sabato | by Stefano Reves S. | , ,


the only motto:
FREE TIBET, NOW!

2008...
yes, we can
yes, we must
...now!



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giovedì | by domenico



Problem solving:
I problemi si risolvono a valle


Ci mancava solo lui, Mr prezzi! Antonio Lirosi, dal curriculum rispettabilissimo, è il nuovo paladino dei cittadini. Signori non disperate se il vostro potere d'acquisto sta diminuendo, e se gli stipendi non aumentando risentono dell'inflazione, da qualche settimana grazie al nuovo garante, oltre ad essere piu' tutelati, recupereremo anche il maltolto.
Ironia a parte, viene da chiedersi, il motivo per il quale si continuano ad "inventare" authority, per tutelare i piu disparati diritti, invece che, colpire i problemi dalla radice, con poteri e sanzioni reali.
Sembra assurdo ma in Italia, attualmente ci sono circa 15 authority, e risulta addirittura difficoltoso individuarle tutte, sia chiaro che, ognuna di esse, è dotata di un proprio apparato amministrativo. Partendo dal presupposto che settori vitali, meritano un'attività di vigilanza e garanzia peculiare, viene da chiedersi se frammentando i diversi settori(e limitandone i poteri) si raggiunge l'obiettivo, oppure, sarebbe opportuno e preferibile centralizzare un'unica e forte autorità centrale, con poteri sostanziali e forti.
Oggi abbiamo Consob,Isvap,Antitrust,Cnipa(informatica nelle PA),Agcom, e ancora le autority relative a elettricità e gas,privacy,fondi pensione,lavori pubblici, inolre esiste il garante del contribuente per il fisco e la burocrazia,per le società no-profit e onlus,per le fondazioni bancarie, per i trasporti, quella che tutela i diritti dei detenuti, e per finire quella guidata da Mr Prezzi...
Per rifletterci su, vi riporto la famosa storiella della "gara di canoa":

-Una società italiana ed una giapponese decisero di sfidarsi annualmente in una gara di canoa, con equipaggio di otto uomini.
Entrambe le squadre si allenarono e quando arrivo' il giorno della gara ciascuna squadra era al meglio della forma, ma i giapponesi vinsero con un vantaggio di oltre un chilometro.
Dopo la sconfitta il morale della squadra italiana era a terra.
Il top management decise che si sarebbe dovuto vincere l'anno successivo e mise in piedi un gruppo di progetto per investigare il problema.
Il gruppo di progetto scopri' dopo molte analisi che i giapponesi avevano sette uomini ai remi e uno che comandava, mentre la squadra italiana aveva un uomo che remava e sette che comandavano.
In questa situazione di crisi il management dette una chiara prova di capacita' gestionale: ingaggio' immediatamente una società di consulenza per investigare la struttura della squadra italiana.
Dopo molti mesi di duro lavoro, gli esperti giunsero alla conclusione che nella squadra c'erano troppe persone a comandare e troppe poche a remare.
Con il supporto del rapporto degli esperti fu deciso di cambiare immediatamente la struttura della squadra. Ora ci sarebbero stati quattro comandanti, due supervisori dei comandanti, un capo dei super visori e uno ai remi.
Inoltre si introdusse una serie di punti per motivare il rematore: "Dobbiamo ampliare il suo ambito lavorativo e dargli più responsabilita' ".
L'anno dopo i giapponesi vinsero con un vantaggio di due chilometri.
La società italiana licenzio' immediatamente il rematore a causa degli scarsi risultati ottenuti sul lavoro, ma nonostante ciò pagò un bonus al gruppo di comando come ricompensa per il grande impegno che la squadra aveva dimostrato.
La società di consulenza preparo' una nuova analisi, dove si dimostrò che era stata scelta la giusta tattica, che anche la motivazione era buona, ma che il materiale usato doveva essere migliorato.
Al momento la società italiana e' impegnata a progettare una nuova canoa-.


