Il recente discorso di Benedetto XVI appare, prima che una critica verso il naufragato sistema televisivo italiano, un sottile monito al suo principale azionista, nonché nostro Presidente del Consiglio. La questione Boffo non ancora metabolizzata (non è bastato l’incompetente dietro front di Feltri), le bizzarrie intime di Berlusconi, le receneti sfuriate leghista contribuisconoa spiegare questi ed i probabilifuturi attriti tra la sponda cattolica pidiellina e quella dei porporati militanti. Da un lato il Presidente del Consiglio, impossibilitato a negare vicende che imbarazzerebbero il meno pudico dei cattolici, ma conscio di possedere un ampio e fedele bacino elettorale, indifferentemente da come la pensino sull’altra sfonda del Tevere, dove si è consapevoli che il pericolo “relativista”, ovvero il sempre più importante allontanamento della società dall’accettazione dei diktat clericali, rischia di intensificarsi a causa delle tensioni con i generali del PDL, fino a poco fa solidi alleati. Scossoni inevitabili in un momento di transizione. Indicheranno alla Chiesa quale strada percorrere, con la nuova geografia politica che deciderà se Berlusconi è ancora una volta in grado di reggere le sorti del Paese, oppure se è ormai ora di orientarsi verso nuove alleanze.
Ecco parte del discorso tenuto dal Papa in occasione delle celebrazioni di Maria Immacolata Discorso benedetto
Cari fratelli e sorelle! Ogni giorno, attraverso i giornali, la televisione, la radio, il male viene raccontato, ripetuto, amplificato, abituandoci alle cose più orribili, facendoci diventare insensibili e, in qualche maniera, intossicandoci, perché il negativo non viene pienamente smaltito e giorno per giorno si accumula. Il cuore si indurisce e i pensieri si incupiscono. Per questo la città ha bisogno di Maria, che con la sua presenza ci parla di Dio, ci ricorda la vittoria della Grazia sul peccato, e ci induce a sperare anche nelle situazioni umanamente più difficili. Nella città vivono – o sopravvivono – persone invisibili, che ogni tanto balzano in prima pagina o sui teleschermi, e vengono sfruttate fino all’ultimo, finché la notizia e l’immagine attirano l’attenzione. E’ un meccanismo perverso, al quale purtroppo si stenta a resistere. La città prima nasconde e poi espone al pubblico. Senza pietà, o con una falsa pietà. C’è invece in ogni uomo il desiderio di essere accolto come persona e considerato una realtà sacra, perché ogni storia umana è una storia sacra, e richiede il più grande rispetto. (…)
I mass media tendono a farci sentire sempre "spettatori", come se il male riguardasse solamente gli altri, e certe cose a noi non potessero mai accadere. Invece siamo tutti "attori" e, nel male come nel bene, il nostro comportamento ha un influsso sugli altri. Spesso ci lamentiamo dell’inquinamento dell’aria, che in certi luoghi della città è irrespirabile. E’ vero: ci vuole l’impegno di tutti per rendere più pulita la città. E tuttavia c’è un altro inquinamento, meno percepibile ai sensi, ma altrettanto pericoloso. E’ l’inquinamento dello spirito; è quello che rende i nostri volti meno sorridenti, più cupi, che ci porta a non salutarci tra di noi, a non guardarci in faccia… La città è fatta di volti, ma purtroppo le dinamiche collettive possono farci smarrire la percezione della loro profondità. Vediamo tutto in superficie. Le persone diventano dei corpi, e questi corpi perdono l’anima, diventano cose, oggetti senza volto, scambiabili e consumabili.
Anche ieri il campionato di calcio ha regalato 2 perle di purissima sportività. Dopo i processi per corruzione, gli spalmamenti, ed il puntuale, ridicolo servilismo mediatico arrivano il tentato linciaggio ai danni di Pillon, l'allenatore reo di aver, G-I-U-S-T-A-M-E-N-T-E restituito un gol agli avversari e le "minacce con giocattolo" ad opera di un difensore sulla soglia dei quarant'anni. Niente di più penoso.
