venerdì | by Stefano Reves S. | , , , , , ,


articolo da "The Economist"
MAMMA MIA x2
ennesima disamina spietata sull'Italia, ma con barlumi di speranza

INCREDIBILE, il cavaliere è tornato. [...]
(nel 2006, ndSR) Furono il conflitto d’interessi e l’aggrovigliata rete di procedimenti penali a suo carico che ci spinsero a giudicare Berlusconi "unfit" inadatto. Oggi la nostra posizione non è cambiata. Quando ribadisce che i magistrati andrebbero sottoposti ad accertamenti per valutarne la sanità mentale, oppure quando uno dei suoi più stretti collaboratori, un senatore (tal Marcello Dell'Utri, ndSR) che, in contrasto con una condanna per associazione mafiosa, definisce eroe un uomo condannato per omicidio premeditato, allora sussistono buone ragioni per ritenere che il Sig. Berlusconi non dovrebbe guidare questo paese.

Oggi la più grande sfida per Berlusconi non riguarderà il suo conflitto d’interessi, i suoi processi o la Mafia. Bensì il tremendo stato dell’economia italiana. Non per nulla i patemi finanziari sono stati il terzo motivo per cui il partito dei disillusi ha scelto di votare per il centro-destra. La categoria ha rimproverato al governo uscente di non aver fatto nulla per loro, eccetto che aumentare le imposte. Ed oggi, nonostante le passate esperienze con gli “indiscreti”(mia libera interpretazione del termine tawdry) governi Berlusconi, molti italiani continuano a credere nella favola che lo ha reso l’uomo più ricco d’Italia. Sperano ancora di poterne attingere.

Gli italiani hanno ottime ragioni per preoccuparsi della situazione economica. Negli ultimi vent’anni la penisola è diventata indiscutibilmente il vero malato d’Europa. Il fmi prevede che nel biennio 2008/09 l’economia nazionale maturerà di un irrilevante 0.3%, il tasso di crescita più basso d’Europa e tra i paesi del G8. Quest’anno il Pil è sceso per la prima volta sotto la media europea, mentre il prossimo anno avverrà il sorpasso della Grecia, così come è nel 2006 ci fu quello della Spagna. In un’economia internazionale in rallentamento l’italia rimane al margine per le sue deboli prospettive.

La congiuntura economica ha attraversato governi di destra e di sinistra. Le sue radici sono profonde e strutturali, ci vorranno anni per porvi rimedio. Secondo i watchdogs internazionali l’italia dovrà essere sottoposta alle riforme più pesanti tra i paesi avanzati. Ad oggi sindacati ed interessi personali hanno reso vano ogni tentativo di riforma. Le infrastrutture vanno sgretolandosi, gli investimenti sul clima inesistenti, l’inflazione in continua agitazione e la produttività particolarmente bassa. L’amministrazione pubblica è inefficiente e corrotta, specialmente nel sud, la montagna napoletana di rifiuti ne è ultima prova.

E’ il momento di liberalizzare

[...] Berlusconi ed il suo ministro delle finanze, nonché influente ideologo, Giulio Tremonti hanno la preziosa occasione di lavorare su qualche elemento positivo (imprese del nord ed esportazioni di qualità, ndSR), nonché un’enorme maggioranza per concretizzare ampie riforme. La domanda è se le faranno. L’assenza dell’estrema sinistra dal parlamento potrebbe far inasprire qualsiasi tentativo di confronto. Ma quando il governo dovesse riuscire nelle roforme, anche noi dovremmo riconoscere che persino lui è in grado di migliorare. Sfortunatamente ci sono buoni motivi per dubitare nelle credenziali della nuova amministrazione.

Tremonti ha indicato la globalizzazione come prima causa dei problemi italiani. La Lega Nord, dopo il buon risultato elettorale, è sempre più apertamente per il protezionismo e contro l’immigrazione. Per quanto concerne alitalia, la fallimentare compagnia di volo nazionale, Berlusconi intende difendere la possibilità di un investimento statale, nonostante rimanga insufficiente, piuttosto che sottoporre la compagnia alle leggi internazionali del mercato. Effettivamente, sia lui che Tremonti preferiscono criticare l’euro e la BCE invece di accettare che le malattie italiane abbiano origine endemica.

Ma non siamo pessimisti. Berlusconi sembrerebbe aver compreso, anche se con ritardo, la grave situazione in cui versano le finanze italiane. Una confortante maggioranza significa che adesso non avrà più scuse per tirar fuori le riforme. Questo sarà il suo più grande esame: sperando per amore d’italia, che lo passi.


