"Silvio, your time is up". E' il titolo dell'editoriale da domani in edicola su quel perverso settimanale britannico, ogni giorno più sovversivo ed antidemocratico, ai più noto col nome "The Economist". Appena lo avrò tra le mani, vi renderò partecipi. Stay tuned.
Nel frattempo, rinfresciamoci la memoria con alcune copertine in cui il periodico più ROSSO che ci sia insulta il buon nome del Caro Leader e quindi del nostro Paese.
Incontro con il celebre urlatore Ricca ma povero...
Ammetto che mi aspettavo un uomo più umile, diverso dal pancione orgoglioso che ha comiziato per tre ore davanti ad una platea piuttosto prevedibile, fatta di (1)proletari delusi, (2)professori nostalgici -si notino le sciarpe amaranto o color "pace"- e (3)studenti obbligati da... (vedi il punto 2). Anzi, forse gran parte del pubblico era composta da questi ultimi. Lo show inizia verso le 19.40, telegrafica e condivisibile introduzione di tale avv. Angiuli, che si limita a presentare il personaggio nella sua veste più folcloristica. Microfono a Ricca. La sua arringa è come sempre tanto saccente ed altrettanto capziosa. L'inganno sta nel vecchio trucco caro all'amico Grillo, parli di un fatto, ne enfatizzi alcuni elementi e ne nascondi altri, così che i primi ne risulteranno consolidati. Ed in molti ci cascano... Con questo non nego di essermi divertito nell'aver visto i suoi post su youtube... le tragicommedie del già triste di suo Fassino, dell'inesorabile Vespa o del criptico Dell'Utri. Ma il divertimento termina quando persino il mio elastico senso del pudore supera la soglia massima di sopportazione: un anonimo giovanotto si alza in piedi, impugna il microfono per accostare Ricca a Falcone -invitandolo a munirsi di guardie del corpo. Si continua, dal pubblico, quello che "fonte ricca", si ritiene il solo 20% d'italia che s'informa ("correttamente"), e che quindi dovrebbe saper fare domande un pochino più incalzanti. Quindi arrivano quesiti tipo "ma ricca è più grillo, o grillo è più ricca?", discussioni incredibili sull'antropomorfizzazione di non ho ben capito cosa cosa -e qui l'amico di Ricca, Franz, scoppia in una risata fragorosa, emblema della ridicola presunzione di cultura che questa gente ha. Se dovessi fare un film su di loro, di sicuro lo intitolerei "grossi e mosci". Mi torna in mente la scena di "Io & Annie" in cui Allen, in fila per il botteghino del cinema, impreca contro il professore ermeneuta che, alle sue spalle, definisce "indulgente" il Satyricon di Fellini. Stessa inutilità, stesse risate[barra]bestemmie. Riprende la discussione... Ricca torna sui cavalli di battaglia "Mondadori" e "Dell'Utri". Orgoglioso di tanta spocchiosità urlata a squarciagola per le vie di milano, gli faccio notare una cosa. "Ma per persone "democratiche" come voi, hanno un senso parole come "garantismo" e "presunzione d'innocenza?" (la cassazione deve ancora esprimersi su entrambi). Ricca mi risponde, gentile ma infastidito, dicendo che ero distratto e che aveva parlato "anche" (ma dove?*) di un'altra sentenza relativa a Dell'utri per cui c'è la sanzione definitiva e comunque "la mia (cioè la sua) è un'opinione sindacabile". Insomma, la stessa risposta che darebbe chiunque (eccezion fatta per mio zio testimone di Geova). Iniziano i primi mugugni a mio carico (smettila che non la vinci, etc...). Tanto mi ricordano i lacchè di quei "berlusconiani di serie B" che il nostro coraggioso paladino affronta quotidianamente. Si arriva alla commissione Mitrokin, e qui il populismo di Pierino da il meglio di se. "Una commissione studiata a tavolino per delegittimare l'ex maggioranza". Ma quando gli faccio notare tre cose -Prodi ha sempre rifiutato di testimoniare, Prodi s'è limitato a querelare Guzzanti (esattamente come fa Berlusconi), cinque persone legate alla commissione sono morte ed una sesta (Scaramella) è in carcere per diffamazione- mi liquida dicendo "non c'è tempo, che ci vorrebbe una serata dedicata al tema e di nuovo, è solo il mio parere discutibilissimo". Qui una risposta alla Bruno Vespa, insomma. Il tutto condito dalle aggraziate urla alle mie spalle "ma smettila, andiamo avanti". Andare avanti? Con gente che per 3 ore ha centellinato i peli di Berlusconi negli anni 70? A me sembra difficile. Insomma, me ne sono andato con una certa amarezza. Non per Ricca. Lui rimane un uomo presuntuoso, è il suo marchio d'altronde, ma anche educato, lascia parlare ed ammette pubblicamente, anche se con parzialità, i suoi limiti (mai i travisamenti), ma dalla gente con cui ha scelto di circondarsi e che non ha saputo diventare migliore del popolo che con tanta veemenza accusa. Troppo diversa, Troppo colta troppo migliore, troppo incapace di ragionare con discernimento. Troppo identica. Una coscienza nelle mani di un solo uomo è coscienza sprecata, mille coscienze nelle mani dello stesso diventano una dittatura. E che importa se sia di destra o di Ricca?