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martedì | by domenico



Le pastiche de Societe Generale
"Profumo" d'affari..
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E' il 25 gennaio, quando si viene a scoprire tramite le varie agenzie di stampa, che la seconda banca di Francia, Societe Generale, ha scovato una truffa interna, dove, un abile broker ha causato una notevole esposizione, ai danni dell'istituto, sull'indice Euronext scommettendo su future e derivati.
La memoria riporta immediatamente al crack della pregiatissima "Banca della regina", ormai defunta Berings, quando Leeson, un suo operatore, dagli uffici di Singapore causo' perdite di 1,4 miliardi di dollari alla banca, e quindi la conseguente insolvenza, per aver malamente operato sul mercato dei derivati di Hong Kong.
Ma "il rimandare" è un' operazione "automatica" della memoria, non controllata nella sua immediatezza, dalla ragione. Esatto, perchè la ragione , e i successivi rumors, hanno portato alla luce fatti ben piu sconcertanti di una semplice "truffa".
Infatti si apprende ad oggi che, Jerome kerviel, ha operato "indisturbato", fino ad esporre la banca con 50 miliardi di euro, riuscendo ad eludere i controlli inforamtici interni, i controlli dei sistemi di vigilanza interbancari, la Banca Centrale Francese, grazie esclusivamente, alle sue competenze informatiche, accumulate durante gli anni passati nel backoffice di Socgen, proprio nei sistemi di monitoraggio interni.
Stop, un attimo. Puo' essere possibile tutto cio'? Puo' un perfetto mr "x" affossare un banca del genere, solo grazie alle sue capacità informatiche, e per il solo intento di "fare carriera", ovvero dimostrare le sue capacita di trading?? Ovviamente no.
Perchè lentamente viene fuori che l'Euronext aveva ampiamente avvisato il CDA di Socgen della "sproporzionata" esposizione sul mercato dei derivati, inoltre si apprende che la stessa banca abbia importanti affari legati alla crisi dei subprimes americani(denunciata esposizione per 2 mld).
Quindi si potrebbe pensare che la perdita di 5 miliardi di euro imputata a Kerviel, sia in realtà un toppa, un anzi un tappo, per non evidenziare quanto la Socgen sia coinvolta nella crisi americana, tale da far avere ripercussioni anche sul mercato europeo, che fino ad oggi è indicato da tutti come sano, o meglio, toccato solo marginalmente dal marasma USA.
Ma puntualmente Kerviel ammette di non essere stato il solo a "oscurare" tali operazioni, ma che godevano del benestare di "qualcuno", e soprattutto una banca "esperta in derivati" non puo non accorgersi di un coinvolgimento in Euronext del genere in 2 giorni, perchè per arrivare a tale livello ci vogliono mesi! Il quadro poi assume tinte ancora piu oscure, quando si scopre che un membro del CDA
Robert Day, ha venduto pochi giorni prima dello shock, 90 mln di euro di titoli della stesa Socgen.
Che sia stato un mega-piano, di qualche oscuro dirigente, tramite hedge found, sperduto dei paradisi fiscali, per fare soldi a palate, per poi fare ricadere tutto su un insulso trader interno(e sugli azionisti,ndr)?
Purtroppo difficilmente lo scopriremo, intanto i Manager dopo essersi visti respingere le dimissioni, stanno cercando di rimettere in piedi la banca, che ha accusato forti svalutazioni.
Per questo a Parigi c'è uno strano Profumo nell'aria, probabilmente quel Profumo si chiama Alessandro, l'AD di Unicredit, il colosso italiano, che è in piena campagna acquisti da svalutazioni. Infatti, nonostante le smentite, Profumo è realmente intenzionato ad espandere il suo impero, e dopo aver sondato il terreno USA, per Merril Linch, punta gli occhi su Societe Generale.
Dunque, per i francesi una grossa batosta, in ambito finanziario, per il quale in tanti si muovono su diversi fronti, ma l'impressione è che la partita sia ancora da giocare.


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domenica | by domenico



"Responsabilità" o "populismo"?
tante domande poche certezze...

Prodi, non ce l'ha fatta, nonostante il richiamo alla responsabilità istituzionale, il suo appello è caduto nel vuoto. Egli richiamava alla compattezza i suoi, anche ricordando l'attuale situazione nazionale(egregiamente descritta nel mahjong all'italiana), ma i "saltimbanchi" dell'udeur e i "pulcini" diniani hanno decretato la fine di questa esperienza di governo; adesso , dunque, quali scenari si prospettano dinnanzi ai nostri occhi??Bene, le domande sono tantissime ma le risposte, come sempre, scarseggiano.
Sarebbe opportuno un governo tecnico, oppure la cosa migliore è andare alle elezioni??
In questo senso due riflessioni sorgono spontanee, ovvero:
Ha senso ritornare alle urne per formare un parlamento deciso dalle segreterie dei partiti??
La nuova maggioranza avrebbe i numeri necessari anche al senato??
Non sarebbe, a mio parere, auspicabile un governo composto da personalità illustri come Monti, Draghi, Bassanini, Vaciago, Boeri , giustappunto per redarre un testo comune di riforma elettorale con soglia di sbarramento adeguata, premio di maggioranza anche al senato, e soprattutto il ritorno delle "preferenze"??
Ovvio, poi, sarebbe proprio il massimo se lo stesso governo tecnico mettesse mani anche all'impostazione istituzionale italiana, cercando di eliminare il bicameralismo perfetto, riducendo il numero dei parlamentari, conferendo maggiori poteri al premier...ops, scusate sto divagando da inguaribile ottimista, dimentico di vivere nella repubblica delle Banane, ormai tristemente nota in tutto il mondo.
Torniamo ai nostri questiti...
Berlusconi realmente otterrebbe la maggioranza anche al senato, sufficente per governare, per arginare i soliti tiratori scelti onnipresenti in ogni coalizione??
E Mr "ma anche" Veltroni, con il suo charme da salvatore della patria, riuscirebbe, in campagna elettorale, a far passare in secondo piano, la pessima eredità, che, in termini d'immagine, gli ha lasciato Prodi??
E l'elettorato di centro destra, si sente ancora rappresentato dall'eterno Berlusconi? Ricordiamo che solo poche settimane fa, lui, Fini e Casini non si guardavano piu in faccia...ah, già scusate anche stavolta richiamavo alla moralità politica, dimenticando la nostra amata repubblica(con la "r" minscola).
Tante domande, pochissime risposte, e mentre la nostra classe politica si accapiglia, e incartapecorisce le istituzioni, il paese va in malora.
W le banane!