La mafia vuole colludere con il potere. Ama il potere poroso, penetrabile, corruttibile, ricattabile. Vuole favori e offre favori. Quando si considera tradita si vendica. Con la lupara, con la chiamata di correo, col ricatto. E quando fiuta che il potere colluso sta traballando, allora lo abbandona. Se intravede i lineamenti di un nuovo potere emergente, gli apre la strada per procurarsi benemerenze ed entrare in contatto.
Questa è la storia e spesso si ripete. Comincia con reciproci ammiccamenti, prosegue con scambio di favori, si crea un equilibrio, entra in crisi l'equilibrio, la convivenza diventa difficile, subentra la guerra. Questa è la dinamica tra i poteri, al di sopra dei quali ci dovrebbe essere lo Stato. Quasi mai i partiti sono lo Stato e di rado lo sono i governi. Perfino la magistratura talvolta non si identifica con lo Stato. La nostra scommessa questa volta è affidata alla magistratura. Se essa si identificherà con lo Stato forse questa guerra sarà vinta.
"The Economist": nuova invettiva
contro il nostro Premier Silvio, time to say addio
E’ stata una brutta settimana, persino per gli standard di Berlusconi. La sua azienda punita con un’enorme multa. Sua moglie all'inseguimento di un divorzio salatissimo. A breve ricomincerà il processo in cui è imputato per aver corrotto l’avvocato David Mills, mentre aleggiano nuove dichiarazioni sui suoi legami con la mafia. Infine questo finesettimana si terrà la manifestazione “No B. Day”. Berlusconi ha trasformato la sopravvivenza politica in un'arte, ma questa volta sarà dura anche per lui.
Il punto di vista dell’Economist su Berlusconi è stato sempre coerente. Nel 1993 abbiamo criticato il suo debutto politico. Nel 2001 lo abbiamo considerato “inadatto”. Nel 2006 abbiamo suggerito agli elettori italiani di dire “Basta!” al suo governo.E nel 2008 abbiamo supportato il candidato del centrosinistra.Fin’ora siamo stati molto cauti nel valutare l’impudico scandalo sessuale che lo ha recentemente coinvolto. Preferiamo giudicarlo su questioni molto più sostanziose: il conflitto d’interessi tra le sue attività ed il suo ruolo politico e le sue prestazioni da Presidente del Consiglio. Gli eventi di questa settimana hanno lanciato un’oscura luce sul primo. La ripresa di diverse cause riguardanti lui ed i suoi soci, più una serie di altre questioni finanziarie e legali stanno distraendo il governo dalle sue responsabilità.Ed il danno è visibile. Nonostante la recente crisi, la recessione, l’attenzion sulle difficoltà economiche del paese si è estinta. E nonostante l’ammirevole crescita delle piccole aziende del nord, l’Italia continua malamente a perseverare nel suo immobilismo. Nel terzo quarto del 2009 il suo PIL è sceso al di sotto della media europea e si calcola che perderà 5 punti entro la fine del 2009. E Berlusconi è stato scandalosamente dilatorio nel dare risposte. A lungo ha negato che il paese sarebbe scivolato in una nuova recessione. Ha usato la difficile situazione finanziaria per giustificare gli scarsi aiuti fiscali, ben inferiori a quelli promossi dagli altri paesi europei. A differenza di altri politici, ben più seri, non è stato in grado di incoraggiare le riforme necessarie per favorire la ripresa di competitività del paese.
Il terzo governo Berlusconi ha inoltre perseguito un’eccentrica politica estera: accogliendo Putin, Gheddafi (questa settimana è toccata ad un nuovo dittatore, il leader bielorusso Alyaksandr Lukashenka. Sotto il governo Berlusconi l’Italia continua a perdere peso in Europa e nel Mondo.
