle regioni non sviluppate.

Potrei continuare, ma adesso la domanda è, perché i risultati geniali di questi studiosi vengono puntualmente disattesi?Si tratta di sadismo dei governanti, o masochismo dei governati?


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martedì | by Stefano Reves S. | ,


CHE GUEVARA, L'EROE ROMANTICO DELLA MOTOCICLETTA, CITANDO STUDI RECENTISSIMI, ERA UN SADICO MACELLAIO, UN TORTURATORE CUI PIACEVA SOMMINISTRARE IL COLPO DI GRAZIA ALLA NUCA, UN PROFESSIONISTA DELL'OMICIDIO E UN CREATORE DI LAGER IN CUI FACEVA RINCHIUDERE ANCHE GLI OMOSESSUALI. LIBERIAMO IL MONDO DAL MITO DI QUEL CHE IN CUI ABBIAMO CREDUTO NEL MOMENTO IN CUI BEVIAMO TUTTO CIO' DI CUI CI RIFORNIVA IL COMUNISMO MEDIATICO E FACCIAMOLO PER COLORO CHE OGGI HANNO VENT'ANNI E SONO GIA' STATI LOBOTOMIZZATI. IL VERO GUEVARA, UN MOSTRO COME BERIA, HIMMLER, COME POL POT.

«Che Guevara era uno che voleva farsi vedere».
Ice88

«La differenza fra Che Guevara e Pol Pot è che il primo non ha studiato a Parigi».
Antony Daniels


CHE GUEVARA HORROR PICTURE SHOW
di Jay NORDLINGER (*)

A volte ho la sensazione che Che Guevara sia ritratto su più oggetti di Topolino. Parlo di magliette e simili (ma soprattutto magliette). Un artista ha avuto l’ispirazione di combinarli: ha messo le orecchie di Topolino su Guevara. Non deve piacere molto ai fans di quest’ultimo. Il mondo è inondato da accessori del Che ed è un’offesa continua alla verità, alla ragione e alla giustizia (un bel trio). I cubani-americani rimangono sconcertati da questo fenomeno, come altre persone dotate di un po’ di decenza e di consapevolezza. Una reazione contro la glorificazione del Che esiste, ma è minima se paragonata al fenomeno stesso. Un cambiamento di tendenza contro Che Guevara richiederebbe una rieducazione massiccia, cosa che il vecchio comunista apprezzerebbe molto.

I suoi gadgets si trovano nei posti più insospettabili. Ma forse la cosa non è poi così sorprendente. La New York Public Library ha un negozio di articoli da regalo dove, fino all’altro giorno, vendevano un orologio con la faccia del Che e la parola “Revolution”. [...] Veramente intelligente. Che una delle più prestigiose biblioteche del mondo debba vendere un articolo che decanta un brutale criminale non era niente di nuovo, ma alcuni cubani-americani, e pochi altri, hanno reagito. Avendo saputo dell’orologio, molti hanno scritto alla biblioteca, implorando i suoi funzionari di rientrare in sé. Un cubano-americano, cercando di fare leva sulle vecchie sensibilità americane, scriveva: «Vendereste orologi con le immagini del Gran Dragon del KKK?”». Ricordò anche che la Cuba comunista, che Guevara contribuì enormemente a fondare e modellare, è particolarmente dura con i bibliotecari. Il movimento delle biblioteche indipendenti è stato brutalmente represso e alcuni dei più autorevoli prigionieri politici provengono da quel movimento.
[...]In ogni caso, proprio prima di Natale la New York Public Library ha ritirato l’orologio, senza rilasciare nessuna dichiarazione.

[...] Chi era costui? Era un rivoluzionario argentino che prestò servizio come tagliagole principale di Castro. Era particolarmente infame perché dirigeva le esecuzioni sommarie a La Cabãna, la fortezza che fungeva da mattatoio. Gli piaceva amministrare il colpo di grazia, il proiettile nella nuca. E amava far sfilare la gente sotto El Paredón, il muro rosso di sangue contro il quale furono uccisi tanti innocenti. Inoltre, istituì il sistema di campi di lavoro dove innumerevoli cittadini - dissidenti, democratici, artisti, omosessuali - soffrivano e morivano. Stiamo parlando del gulag cubano. Uno scrittore cubano-americano, Humberto Fontova, descrisse Guevara come «una combinazione fra Beria e Himmler». Antony Daniels, in vena di spiritosaggini, disse: «La differenza fra [Guevara] e Pol Pot era che [il primo] non aveva studiato a Parigi».