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martedì | by domenico



Mahjong all’italiana…

Tecniche di disfattismo qualunquista

Inizio la mia attività di blogger ringraziando l’amico Stefano, per l’ospitalità, anche se virtuale, nel suo blog, ed auspicando che insieme si possano raggiungere risultati interessanti sul piano dell’informazione e degli “spunti socio-culturali”. L’ intento, infatti, sarà quello di stimolare e pungolare le fervide menti della blogserfa, senza soffermarsi sull’aspetto meramente cronachistico della realtà rilevata, ma ponendo attenzione verso quei lati meritevoli, oltre chè dell’attenzione, anche, e soprattutto, della “ragione” di chi legge.
Non è consuetudine, nel mio modo di fare e di pensare, adottare il disfattismo come pregiudizio base nell’analisi dei fatti, ma è quanto, superficialmente, emergerà da questa simpatica e goliardica (non troppo) operazione che mi appresto a presentare.
Prendo spunto dal celebre gioco del “Mahjong”, dove, comunemente, vengono utilizzate le tessere da domino, che presentano alle 2 estremità un numero; affinché sia possibile affiancare un'altra tessera è necessario che quest’ ultima presenti, ad una delle 2 estremità, un numero coincidente con la tessera alla quale ci si affianca.
Il mio scopo sarà giocare al mahjong “all’italiana”, cercando di “intessere” tutte le contraddizioni e i fattacci che ci rendono protagonisti nel mondo, bene…comincio!!
E come non farlo partendo dalla,ormai mitica, “monnezza".
In tutto il mondo parlano della MONNEZZA campana chiedendosi come mai ancora nessuno degli amministratori abbia dato le DIMISSIONI;
Le DIMISSIONI le ha date (finalmente ndr)il MINISTRO Mastella, dopo che l’intero udeur campano (moglie compresa) è risultato sotto indagine ed ai domiciliari;
Intanto in Parlamento, sempre per la monnezza, il MINISTRO Pecoraro ha evitato la sfiducia per un soffio, mettendo definitivamente il GOVERNO in crisi;
Crisi di governo continuamente accentuata dal ministro DI PIETRO, per le sue esternazioni in ambito giudiziario, dimenticando che lui è ministro del dicastero delle INFRASTRUTTURE;
A proposito di INFRASTRUTTURE che latitano da decenni, Ricordiamo i principali vettori di trasporto nazionale:ALITALIA e TRENITALIA;
Nonostante gli aumenti tariffari, TRENITALIA è sempre inefficiente e soprattutto in rosso, ne frattempo la “compagnia di bandiera” ALITALIA sta per essere ceduta;
ALITALIA
, azienda tecnicamente fallita da anni è in preda alle follie dei sindacati, TRENITALIA che vede maturare il suo mostruoso debito,cosa hanno in comune?? In passato hanno avuto lo stesso amministratore CIMOLI;
CIMOLI
che percepisce una buona uscita (calcio in culo,ndr) per lasciare Alitalia dal fidato amico PRODI;
PRODI che ormai è sempre rammaricato, non digerisce l’ascesa del suo successore VELTRONI;
VELTRONI
che progetta la nuova legge elettorale con BERLUSCONI, per far fuori i piccoli partiti e per evitare il referendum;
BERLUSCONI
, ormai affranto dall’impossibilità di essere immortale, non si perde d’animo ed attacca il ddl GENTILONI sulla riforma delle tv;
Il ministro GENTILONI che si appresta a prepare il solito pastiche con il Wimax, in quanto includenella gara d’asta anche le compagnie telefoniche,in evidente CONFLITTO D’INTERESSE;
Il CONFLITTO D’INTERESSE è il comune denominatore della Borsa italiana, che intanto vede riverberarsi su tutti gli indici gli effetti negativi della crisi-mutui americani, dove sono coinvolte anche BANCHE italiane;
BANCHE
italiane, che intanto spacciando “derivati” come fossero bancomat, hanno indebitatomezza classe imprenditoriale e tantissimi enti pubblici, ormai in fase di FALLIMENTO….
Sarebbe opportuno fermarsi qui, anche perché le cose dette sono troppe, la carne al fuoco è tanta, e la pazienza comincia a scarseggiare.


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venerdì | by Stefano Reves S. | , , ,


La verità sull'Iran
Dal New York Times, 17/01/08,
articolo di William O Beeman, traduzione di Stefano Reves

‘’Bush reclama unità contro l’Iran, nel frattempo già d’accordo a cooperare con l’Agenzia Nucleare’

Il Presidente Bush continua a colpire un cavallo morto con i suoi tentativi di persuadere il mondo arabo a prendere una posizione ostile nei confronti dell'Iran.

Gli stati arabi della regione di Golfo sono legati profondamente all’ Iran da ataviche cravatte etniche e storiche, in particolare gli Emirati arabi sono ricettacolo per centinaia di milioni di dollari (e di euro) di investimenti iraniani.

Potenti famiglie di commercio attraversano il Golfo, con membri in Iran ed arabia. L'idea che un piccolo jawboning, seppur ad opera di un presidente degli Stati Uniti, possa cambiare configurazioni vecchie di secoli è patentemente assurda.

Come prima cosa, gli Stati Uniti farebbero bene a comprendere la cultura delle regioni nelle quali sperano di mantenere il controllo, per poi lavorare tenendo conto delle mappe culturali esistenti, piuttosto che tentare di far rivoltare contro nazioni come quelle con cui gli iraniani hanno relazioni interdipendenti e di vecchia data.


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mercoledì | by Stefano Reves S. | , ,


dedicato ai ''Sapienzani''
Sul Dialogo...


La democrazia è discussione, ragionare insieme; è, socraticamente, filologia. Chi odia discutere, il misologo, odia la democrazia, forma di governo discutidora. Alla persuasione preferisce l´imposizione. Maestro insuperabile dell´arte del dialogo, cioè della filologia, è certo Socrate, cui si deve la denuncia di due opposti pericoli. Vi sono - dice - "persone affatto incolte", che "amano spuntarla a ogni costo" e, insistendo, trascinano altri nell´errore. Vi sono poi però anche coloro che "passano il tempo nel disputare il pro e il contro, e finiscono per credersi i più sapienti per aver compreso, essi soli, che, sia nelle cose sia nei ragionamenti, non c´è nulla di sano o di saldo, ma tutto va continuamente su e giù". Dobbiamo guardarci da entrambi i pericoli, l´arroganza del partito preso e il tarlo che nel ragionare non vi sia nulla di integro. Per preservare l´onestà del ragionare, deve essere prima di tutto rispettata la verità dei fatti. Sono dittature ideologiche, quelle che li manipolano, travisano o addirittura creano o ricreano ad hoc. Sono regimi corruttori delle coscienze «fino al midollo», quelli che trattano i fatti come opinioni e instaurano un «nichilismo della realtà», mettendo sullo stesso piano verità e menzogna. Gli eventi della vita non sono più «fatti duri e inevitabili», bensì un «agglomerato di eventi e parole in costante mutamento (su e giù, per l´appunto), nel quale oggi può essere vero ciò che domani è già falso», secondo l´interesse del momento (Hannah Arendt). Perciò, la menzogna intenzionale - strumento ordinario della vita pubblica - dovrebbe trattarsi come crimine contro la democrazia. Né intestardirsi, dunque, né lasciar correre, secondo l´insegnamento socratico. Il quale ci indica anche la virtù massima di chi ama il dialogo: sapersi rallegrare di scoprirsi in errore. Chi, alla fine, è sulle posizioni iniziali, infatti, ne esce com´era prima; ma chi si corregge ne esce migliorato, alleggerito dell´errore. Se, invece, si considera una sconfitta, addirittura un´umiliazione, l´essere colti in errore, lo spirito del dialogo è remoto e dominano orgoglio e vanità, sentimenti ostili alla democrazia.
(G.Z. dal Convegno Nazionale del CIDI il 4 marzo 2005)