In parte, grazie alle sue macchinazioni, il paese è sprovvisto di degni successori. “E’ meglio rimanere immobili con lui, che navigare nel caos con un nuovo leader” pensano in molti. Ma chi tra i vari ipotetici successori (Fini, Casini, Bersani) prenderà il suo posto dovrà portare a termine le trasformazioni che Berlusconi ha fermato il giorno della sua ascesa al potere. Se il Cavaliere uscisse di scena, oggi l’Italia sarebbe un paese migliore.
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"Silvio, your time is up". E' il titolo dell'editoriale da domani in edicola su quel perverso settimanale britannico, ogni giorno più sovversivo ed antidemocratico, ai più noto col nome "The Economist". Appena lo avrò tra le mani, vi renderò partecipi. Stay tuned.
Nel frattempo, rinfresciamoci la memoria con alcune copertine in cui il periodico più ROSSO che ci sia insulta il buon nome del Caro Leader e quindi del nostro Paese.
Incontro con il celebre urlatore Ricca ma povero...
Ammetto che mi aspettavo un uomo più umile, diverso dal pancione orgoglioso che ha comiziato per tre ore davanti ad una platea piuttosto prevedibile, fatta di (1)proletari delusi, (2)professori nostalgici -si notino le sciarpe amaranto o color "pace"- e (3)studenti obbligati da... (vedi il punto 2). Anzi, forse gran parte del pubblico era composta da questi ultimi. Lo show inizia verso le 19.40, telegrafica e condivisibile introduzione di tale avv. Angiuli, che si limita a presentare il personaggio nella sua veste più folcloristica. Microfono a Ricca. La sua arringa è come sempre tanto saccente ed altrettanto capziosa. L'inganno sta nel vecchio trucco caro all'amico Grillo, parli di un fatto, ne enfatizzi alcuni elementi e ne nascondi altri, così che i primi ne risulteranno consolidati. Ed in molti ci cascano... Con questo non nego di essermi divertito nell'aver visto i suoi post su youtube... le tragicommedie del già triste di suo Fassino, dell'inesorabile Vespa o del criptico Dell'Utri. Ma il divertimento termina quando persino il mio elastico senso del pudore supera la soglia massima di sopportazione: un anonimo giovanotto si alza in piedi, impugna il microfono per accostare Ricca a Falcone -invitandolo a munirsi di guardie del corpo. Si continua, dal pubblico, quello che "fonte ricca", si ritiene il solo 20% d'italia che s'informa ("correttamente"), e che quindi dovrebbe saper fare domande un pochino più incalzanti. Quindi arrivano quesiti tipo "ma ricca è più grillo, o grillo è più ricca?", discussioni incredibili sull'antropomorfizzazione di non ho ben capito cosa cosa -e qui l'amico di Ricca, Franz, scoppia in una risata fragorosa, emblema della ridicola presunzione di cultura che questa gente ha. Se dovessi fare un film su di loro, di sicuro lo intitolerei "grossi e mosci". Mi torna in mente la scena di "Io & Annie" in cui Allen, in fila per il botteghino del cinema, impreca contro il professore ermeneuta che, alle sue spalle, definisce "indulgente" il Satyricon di Fellini. Stessa inutilità, stesse risate[barra]bestemmie. Riprende la discussione... Ricca torna sui cavalli di battaglia "Mondadori" e "Dell'Utri". Orgoglioso di tanta spocchiosità urlata a squarciagola per le vie di milano, gli faccio notare una cosa. "Ma per persone "democratiche" come voi, hanno un senso parole come "garantismo" e "presunzione d'innocenza?" (la cassazione deve ancora esprimersi su entrambi). Ricca mi risponde, gentile ma infastidito, dicendo che ero distratto e che aveva parlato "anche" (ma dove?