E tuttavia, uno degli uomini più illiberali viene esaltato dai “liberal”. Come Paul Berman recentemente ha riassunto su Slate: «Il Che era un nemico della libertà ed è stato eretto a simbolo della libertà. Ha contribuito ad istituire un sistema sociale ingiusto a Cuba ed è stato eretto a simbolo della giustizia sociale. Si è schierato per le antiche rigidità del pensiero latino-americano in versione marxista-leninista ed è stato esaltato come un libero pensatore e un ribelle».

Quelli che conoscono, o ai quali importa, la verità su Guevara, hanno spesso la tentazione di abbandonarsi alla disperazione. Il sito web del nostro National Institutes of Health lo descrive in questo modo: un «fisico (erroraccio dell’interprete, physical sta per medico, ndSR) e combattente per la libertà argentino». Guevara era un fisico più o meno come Ceausescu era un chimico. Per quanto riguarda il combattente per la libertà… ancora una volta la tentazione di abbandonarsi alla disperazione è forte.

E tuttavia, i cubani-americani e i loro amici non cedono del tutto, come abbiamo visto per la New York Public Library. Ecco un altro caso: non molto tempo fa la Burlington Coat Factory, un gigantesco rivenditore di abbigliamento, ha lanciato uno spot televisivo con un teenager che indossava una maglietta di Guevara. Il titolo dello spot era - sentite questa! - “Valori”. Gli anti-comunisti hanno organizzato boicottaggi, picchettaggi, hanno scritto lettere e l’azienda ha ritirato la maglietta, ma non prima di aver definito gli attivisti “provocatori”, “fanatici” e “estremisti”. (L’azienda deve modernizzarsi: il termine castrista preferito per i democratici e i sostenitori dei diritti umani è gusanos, “vermi”).

Intanto, a Los Angeles, un negozio chiamato La La Ling, vende una maglietta con Guevara per bebè; anzi, in realtà è una tutina. La pubblicità dice testualmente: «Consigliato dalla guida allo shopping delle vacanze del Time Magazine, “Viva la revolution [sic]!” Ora anche i più piccoli ribelli possono esprimersi con questa fantastica tutina. Questa classica icona di Che Guevara è disponibile anche su magliette a maniche lunghe in taglie da bambino… Lunga vita al ribelle dentro di noi… non c’è un’icona più cool di quella del Che!».

Chi potrebbe obiettare? Nonostante le proteste, il negozio ha tenuto duro. Il suo proprietario ha detto al Sun-Sentinel della Florida: «[La tutina] è uno dei nostri articoli più venduti. In questo momento l’immagine del Che è semplicemente trendy… Non credo che la maglietta venga comprata per la politica attuata da Guevara. Ho un negozio per bambini e ai miei occhi si tratta solo di una maglietta».

Gradi di colpa

Proprio qui sono racchiuse alcune delle questioni chiave. Sembra ovvio che alcune persone sappiano cosa stanno esaltando e altre no. Essendo cresciuto ad Ann Arbor nel Michigan, ho visto molto spesso la faccia del Che e, nella stragrande maggioranza dei casi, quelle persone sapevano cosa stavano facendo: apprezzavano le posizioni di Guevara. Altre sono totalmente inconsapevoli. Altre ancora sono forse semi-inconsapevoli e vogliono esprimere semplicemente sdegno o provocazione o palesare il proprio anticonformismo. (In realtà ad Ann Arbor indossare il Che significava conformarsi). L’attrice Margaret Cho si è fatta ritrarre in posa alla Guevara per il suo “Cho Revolution” tour. Il pugile Mike Tyson si è fatto tatuare Guevara sul torso, quando si è sentito vittima di torti. E l’estate scorsa, si poteva trovare il Che alla fiera dello Stato del Minnesota: era ritratto con i semi. (Come, non avete mai sentito parlare di arte dei semi?)

Una delle più nauseabonde recenti celebrazioni di Guevara ha avuto la forma di un film, The Motorcycle Diaries, il cui produttore esecutivo era Robert Redford (uno dei più devoti apologeti di Castro che esistono a Hollywood, non so se mi spiego). Al Sundance Festival il film è stato accolto da una standing ovation. Per commentare questa disgustosa agiografia e distorsione, mi limiterò a citare Tony Daniels: «È come se qualcuno facesse un film su Adolf Hitler descrivendolo come un vegetariano che amava gli animali e voleva combattere la disoccupazione. Sarebbe tutto vero, ma piuttosto poco pertinente». Sta per uscire un altro film su Guevara, diretto da Steven Soderbergh. Possiamo immaginarne il contenuto dal materiale pubblicitario: «Combattè per il popolo». Ma certo. Di recente un importante cubano-americano ha pranzato con un attore famoso e potente per discutere la possibilità di fare un film, che raccontasse la verità su Guevara. L’attore era completamente d’accordo, ma diceva che semplicemente non si poteva fare: Hollywood non lo avrebbe permesso.