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martedì | by Stefano Reves S. | , , ,


Annullata la visita del Pontefice alla Sapienza
Quando la libertà diviene Illiberale

Sarà per il passato colmo di misteri (gioventù hitleriana?) e di incarichi ambigui (Prefetto per la dottrina della Fede), sarà per il manto di oscurantistico pensiero che il mondo anticlericale e sinistrorso gli hanno addossato sin dal giorno precedente la salita al soglio Pontificio, sarà perché è semplicemente “The Pope’’, dalle 17.15 di questo pomeriggio anche Lui è ufficialmente vittima delle incapacità (‘’involontà’’) diplomatico-democratiche delle sinistre universitarie. Quelle che assorbono il pensiero di gran parte dei movimenti studenteschi, delle radio e dei dispacci di Ateneo. Quelle cui aderiscono buona parte dei professori italiani nonché insigni rettori (in primis lo stesso di LaSapienza 3, sebbene sia tra i fautori dell’invito al Papa). Quelle che stasera hanno scritto la morale in una favola dal finale tragicomicamente vergognoso. Domattina il Papa non presenzierà all’apertura dell’anno accademico, mentre il mondo Libero e Liberale già da stasera piange per quello che è un vero e proprio scippo del ‘’libero pensiero’’. Un furto gratuito di qualcosa che dovrebbe chiamarsi ragione comune e che, non per nulla, ha come necessità inalienabile quella di far affidamento su termini come confronto e dialogo. E non importa che rischi di presentarsi contrastante o corrosivo. Il dibattito, soprattutto quando avviene tra idee discordi è la più gratificante e riuscita formula di maturazione umana e civile.

Ma il sapere, ovviamente quello vero , come si sa è indiscutibile prerogativa di certi ambienti di sinistra che, compiaciuti per la loro concezione totalitaristica della democrazia… stasera festeggiano per qualcosa che, ci auguriamo, divenga presto un boomerang a danno della loro immagine, domattina persevereranno col difendere qualcosa che non ha diritto di chiamarsi Laicità e forse nemmeno Laicismo e nel dare al dialogo lo stesso valore che il mio fruttivendolo dà a delle pessime banane.


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lunedì | by Stefano Reves S. | ,


Il sonno dell' Espertone genera mostri

Eccomi… non sapevo come, ne con che coraggio ripresentarmi a quello che per un anno e mezzo è stato l'accogliente perno della mia vita digitale. Eccomi… timoroso per quelli che saranno i vostri giudizi, terrorizzato dalla ruggine che inevitabilmente avrò accumulato dopo 9 mesi di silenzio disinteressato (dire disinteressato è dire poco…).

Eh già… 9 mesi… in fondo dire 9 mesi equivale a dire un anno, un anno in cui è successo un po’ di tutto… un anno in cui in fondo non è cambiato molto. Vince Sarkò, nasce il PD, al via le primarie americane, scandalucci scandalini, si impenna il costo della vita, la benzina, l’oro…, solito l’ ostracismo contro airfrance, etc… etc... Insomma… parafrasando il Lampedusa, è necessario che tutto cambi affinché tutto rimanga uguale. Io per primo tenterò di cambiare, provando a garantire continuità a questa creatura, cercando di mantenere intatte le peculiarità che l’hanno contraddistinta in un anno e mezzo di fervida attività. L’onestà intellettuale e la passione disinteressata di un occhio vigile e combattivo. Tenterò, tenteremo... di eguagliare i timidissimi successi che insieme abbiamo racimolato in passato, due pubblicazioni nell’homepage di Libero.it, uno specchio sul quotidiano Repubblica, la partecipazione di personaggi competenti ed autorevoli, ma prima ancora dei suoi lettori.

Se mi volete ancora, eccomi…


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martedì | by Stefano Reves S.


Bayrou le Président

L’ 84,6% dei francesi ha deciso. Bayrou sarà l’erede di Chirac all’Eliseo. No, tranquilli non ho bevuto. Spiego il paradosso. Al secondo turno andranno Royale e Sarkozy, con il candidato gollista con 5 punticini di vantaggio. Tanti si per il primo round, ma in termini assoluti nulla.
Perché se è certo in favore di Sarkozy piomberanno i, modesti, contributi della componente sciovinista di Le pen, il candidato del Fronte nazionale, l ’uomo che ''le camere a gas sono un dettaglio della storia'', il borghezio d’oltralpe per intenderci, è altrettanto ver che les deux poulets dovranno riuscire a convogliare nel proprio stabbio quel restante 35% di francesi
che nel primo turno hanno ripartito il proprio voto tra i tre scaglioni della sinistra trotzkista (4 %), che poca simpatia nutre per il candidato socialista (e tra un po’ diciamo il perché) ed il belloccio, un po’ mastelliano, Bayrou. Mr 18%. L’unica vera incognita. Colui che da solo deciderà da che parte far girare l’agone elettorale. Tra il mascellone, populista ed irascibile Nicolas, o la ridanciana più fasulla della politica europea (mooolto più del cavaliere nazionale) Ségolène.
La riformista che parla solo di tricolore e Marsigliese ed è fermamente contraria ai matrimoni omosessuali (eccovi la risposta). Il punto però è sempre lo stesso, entrambi parlano di ''cambiamento'' ma non propongono alcun modello di società, ne paesi di riferimento da seguire, esprimono valori, ma non presentano programmi. Insomma, alla fine è questa la manfrina: niente idee, solo sentimenti. Bayrou deciderà quali far prevalere.
E noi che ci lamentiamo.