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giovedì | by Stefano Reves S. | , , , ,


il Financial Times di oggi propone un'irrinunciabile chicca.
Traduzione mia, commentate voi...
MAMMA MIA x1
Berlusconi is back and so is Silviospeak (titolo originale)

Alle 23 lingue ufficiali della comunità europea bisognerà aggiungerne una 24esima. Il Silviospeak. Si Silvio è tornato, ancora una volta attirando teste e testate da tutta europa. Il futuro premier deve ancora formare un governo ma ha già lasciato in ansia Bruxelles su due questioni. La difesa di un'alitalia improduttiva e la nomina del commissario europeo per l’italia.
L’imprenditore miliardario ha stoppato le voci sulla trattativa Alitalia Airfrance/Klm sostenendo la possibilità di un acquisizione italiana. Il discorso è semplice, se un imprenditore non tira fuori i soldi, la si potrebbe nazionalizzare. Ha coniato un nuovo termine ‘”ziniare”, per descrivere le intimidazioni della Commissione, ansiosa di sapere se alitalia riceverà o meno ulteriori sussidi statali, svantaggiando così la concorrenza.

“Se dovessero continuare ad intimidirci potremmo decidere di statalizzare Alitalia, tramite le Ferrovie dello stato” precisando dopo “E’ una trattativa, non una decisione”.
Alcuni sostengono possa trattarsi di uno scherzo in quanto alle ferrovie mancano le risorse per l’acquisto.
Jacques Barrot, commissario EU ai trasporti, ha espresso dubbi sull' idea di un finanziamento per 300 milioni compilato come sussudio statale. Martedì la Commissione ha stabilito che la nazionalizzazione non sarebbe un problema fino a quando lo stato dovesse pagare il 50.1% di quote alitalia che non possiede a cifre di mercato. Ma data l’assenza di acquirenti stranieri una cifra di mercato sarebbe difficile da quantificare.


Sarà venuto un gran mal di testa a Barroso dopo aver ricevuto la richiesta da parte di Frattini per un prolungamento del permesso fino al 15 Maggio. La campagna elettorale ha rubato tempo, mentre ora attende la nomina a ministro degli esteri. La scorsa settimana Barroso ha riferito che se dovesse dimettersi, l’italia perderebbe una postazione sensibile come è il dicastero della giustizia, importante anche per questioni interne, dove dove verrebbe rimpiazzato da Barrot. Mentre al prossimo commissario italiano dovrebbe toccare il portfolio per i trasporti. Dal quale Rocco Buttiglione, ultima scelta di Berlusconi durante la scorsa legislatura, si ritirò nel 2004 dopo aver offeso il Parlamento Europeo con osservazioni sull’omosessualità e sul ruolo delle donne.
Pazienza per l’Italia ce n’è poca a Bruxelles. E dopo tutto il tempo trascorso con Berlusconi, Frattini farebbe bene a non mettervi più piede.

a domani per l'articolo dall'Economist


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mercoledì | by Stefano Reves S.


Rispondo con due parole ad alcune critiche pervenute in questi giorni sul blog e nella mia casella di posta. Il sottoscritto non condivide necessariamente il pensiero del giornalista Filippo Facci. Ciò nonostante ha sentito l’impellente dovere di difendere l’onestà intellettuale e morale di un serio professionista, screditato perfino e questa è la cosa più ignobile, a livello personale. Potrei dire che, movente di tutto è la voltairriana affermazione“non son d’accordo con quanto dici, ma darei la vita per il tuo diritto ad esprimerlo”. Il cui meraviglioso messaggio finisce troppo spesso in bocca al bigottismo di chi, a mio parere, persevera nella sua opera di appropriazione, strumentalizzazione e logoramento di valori ed ideali, nei quali credo fermamente, ai quali appartengo e per cui continuerò a combattere con la autonoma, inscalfibile, fermezza di cittadino onesto.

Il messaggio arriverà a coloro che intendono ascoltare la sincera verità nelle mie parole.


P.s.

riprendiamo domattina con articolo dall'autorevole Economist che prende a pesci in faccia Berlusconi ed il futuro governo :D. A comprova dell'attendibilità di quanto riferito sopra.