In questo blog non leggete da tempo quei vivaci epiteti sul modus operandi del Governo,tanto cari allo zuccone nazionale, o indispensabili per corroborare i piagnistei grilleschi. Non per ripensamenti, senso di colpa, od improvvisa conversione al berlusconesimo (il mio giudizio sull’affidabilità diplomatica del premier rimane lo stesso che darei al cirque du soleil) ma la proposta di intitolare una strada ad una persona solamente perché genitrice del Presidente del Consiglio sembra molto più di una semplice bizzarria. Il sogno infantile di trasformare il paese in cui si è stati eletti (e da cui un giorno o l'altro si verrà deposti) nella pinacoteca di famiglia. Dove tutto testimonia la grandezza del proprio ego. Non la bontà del proprio lavoro.
Un bel libro che aiuta a comprendere alcune tra le principali problematiche scientifiche contemporanee. La paura per il nucleare, l'importanza del petrolio. Meglio Al Gore o gli scettici. Un'opera comprensibile e gradevole come poche.
Andreotti, Fanfani, Rumor ed un’altra dozzina di potenti dovrebbero essere trascinati sul banco degli imputati e qui accusati di una quantità sterminata di reati. Indegnità, disprezzo per i cittadini,manipolazione del denaro pubblico. Intrallazzo con i petrolieri, con gli industriali con i banchieri, collaborazione con la CIA, uso illegale di enti come il SID. Responsabilità nelle stragi di Milano, Brescia, Bologna, almeno in quanto colpevoli dell’incapacità di colpirne gli esecutori. Distruzione paesaggistica ed urbanistica dell’Italia. Responsabilità nella degradazione antropologica degli italiani. Responsabilità dell’esplosione selvaggiadella cultura di massa e dei mass media. Corresponsabilità della stupidità delittuosa della televisione. Senza un simile processo penale è inutile sperare che ci sia qualcosa da fare per il nostro paese. E’ chiaro infatti che la rispettabilità di alcuni o la moralità di altri non servono a nulla.
(Pier Paolo Pasolini, Corriere della Sera, Giugno 1976)
MASSIMO D'ALEMA, the man with the iron moustache, was once a leading light in Italy's now defunct Communist party.He abandoned communism 20 years ago but is still the most leftwing premier Italy has had since 1945.He is familiar with the dark arts of Italian political intrigue, having conspired to replace Romano Prodi..., his colleague, as premier in 1998. Critics accuse him of anti-US and anti-Israeli bias. (FT)
Da qualche giorno sono redattore della più simpatica, ma anche volgare, qualunquistica e diffamante rubrica online. Si perché oggi non si può diventare simpatici senza prima essere tutte quelle cose lì, insieme. L'ho intitolata "Zoo Fasano". La aggiornerò plurisettimanalmente (spero), risponderò ad ogni quesito (sensato). Per ogni altra informazione contattate il mio avvocato. L'indirizzo email per contribuire è zoo@gofasano.it. Qui la prima pubblicazione. Qui il link generico dedicato all'iniziativa.
Nel Primo Emendamento i Padri Fondatori hanno dato alla stampa la protezione che essa deve avere per svolgere il suo ruolo essenziale nella nostra democrazia. La stampa deve servire ai governati, e non ai governanti. Il potere del governo di censurare la stampa è stato abolito perché la stampa rimanesse per sempre libera di criticare il governo. La stampa è stata protetta in modo che possa scoprire i segreti del governo e informare la gente.
Tante belle parole, diverse biografie, un paio di discorsi indimenticabili e qualche gag televisiva.Ci sono altri criteri con cui l’Accademia di Svezia ha assegnato il Nobel più ambito? Quello finito sul collo di M.L. King o Mandela – giusto per fare un paio di nomi. Eppure quest’anno è toccata a “Mr. Hope”, il signor Speranza: il primo presidente nero d’occidente, l’ex mussulmano, dal cognome Hussein, salito al soglio della Casa Bianca. Una bella storia. Quasi una favola. Poco altro. Forse null’altro.