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sabato | by Stefano Reves S.


Telecom e le vestali dell’ italianità

Diciamocelo, lo aspettavamo e da tempo. Alla fine anche Berlusconi si è lasciato investire dalla trottola ‘’Telecom’’. E fin qui tutto normale. Anzi, nel rispetto della legge, sia ben accolta da tutti la volontà del più valido imprenditore italiano di districarsi nel più difficile ginepraio economico europeo. Ad un’ unica, irrinunciabile, condizione. Che al Berlusconi-imprenditore non si preferisca il Berlusconi-Politico, colui che parla di ‘’Italianità’’ prima di mettere sul banco quelle che dovrebbero essere le sole calamite in questa vicenda: competitività aziendale ed un valido piano d’investimenti. Ma, a quanto pare, noi imprenditori e politici italiani siamo belli restii a rimuginare sui nostri errori. Perché la lezione avremmo dovuto impararla tempo fa. Quando l’ultimo Governatore della Banca d’Italia Fazio tentò di ostacolare l’Offerta pubblica d’acquisto dei, loro si forti, olandesi di Abn Amro su Antonveneta, favorendo la scalata di Banca Popolare di Lodi, inconsistente istituto di credito con risorse economico-manageriali quantomeno discutibili. Tutto in nome della ‘’difesa dell’Italianità’’.

Riavvolgiamo subito il nastro. Oggi, l’azionista di riferimento Telecom, dopo gli scempi della gestione più dissennata della sua storia, avrebbe ben poco da fare oltre che cedere il l’intero ‘’pacco’’ al miglior offerente, magari senza badar tanto ai fronzoli del tricolore. Sempre oggi una tale At&t, che nonostante il recente tira e molla, promette, garanzie politiche permettendo, di assicurare un premio del 30%, sul valore di borsa. E ciò meriterebbe l’attenzione di un governo troppo interessato ad attendere la solita cordata nazionale senza esperienza ne possibilità d’investimenti. Impensabile poi fare a meno di ricordare che le stesse istituzioni sono corresponsabili (corree?) della dissennata gestione attuale. E quando si tenta di spiegare il perché di tale comportamento da parte del governo, la risposta non può essere che una sola: palazzo Chigi auspica la partecipazione di intese bancarie italiane, magari già direttamente impegnate nella gestione Telecom, con un solo fine: la necessità di garantire i soliti privilegi alla solita governance finanziaria italiana. Infatti, ed è timore di molti (tutti) del settore, è plausibile che questa vicenda si concluderà con la vittoria di un impresa straniera (non esistono presupposti per altro), la quale però sarà costretta condividere il ‘’trofeo’’ Telecom con un qualche istituto di credito italiano. Di questa insensata quanto patetica forzatura a giovarne sarà il solo establishment politico nostrano, che potrà esultare dai bei salottini urlando ‘’l’italianità è salva!’’. Morale della storia? La spiega abilmente l’AD Unicredi Alessandro Profumo ''dietro l’italianità si tenta di nascondere una debolezza di fondo[…] il problema dell’Italia è attrarre investimenti, non imporre alle imprese italiane come investire''. E non si attirano investimenti in una nazione dove regole incerte, clientelismi, cooptazioni e niente trasparenza dominano su tutti i fronti. Ma in fondo, non siamo gli unici con questi problemi. Chiedere a Cina e Taiwan.


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venerdì | by Stefano Reves S.


Il Bastone del Maestro

Tamudo: Maestro, non anelo altro, se non la felicità. Tutti i miei sforzi sono convogliati verso il suo conseguimento. Ma dimmi, quando avrò conseguito l'illuminazione, solo allora sarò felice?
Maestro: No figliolo. Quando avrai conseguito l'illuminazione, allora sarai libero dal bisogno di essere felice.


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mercoledì | by Stefano Reves S. | , , ,


La ''proposta'' Cei

''Un documento meditato e impegnativo per i Cattolici'', ''una parola meditata, ufficiale, che sia impegnativa per coloro che accolgono il magistero della Chiesa e che possa essere chiarificatrice per tutti''. Non usa mezzi termini, ne mezze misure, il Pontefice durante l’ultimo Simposio promosso dalla Pontificia Università Lateranense. Un ‘’Convegno sulla legge naturale’’, resosi necessario in seguito alle continue minacce che <il relativismo applicato a un campo come l'etica finisce per portare con sé>. <Soprattutto tra i giovani crea un senso di disorientamento che rende precarie e incerte le scelte della vita di ogni giorno>. Ora, la pugnacia con cui il Vaticano irrompe nel dibattito pubblico non disturberebbe nessuno, ne tantomeno il sottoscritto, se l’obbiettivo del messaggio fosse l’ individuale autorità morale. E’invece evidente che il reale campo di battaglia scelto dalla Sacra Sede è un altro. Investe direttamente le due Camere. Imponendo a tutti i deputati di dichiarata fede Cattolica l’obbligo di non promuovere un emendamento, visto come primo passo verso la violazione di quella che è <una legge eterna e immutabile>. Così la definiva ieri il Vescovo Amato.
A questo punto è importante ricordare che un qualsiasi Deputato, al momento di ogni scelta parlamentare debba tener conto, prima ancora delle proprie convinzioni morali, della ''necessità di perseguire la felicità comune''. Una ''felicità'' che non coincide necessariamente con il pensiero Sacerdotale. Ne è definibile ''relativismo etico'' se al suddetto pensiero non è chiamata ad omologarsi.
Insomma, il punto è sempre lo stesso. Un conto è chiedere ad un cittadino di uniformare il proprio comportamento ad un determinato Credo, tutt’altra cosa è pretendere che uno Stato uniformi ad esso le proprie Leggi.