[...]

Il Centre for a Free Cuba di Washington D. C. produce una maglietta molto più seria. Davanti c’è Guevara con la scritta Cuba libre nei capelli; dietro sono elencati i prigionieri politici cubani, comprese le loro condanne. In Francia lo straordinario gruppo Reporter senza Frontiere (già premi Nobel per la pace ndSR) ha preso un’immagine molto nota in quel paese: un poliziotto che brandisce un manganello e uno scudo. Ma, al posto della faccia del poliziotto, c’è quella di Guevara con sotto la scritta: «Benvenuti a Cuba, la più grande prigione per giornalisti del mondo». Una donna, Diane Díaz Lopez, si è opposta: è la figlia di “Korda”, il defunto fotografo cubano che scattò “l’immagine iconica” del Che. Pare che sia una marxista a oltranza. Ha portato in tribunale Reporter senza Frontiere e ha vinto. Così hanno dovuto abbandonare quella particolare tattica.

Fra rabbia e tristezza

Alcune persone conserveranno sempre un sentimento romantico per Guevara e per la rivoluzione cubana. Per loro Guevara era un vero uomo, non una pappamolla liberal, uno intransigente: con una volontà così pura da fare quello che era necessario. Un anti-comunista che conosco ha chiesto a una sua amica perché ammirava Guevara. Gli ha risposto: «Non si è mai venduto». Frank Calzón, direttore esecutivo del Center for a free Cuba, dice: «Sì, Guevara era “coraggioso” e “impegnato”. Anche molti rapinatori di banche lo sono». Prima della guerra in Iraq, ho chiesto a Bernard Kouchner, il grande filantropo e politico francese, come mai molti dei suoi compatrioti sembravano entusiasti di Saddam Hussein. Mi ha risposto che il loro entusiasmo per Saddam era simile al loro attaccamento al Che: un modo per esprimere anti-americanismo (in breve), a prescindere dai fatti su questi due uomini. Ma per i cubani-americani, i fatti non sono una cosa trascurabile. Immaginate di essere uno di loro e di vedere tutt’intorno a voi immagini che esaltano Guevara. Immaginate - peggio - di essere figlio di qualcuno che Guevara ha giustiziato personalmente. Negli Stati Uniti ci sono queste persone. O immaginate - ancora peggio - di essere un prigioniero politico cubano e di sapere che, in paesi liberi, un sacco di persone portano il Che sul petto.

Se si chiede ai cubani-americani cosa provano, parleranno subito di Hitler e dei nazisti: nessuno venderebbe o sfoggerebbe gadget che esaltano quelle bestie; che differenza c’è, proporzioni a parte? Otto Reich è un cubano-americano che ha molto riflettuto su questa cosa. È stato funzionario con gli ultimi tre presidenti repubblicani ed è fuggito da Cuba; suo padre era fuggito dall’Austria nazista. Reich dice: «La prima reazione [nel vedere un capo d’abbigliamento con il Che] è la repulsione. Il secondo è più simile alla pietà, perché quelle persone non hanno la più pallida idea di quello che fanno».

Ronald Radosh ha raccontato di un attivista democratico di Hong Kong. Nella sua ingenuità, quest’uomo - Leung Kwok-hung, soprannominato “Capellone” - va in giro con una maglietta di Guevara. Come sottolinea Radosh, Guevara sarebbe orripilato da quest’uso della sua immagine e «favorirebbe l’immediato arresto [di Capellone] come contro-rivoluzionario, se non una pronta fucilazione da parte del plotone di esecuzione». E da una mia conoscente che insegna alla scuola americana in Giappone, ho sentito raccontare: «Immaginatevi lo shock, quando la settimana scorsa ho visto un mio alunno di quattro anni venire a lezione con una felpa, che aveva quell’immagine del Che sovrapposta alla bandiera americana. È un bambino simpatico e chiaramente non sapeva di cosa si trattasse, ma semplicemente stare nella stessa stanza con quella maglietta mi metteva a disagio. Diavolo, solo sapere che quella maglietta esiste in una taglia che va a un bambino di quattro anni mi metteva a disagio». È chiaro che la mia conoscente non ha mai visto la tutina.