Obama ha un volto pulito, un corpo dinamico, una compostezza telegenica. Quella del politico brillante da cui in ogni istante potresti aspettarti l’intuizione più intelligente. Insomma, quello che serviva per riabilitare l’immagine nazionale dopo l’impossibile esperienza G.W.Bush. E per alzare lo share del David Letterman. Per quanto riguarda l’ultimo caso “mission accomplished”. Ma era davvero lui l’uomo di cui avevamo bisogno perrisolvere definitivamente la questione terrorismo, con cui buttarci alle spalle l’inenarrabile tragedia dell’11 Settembre? Probabilmente non molto poteva essere fatto in così poco tempo. Certamente molto, molto di più. Incominciando da un adattamento del “Patriot Act”, l’emendamento frettolosamente stilato dopo l’attentato alle Twin Towers che permette ai servizi segreti di intrufolarsi senza autorizzazione nelle vite di tutti i cittadini statunitensi e di limitare la libertà di chiunque sia accusato di “terrorismo”. Obama lo ha più volte menzionato quando si trattava di giustificare detenzioni prolungate nel carcere di Guantanamo. Altra nota dolente. Il programma elettorale prevedeva la chiusura del carcere sull’isola di Cuba entro Gennaio. La cosa non si farà. Ed il ritiro dall’ Iraq? Non se ne parla. Nemmeno in Tv. L’afghanistan? Pochi giorni fa è stato festeggiato l’ennesimo bombardamento, il 42° (quarantaduesimo) presto all’interminabile party mediorientale potrebbero aggregarsi altri 30.000 soldati. Richieste da Generali. Le risposte le darà solo lui. Nel frattempo continua a bombardare, ma cambiando nazione e pure continente. L'importante è che i suoi "sforzi straordinari volti a rafforzare diplomazia e cooperazione" non si discutano. Nemmeno oggi che ha rifiutato d'incontrare un suo collega di Nobel, il Dalai Lama. Più importante lisciare il pelo alla "diplomatica" e "cooperativa" Cina.
Al mondo va bene così.Così come andava bene Kennedy, il bello bellissimo, ma meno fortunato. Lui ha vinto solamente un Pulitzer. In compenso ha appoggiato un certo McCarty, s'è fatto appoggiare dalla mafia e s'è inventato una guerra. In Vietnam. La più atroce ed insensata degli ultimi 50 anni. Anche questo non importa a nessuno, se non alla storia. Stiamo sempre parlando di un sogno, per noi italiani un miraggio, per le TV più di un diplomatico, una rockstar. Da oggi persino del Premio Nobel per la Pace. E’ vero, ci sono passati anche Kissinger ed Arafat. Non lamentiamoci.
Avrei potuto scriverne prima. Ho preferito che due giorni dissipassero il fragore per l’inatteso, che allo shock si sostituisse quella ragionevolezza che il solo, oggi un po’ vile, consumarsi dei giorni può infondere. Non è stata la prima volta, ciò nonostante ha fatto male, era preventivabile eppure ci coglie impreparati. La guerra, per chi la segue da lontano, è soprattutto questo: un’intrusione nelle nostre rasserenanti abitudini prima ancora che una cieca lotta contro il nemico. Un siluro che parte da lontano, spesso non sappiamo nemmeno con precisione da dove, da chi, perché. Eppure deflagra comunque, allo stesso modo. E la società, investita nei suoi comodi abiti tra tweed e sempliciotteria, risponde nella sola maniera che le è consona: si spacca, sbraita, straparla… di geopolitica, di etica, di storia,di valori, di opportunismo e vigliaccheria, di coraggio ed occidente, di nazione. Dei nostri soldati, sacerdoti della democrazia votati alla difesa di entità supreme, trascendentali ed incontestabili: “patria” e “dovere” le chiamano.Oppure mercenari, vittime del servilismo politico, quei cortigiani che pur di accontentare “il signore di tutti gli stati”, non si commuovono nel mandare migliaia di figli, padri e mariti là dove la pietas umana sembra non essere mai arrivata. Merito di questi "nuovi mostri", guerriglieri spietati, fanatici e privi di scrupoli. Talebani, Mujaheddin,Terroristi. Oppure amici dimenticati, che fino a pochi anni fa eravamo noi stessi a finanziare come pratico tampone contro il comune nemico rosso. Di quegli aiuti restano testimoni le migliaia di container, usati per il trasporto armi, oggi sparpagliati per l’intero Afghanistan ed adibiti alla mansione di case o prigioni. Di questa storia possiamo farne a meno. Ed a meno ne facciamo. Abbiamo le nostre emozioni a confortarci, le nostre ragioni, la nostra televisione. Le sole accettabili. E poi c'è la nostra umanità di cui, appunto, siamo i soli depositari.