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| by Stefano Reves S. | , ,


L'ultimo ''Pirata'', l'ennesima Fiction

Premessa: Pantani è stato un grande. Un grande campione. Forse come uomo, meno immenso, ma pur sempre un grande. Abbastanza da permettermi di definirlo l’ultimo grande. L’ultimo uomo normale, l’ultimo ad aver accolto con naturalezza un mestiere critico, il Ciclista. Oggi visto, accettato come un fardello, condivisibile solo da una esigua schiera di eletti. Infaticabili e vigorosi eroi.
Sicuramente il germe del professionismo, quello con le copertine patinate, e del merchandising, quello in cui i nostri beniamini sono imbottigliamenti di estathè che pedalano, che sudano, si affaticano per il prossimo super ingaggio, per ottenere un posto nella Top-list degli sportivi più pagati secondo Sports illustrated, c’era già questo professionismo quando lui montava in sella. Egli stesso ha guadagnato tanto. Ma c’è qualcosa dal quale il richiamo della pecunia non è mai riuscito a dissuaderlo: le grandi scalate, sempre più irte, e perigliose. Non le avrebbe mai svendute per nulla al mondo.
Dunque il Pirata sarebbe personaggio ideale per una fiction. Un perfetto uomo d’altri tempi che non si accoda al decadimento di una delle più antiche tradizioni sportive d’Italia. Certamente la più nobile. Un vero eroe. Da incensare, di cui cantare lodi eterne. Soggetto su cui innalzare l’ennesimo monumento alla perfezione umana. Insomma, una perfetta storia da mistificare appieno. Ed in questo compito Rai Fiction ha ben pochi rivali (blockbuster?).
Ora, non voglio dire che sia stato sbagliato fare un film su Pantani.Un uomo raro. Ma pur sempre un uomo. In grado di cogliere strepitosi successi, e di essere implicato in vicende molto meno straordinarie.
Dunque che senso ha questo post? Se prima deifico il personaggio, e poi lo faccio ripiombare alla sua fredda condizione naturale. Forse nessuno. O forse è un vano tentativo di togliere i salamini dagli occhi delle fiction. Le ‘’grandi fiction’’. Quelle non rendono mai dignità ad un uomo. Casomai lo privano.


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sabato | by Stefano Reves S. | ,


Delitto!, Castigo?

Dopo l'ennesima schifezza calcistica
Tutti a casa oggi. Meglio, nessuno allo stadio. Non ci sarà l’ennesimo fine settimana sonnolente tra gli invitanti scranni di salotto, niente compagnia di impietose vivande, niente avventori sbraitanti al bar, niente sport ai tg –ah, ah, niente calcio, oggi inizia il 6 nazioni. Non si farà nulla di ciò che avevamo pianificato mentalmente già dal giovedì, magari gongolati dall'immenso godimento per il nuovo Tv Lcd 40''. Nessuna tradizione ''sportiva'' da conservare, usanza stantia che si ripeteva da fine settembre, e che si riproponeva da chissà quanti anni. Nonostante bottiglie, monetine, coltelli, bengala, missili, motorini, e chissà quanto altro pattume proiettato in campo negli ultimi tempi. Nonostante Moggi, e le telefonate, ed i ‘’giustizialismi’’. Nonostante tutto questo ieri eravamo già li, con il cuore recalcitranti, ansiosi per il prossimo fischi d’inizio. Ma per fortuna – perché chiamarla così? È morto un uomo, per caso- Per caso oggi e domani non sarà così. E speriamo non sarà così per un bel po’ di tempo.
Basta a ‘’segnali’’, a ‘’messaggi’’ , a ‘’provvedimenti’’ ‘’forti’’. Ora esigiamo soluzioni. Riunirsi attorno ad un desco è ciò che è sempre stato fatto, e che probabilmente si farà anche questa volta e… e niente. E' il momento di abbandonare il fioretto di quel populismo che ha sempre rinunciato ad ogni tentativo di risoluzione concreto - il calcio è fucina di voti e danari troppo importante per rischiare di inficiarlo nella sua attuale figura puzzolente – questa è ora di impugnare la clava. Che rivolta, che distrugge, che annienta e zittisce un mondo che non ha mai avuto ragione. Tabula rasa. Banale, e concreta. Gravosa e realizzabile. Unico rimedio.