*) di un'altra sentenza relativa a Dell'utri per cui c'è la sanzione definitiva e comunque "la mia (cioè la sua) è un'opinione sindacabile". Insomma, la stessa risposta che darebbe chiunque (eccezion fatta per mio zio testimone di Geova). Iniziano i primi mugugni a mio carico (smettila che non la vinci, etc...). Tanto mi ricordano i lacchè di quei "berlusconiani di serie B" che il nostro coraggioso paladino affronta quotidianamente. Si arriva alla commissione Mitrokin, e qui il populismo di Pierino da il meglio di se. "Una commissione studiata a tavolino per delegittimare l'ex maggioranza". Ma quando gli faccio notare tre cose -Prodi ha sempre rifiutato di testimoniare, Prodi s'è limitato a querelare Guzzanti (esattamente come fa Berlusconi), cinque persone legate alla commissione sono morte ed una sesta (Scaramella) è in carcere per diffamazione- mi liquida dicendo "non c'è tempo, che ci vorrebbe una serata dedicata al tema e di nuovo, è solo il mio parere discutibilissimo". Qui una risposta alla Bruno Vespa, insomma. Il tutto condito dalle aggraziate urla alle mie spalle "ma smettila, andiamo avanti". Andare avanti? Con gente che per 3 ore ha centellinato i peli di Berlusconi negli anni 70? A me sembra difficile. Insomma, me ne sono andato con una certa amarezza. Non per Ricca. Lui rimane un uomo presuntuoso, è il suo marchio d'altronde, ma anche educato, lascia parlare ed ammette pubblicamente, anche se con parzialità, i suoi limiti (mai i travisamenti), ma dalla gente con cui ha scelto di circondarsi e che non ha saputo diventare migliore del popolo che con tanta veemenza accusa. Troppo diversa, Troppo colta troppo migliore, troppo incapace di ragionare con discernimento. Troppo identica. Una coscienza nelle mani di un solo uomo è coscienza sprecata, mille coscienze nelle mani dello stesso diventano una dittatura. E che importa se sia di destra o di Ricca?
In questo blog non leggete da tempo quei vivaci epiteti sul modus operandi del Governo,tanto cari allo zuccone nazionale, o indispensabili per corroborare i piagnistei grilleschi. Non per ripensamenti, senso di colpa, od improvvisa conversione al berlusconesimo (il mio giudizio sull’affidabilità diplomatica del premier rimane lo stesso che darei al cirque du soleil) ma la proposta di intitolare una strada ad una persona solamente perché genitrice del Presidente del Consiglio sembra molto più di una semplice bizzarria. Il sogno infantile di trasformare il paese in cui si è stati eletti (e da cui un giorno o l'altro si verrà deposti) nella pinacoteca di famiglia. Dove tutto testimonia la grandezza del proprio ego. Non la bontà del proprio lavoro.
Un bel libro che aiuta a comprendere alcune tra le principali problematiche scientifiche contemporanee. La paura per il nucleare, l'importanza del petrolio. Meglio Al Gore o gli scettici. Un'opera comprensibile e gradevole come poche.
Andreotti, Fanfani, Rumor ed un’altra dozzina di potenti dovrebbero essere trascinati sul banco degli imputati e qui accusati di una quantità sterminata di reati. Indegnità, disprezzo per i cittadini,manipolazione del denaro pubblico. Intrallazzo con i petrolieri, con gli industriali con i banchieri, collaborazione con la CIA, uso illegale di enti come il SID. Responsabilità nelle stragi di Milano, Brescia, Bologna, almeno in quanto colpevoli dell’incapacità di colpirne gli esecutori. Distruzione paesaggistica ed urbanistica dell’Italia. Responsabilità nella degradazione antropologica degli italiani. Responsabilità dell’esplosione selvaggiadella cultura di massa e dei mass media. Corresponsabilità della stupidità delittuosa della televisione. Senza un simile processo penale è inutile sperare che ci sia qualcosa da fare per il nostro paese. E’ chiaro infatti che la rispettabilità di alcuni o la moralità di altri non servono a nulla.
(Pier Paolo Pasolini, Corriere della Sera, Giugno 1976)
MASSIMO D'ALEMA, the man with the iron moustache, was once a leading light in Italy's now defunct Communist party.He abandoned communism 20 years ago but is still the most leftwing premier Italy has had since 1945.He is familiar with the dark arts of Italian political intrigue, having conspired to replace Romano Prodi..., his colleague, as premier in 1998. Critics accuse him of anti-US and anti-Israeli bias. (FT)