Un’ultima storia: qualche settimana fa l’Hartford Courant ha pubblicato la foto di una matricola del Trinity College che protestava contro l’esecuzione di un serial killer. Aveva un cartello che diceva: «Perché uccidiamo chi uccide per dimostrare che uccidere è sbagliato?». E indossava un cappello alla Che Guevara! Quando si dice mandare messaggi contraddittori. Alcuni si consolano con il fatto che Guevara, il comunista che voleva distruggere tutto quello che era capitalista, è diventato un bene di consumo. Ma si tratta di una magra consolazione, perché la glorificazione senza fine di questo criminale è, sì, un’offesa alla verità, alla ragione e alla giustizia. Pensate a chi potrebbe prendere il suo posto sulle magliette; per esempio Oscar Elías Biscet, uno dei detenuti di lungo corso di Castro. È un democratico, un fisico - uno vero - ed è afro-cubano (se a qualcuno interessa). Ha dichiarato che i suoi eroi sono Gandhi e Martin Luther King. Non solo merita di essere celebrato, ma un po’ di pubblicità potrebbe anche servirgli. Ma niente.

Senza dubbio, parte del culto di Guevara è dovuto alla bellezza fisica (anche se credo che Biscet sia abbastanza attraente, nonostante gli anni di sadiche violenze subite). Più di un anti-comunista si è lamentato del fatto che gli zigomi del Che hanno fatto battere milioni di cuori e crollare milioni di coscienze. Tony Daniels cita un intimorito giornalista britannico che incontrò Guevara all’ambasciata sovietica dell’Havana nel 1963: “Era incredibilmente bello”. Povero Stalin, così tarchiato e butterato. Avrebbe potuto diventare una star.

Guevara, però, ha un po’ di competizione da quando alcune celebrità americane sono state viste con magliette del Subcomandante Marcos. Chi è il Subcomandante Marcos? Grosso modo il Che messicano, anche se sembra poco probabile che riesca a superare Guevara, la cui perpetua esaltazione è uno dei fenomeni più dolorosi e irritanti dell’era moderna.



(*) Jay Nordlinger è caporedattore di National Review. Giornalista, saggista e critico musicale per il New York Sun, nel 2001 ha vinto l’Eric Breindel Award for Excellence in Opinion Journalism. National Review
Titolo originale: “Che Chic. It’s très disgusting”.
Traduzione dall’inglese di Barbara Mennitti.


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lunedì | by Stefano Reves S. | , , ,


L’uomo del dubbio

Guittosità, omissis a catinelle e tante verità ufficiali che insieme non ne reggono una buona. La fiction mediaset su Moro è questo e per questo è giusto sorvolare. Non intendo invece sorvolare sugli enigmi del sig Prodi. L’uomo della seduta spiritica, di via gradoli e secondo fonti autorevoli persino del Kgb in italia. Sciocchezze dicono tutti. Quanta diffamazione. Un volto tanto bonario ed impacciato non può nascondere realtà così crudeli. Questa la giustificazione dei cronisti “liberi e ribelli” (i grillo-ricca per intenderci). Gli stessi che di Berlusconi sono pronti ad endoscopizzare e cauterizzare ogni pernacchia. Come se una verità andasse ricercata allo stesso modo in cui si selezionano soubrette, mica radiografando minuziosamente gli scheletri nell’armadio di qualcuno che tra l’altro sulla carta d'identità, sotto la voce “professione” ha conservato fino a ieri mattina la voce “primo ministro”.

E no, se Berlusconi è l’uomo delle truffe dei mangano della corruzione, allora Prodi dovrebbe essere almeno l’uomo del dubbio. Che difende ancora la verità sulla seduta spiritica (tra l’altro pervasa da contraddizioni ed incongruenze) che fugge indisposto dinanzi alle commissioni parlamentari d’inchiesta (1998). Che però, malgrado tutto, come se nulla lo toccasse, continua sbandierare il vessillo del suo partito come unico depositario dell’eredità di Aldo Moro. E qui, permettetemi, io mi incazzo.


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| by Stefano Reves S.


PRESTO PUBBLICHERO' LA MIA INTERVISTA A NOAM CHOMSKY, RIFIUTATA DAI GRANDI EDITORI NAZIONALI, TROPPO INDAFFARATI TRA TETTE CULI E PETRUCCIOLI.


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domenica | by Stefano Reves S. | ,


Viva radio2

In ansia per le sorti del mio amato Parma, ascoltavo un programma di calcio su radio2 (radio1 non prende da tempo), una sorta di "tutto il calcio minuto per minuto" banalizzato da quelle stupide amenità che tanto fanno ridere igli italo-calciofili. Ad un certo punto l'inviato da Milano ferma un passante e...

"Per che squadra tifa?"
"guardi, del calcio non me ne frega niente"
"ed allora, se non le interessa nulla del calcio, quali sono le sue priorità?''.
"che Berlusconi muoia".


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