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giovedì | by Stefano Reves S. | , , , ,


Memoria, vergogna di L. Coen

15 luglio 1938. Viene pubblicato il “Manifesto della razza”, preambolo e pietra miliare delle leggi razziali firmate il 17 novembre dello stesso anno da Vittorio Emanuele III. Lo sottoscrivono dieci scienziati italiani, in verità accademici di modesto calibro. Sono: Lino Businco (medico patologo), Lidio Cipriani (antropologo), Arturo Donaggio (neuropsichiatra), Leone Franzi (pediatra), Guido Landra (antropologo), Nicola Pende (patologo), Marcello Ricci (zoologo), Franco Savorgnan (demografo), Sbato Visco (fisiologo e biologo), Edoardo Zavattari (zoologo). Altre 330 personalità aderirono al Manifesto. Lo scrittore Franco Cuomo - autore del saggio “I Dieci” (Baldini castoldi Dalai editore, 2005, 14,50 Euro) - lo ha definito il “primo censimento ufficiale dei razzisti italiani”. Questa sintesi dottrinaria del fascismo razzista viene presentata al Duce. In verità, è solo una manfrina. Tutto era già stato concordato. Al regime occorreva un pretesto pseudoscientifico per motivare la persecuzione e la spoliazione di una comunità di 43mila cittadini di religione ebraica. Dopo la guerra, i dieci e i loro seguaci la scamparono, protetti da chissà quali connivenze: per essi vi fu totale impunità. Qualcuno motivò la sua adesione al Manifesto adducendo il risibile pretesto che lo fece per convenienza, o che era troppo giovane (quando fa comodo, avere diciotto o vent’anni significa non discernere il bene dal male…). Furono moralmente responsabili della deportazione e i massacri degli ebrei italiani giustificarono con l’autorevolezza del “sapiente” le violenze, i soprusi e le umiliazioni che la loro comunità dovette subire. Conservarono tutto, onori e prebende, incarichi e arroganza. Uno di loro, il giurista Gaetano Azzariti divenne nel 1957 presidente della Corte Costituzionale. Aveva presieduto l’infame Tribunale della Razza. Un altro fu Amintore Fanfani. Un terzo, padre Agostino Gemelli. Evito di trascrivere la lista degli altri. Suggerisco che digitiate su Google “Manifesto della razza” e “Leggi razziali”. Ambiguità, silenzi, omissioni: questa la cifra della memoria, e della vergogna.


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lunedì | by Stefano Reves S. | , , , , , ,


Il ddl (P)astella

E’ preferibile sorvegliare e punire il delitto a sfondo razziale, oppure silenziare penalmente ogni opinione discriminatoria con il rischio di equipararla al negazionismo e confondere la giustizia? Anche la legge firmata dal ministro Mastella, e approvata giovedì in Consiglio dei ministri, si espone all’interrogativo. L’articolato del provvedimento conferma i punti centrali della relazione illustrativa: il ddl reintegra i principi del decreto concepito da Nicola Mancino nel 1993, quando l’attuale vicepresidente del Csm era ministro dell’Interno e decise di stroncare il così detto fenomeno dei “naziskin” reprimendo (fino a tre anni di carcere) la diffusione d’idee fondate sulla superiorità e l’odio razziale. Mastella fa qualcosa di più. Non solo oblitera un’altra legge del 2006 che aveva dimezzato la pena per introdurre un’ammenda pecuniaria e che aveva sostituito i termini “propaganda” e “istigazione” ai più generici “diffusione” e “incitamento”. Il nuovo ddl ripristina “la condotta di incitamento in luogo dell’istigazione (fattispecie più circoscritta)” ma in più “intende estenderne l’applicazione alle discriminazioni motivate dall’identità di genere o dall’orientamento sessuale”. E così arriviamo al cuore di un provvedimento che doveva nascere con il fine di censurare il negazionismo, e che invece, con la sua fisionomia così poco circostanziata, finisce per mettere sotto tutela la libertà d’opinione. Non fosse abbastanza chiaro, citiamo ancora dal ddl: “Intende proclamare un principio di valenza generale, sancendo l’equivalenza tra le discriminazioni causate da motivi razziali e quelle causate dall’identità di genere o dall’orientamento sessuale delle persone”. Il che richiama due ordini di problemi. E’ evidente che l’iniziativa del governo s’inscrive nel paesaggio grande e contraddittorio delle democrazie occidentali alle prese con il bisogno di prevenire culturalmente ogni attentato alla memoria della Shoah. Anche ricorrendo all’ausilio del codice penale e con una serie di effetti per lo meno limitativi nei confronti della libertà di pensiero. Un fenomeno presente da tempo, con alterne complicazioni, in undici paesi europei: Francia, Germania, Spagna, Olanda, Belgio, Austria, Polonia, Romania, Repubblica Ceca, Slovacchia e Lituania. Nel caso di Mastella questa è una spiegazione, non una scusante: la sua legge ha perso letteralmente di vista il negazionismo per non mortificare la ricerca storica opponendole una verità di stato. Ma ha generato un’esplosione di universalismo dei diritti politicamente corretti: mentre vezzeggia tutte le identità astratte, rischia di rovesciarsi nella negazione della loro libertà concreta.

Lo spettro del Codice Rocco
Bisognava ricordarsi, o no, che la Corte europea ha sentenziato soltanto sul negazionismo equiparato alla falsificazione della storia? Ma forse il nostro governo ha preteso di collegarsi alle disposizioni della Francia. Qui, alla legge Fabius-Gayssot contro “il delitto di revisionismo” (1990) è subentrata nel 2003 la legge Lellouche che punisce una fattispecie larghissima denominata “provocazione alla discriminazione”. Magari le velleità di partenza erano buone come nella settecentesca Dichiarazione dei diritti. Però ne è derivata una contorsione tale che lo scrittore Michel Houellebecq è finito sotto processo per aver svalutato l’islamismo in un libro (“Platforme”) nel quale all’occidente non viene riservata maggior simpatia. E Oriana Fallaci chissà che fine avrebbe fatto. A questo si sommano altre ambiguità in paesi che reprimono il negazionismo: l’Austria “ha condannato David Irving, ma non è riuscita a evitare Haider” (Stefano Rodotà su Repubblica di Sabato), il Belgio ha messo fuori legge il Vlaams Blok per ritrovarselo più forte con il nome di Vlaams Belang, la Romania ha il suo Cornieliu Vadim Tudor. L’Italia non sembra volersi distinguere, ma al potere o al dovere tragico di punire la parola negazionista ha voluto aggiungere di tutto e di più. La nostra legge Scelba contro la ricostituzione e l’apologia del fascismo (1952) ha un chiaro valore storico, ma nasce su misura e viene ulteriormente perimetrata nel corso degli anni. Lo stesso Mancino, nel 1993, non immaginava di allargare la circonferenza della discriminazione a un piano scivoloso com’è quello della differenza di genere. Per poi metterci dentro, sotto la voce “diffusione”, una folla di reati a mezzo bocca. Lo ha fatto Mastella, avvicinandosi all’orizzonte culturale che generò i “Provvedimenti” contro la manifestazione del pensiero contenuti nel Codice Rocco. Si tratta di commi ereditati dallo Statuto albertino e che punivano perfino “l’apologia dell’apologia”. Non sarà facile da spiegare a un giudice democratico.


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domenica | by Stefano Reves S. | , , ,


L'Arte dello Scrivere

Bisogna ricordare anche questo. Se un uomo scrive con sufficiente chiarezza, chiunque può vedere se imbroglia. Se la sua mistificazione ha lo scopo di evitare una frase precisa, il che è molto diverso dall’ infrangere le cosiddette regole sintattiche o grammaticali per raggiungere un effetto che non si può ottenere diversamente, ci vuol più tempo a capire che lo scrittore è un imbroglione, e gli altri scrittori afflitti dalla sua stessa necessità lo lodano per difendere se stessi. Il vero misticismo non dovrebbe venir confuso con l’incompetenza a scrivere, che cerca di mistificare dove non c’è alcun mistero ma soltanto la necessità d’ imbrogliare per mascherare la mancanza di sapere o l’incapacità a esprimersi chiaramente. Il misticismo implica un mistero e i misteri sono molti; ma l’incompetenza non è un mistero, e nemmeno, è mistero il giornalismo enfatico reso letteratura dall’ iniezione di una falsa qualità epica. Ricordate anche questo: tutti i cattivi scrittori sono innamorati dell’ epica.

Quando scrive un romanzo, uno scrittore dovrebbe creare gente viva; gente, non personaggi. Un personaggio è una caricatura. […] Se la gente che lo scrittore sta creando parla di vecchi maestri; di musica; di pittura moderna; di letteratura; di scienza; allora dovrebbero parlare di questi argomenti nel romanzo. Se non parlano di questi argomenti e lo scrittore li fa parlare, è un mistificatore, e se ne parla lui stesso per mostrare come la sa lunga, si da delle arie. Per buona che sia una frase o una similitudine, se la mette dove non è assolutamente necessaria e insostituibile rovina il suo lavoro per egotismo La prosa è architettura, non decorazione d’interni, ed il Barocco è finito. Che uno scrittore metta le proprie meditazioni intellettuali che potrebbe vendere a basso prezzo come saggi, in bocca a personaggi costruiti artificialmente che sono rimunerativi se presentati in un romanzo come persone, questo è forse un buon principio economico, ma non costituisce letteratura. […] Un buono scrittore dovrebbe conoscere tutto il più possibile. Ma naturalmente non avviene così. Uno scrittore abbastanza grande sembra fornito di conoscenza congenita. Ma non è vero, egli è nato soltanto con l’abilità di imparare più rapidamente degli altri uomini e senza applicazione cosciente, e con l’intelligenza di accettare o respingere ciò che è già presentato come conoscenza. Ci sono cose che non si possono imparare in fretta e il tempo, che è tutto quanto noi possediamo, dev’essere pagato caro per raggiungerle.[…] Ogni romanzo scritto sul serio contribuisce alla cultura totale che è lì a disposizione del prossimo scrittore.[…] Se un prosatore sa bene di che cosa sta scrivendo, può omettere le cose che sa, e il lettore, se lo scrittore scrive abbastanza verità, può avere la sensazione di esse con la stessa forza che se lo scrittore le avesse descritte. […] Uno scrittore che omette le cose perché non le conosce, non fa che lasciare dei vuoti nel suo scritto. Uno scrittore che prende così poco sul serio lo scrivere da essere ansioso di far vedere alla gente come è accademico, colto o ben educato, è un semplice pappagallo. E anche questo va ricordato: uno scrittore serio non va confuso con uno scrittore solenne. Uno scrittore serio può essere un falco o un bozzagro o magari un pappagallo, ma uno scrittore solenne è sempre un gufo della malora.

Ernest Hemingway, Death in the Afternoon (cap. V, XVI)


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giovedì | by Stefano Reves S.


No, non dovevamo andarcene dall' Iraq!!!

Dall'Iraq Study Group (il panel dei 10 saggi dei due partiti creato dal Congresso), presentato ieri: «La situazione è grave e si sta deteriorando... e se continua a peggiorare c'è il rischio di uno scivolamento verso il caos, che potrebbe portare al collasso del governo iracheno e a una catastrofe umanitaria. I Paesi vicini potrebbero intervenire. La statura globale degli Stati Uniti potrebbe essere ridotta. E (qui ci sarebbe da discutere, nda) gli americani potrebbero diventare più polarizzati.

Allora perché? Perché ce ne siamo andati!? Proprio ora che il nostro contributo sarebbe più che mai necessario. Ora che la morte dei nostri soldati e civili in quel derelitto paese, acquisirebbe una briciola di sensatezza. Ora che sì!, potremmo parlare di eroi, di valori veri.
No!, la scelta di ritirare le truppe a fine 2006, presente nel programma di tutte e due le coalizioni, oggi, con questi documenti, dimostra solo una cosa. Che quella beota invasione ha sempre e solo avuto un fine, un medesimo significato: nessuno.
Nel frattempo i nostri politici e Generali vagabondeggiano per reti nazionali, ripetendo nauseabondi discorsi stonati sulla solidità del nuovo esercito iracheno, sui successi di quello italiano. Sul nulla.


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