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martedì | by Stefano Reves S. | , ,


La casta dei grillisti 1
Facci Filippo, perdonali (170 volte)
Quando "Beppegrillo.it" diventa madrassa per bulli e terroristi verbali

170 volte vergogna . No, non son diventato predicatore, né ho deciso di darmi alla kabala. Non avendo - per ora - acquisito capacità divinatorie vi spiego in maniera del tutto materialistica il significato di questo numero, fuoriuscito da una rapidissima ricerca sul blog più compulsato d’europa, neanche a dirlo beppegrillo.it. Qui ho rintracciato i resti di una civiltà lontana milioni di anni (luce, come minimo) da quella che oggi viene riconosciuta come l’italia liberale e democratica. Tra i reperti spicca un’infinita, a momenti divertentissima ridda di vituperi preistorici, minacce sconclusionate incastonate su preziose facce di bronzo, insulti (inutile dirlo: gratuiti) inconcludenti risalenti all'età delle banane. Tutti, neanche a dirlo 170, a carico di Filippo Facci.
Ma chi sarà mai Filippo Facci per meritare tanto disprezzo? Un assassino seriale? Un politico corrotto? Un dittatore sanguinario? No, molto peggio. Seguendo le cronache de “Il Giornale”, il monstrum dell’informazione italica, si tratterebbe un onesto giornalista, la cui terribile, imperdonabile colpa è lavorare seguendo un percorso intellettivo controcorrente, assai impopolare soprattutto per gli avventori dell’informazione digitalizzata. Ma la forza e la lealtà di Filippo, consistono proprio nella capacità, nella voglia di rispondere al grilloragno (parafrasando il suo folklore), con qualcosa che definirei un “contraddittorio indiretto”. L’unica arma con cui siamo autorizzati a confrontarci con le mura binarie, perché non siamo degni d'altro, di questa primitiva città proibita. Dimora-prigione-cimitero dell'isterico despota col berretto a sonagli.


Siatene certi. Questo è solo l’inizio. Per ora FACCIamoci due risate:



A FACCI LOPORTEREI ALLA SAGRA DEL MAIALE […] SIETE DELLE STALLE DI GIORNALISTI.

hai l'intelletualità di uno SCRONDO e sei piu scemo che bello

TOGLIAMO NUTRIMENTO A SERPI IN SENO E PARASSITI COME FACCI

Facci(a) di ca.zo con gli occhiali.

Facci, facci il piacere...........
VAFFANCULOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO

filippo 'ciccio' facci:

ciccio, facci gioire e godere annegando spasmicamente nella tua merd@!

MERDACCIA!!!

ci Facci felici sig.filippo
quando esce tiri lo sciaquone e ci avvisi così..veniamo a disinfettare

Facci, faccia di culo, anima di cloaca:

FACCI: MA CI "FACCI" IL PIACERE!!!

FUCKLIPPO FACCI

(fine - prima parte)


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lunedì | by Stefano Reves S. | , , , ,


L'importanza di essere Ministro (per i beni culturali)

Esprimo un desiderio. La mia proposta – provocazione (assai fanciullesca, non lo nego) da inviare a colui che redigerà il prossimo elenco dei ministri.

Che bello sarebbe un dicastero dell’arte, il ministero del petrolio italiano – rammenterò fino alla nausea che l’Italia da sola ha il 75% del patrimonio artistico mondiale, un tesoro inestimabile almeno quanto il petrolio grezzo - capitanato da un uomo che conosca davvero ed a fondo la storia del nostro talento creativo culturale, che sappia come valorizzare qualcosa che non ha eguali per quantità e spessore qualitativo.
Che bello sarebbe un ministero dei beni culturali guidato da un Philippe Daverio, che, di primo acchito non sarà fascinoso come la Carfagna, ma a ben guardarlo diventa assai più intrigante di quel “glamour team”(così come il Times ha definito l’onorevole accoppiata carfagna-prestigiacomo) che purtroppo toccherà sorbirci.


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domenica | by Stefano Reves S. | ,


Sunday breakfast
IL MIO MIGLIORE AMICOqual'è il problema, mai visto un delfino prima d'ora?


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sabato | by Stefano Reves S. | ,


Pillola liberal- democratica

Leggo spesso le urla postparto elettorale dalle sinistre critica, antagonista, massimalista. Personalmente posso solamente intuire il dolore lacerante di una gestazione portata avanti con troppe complicazioni e conclusasi con l’a borto spontaneo che tutti conosciamo. Eppure piuttosto che rivitalizzare un corpo denudato da tanta, troppa, incoerenza, lacerato dall’incapacità di applicare un’ideologia morta nell’attuale contesto sociale, qualcuno preferisce portare avanti una campagna di simil-infibulazione. Parlo della sinistra popolana, quella che difende la “democrazia dal basso”, che si autodefinisce "la sinistra partigiana", che vota referendum anticostituzionali (perché promossi 3 mesi dopo l’inizio di una campagna elettorale). Quella che infine promuove petizioni da spedire alla CE con l'intento di rispedire Berlusconi ad arcore ancor prima ancora che il cavaliere possa sedere nuovamente sulle tribolate poltrone di Palazzo Chigi. Perché, se non si era ancora capito, è (solo) Berlusconi il “despota bavoso”, il premier “dal più basso senso morale ed istituzionale” che l’italia abbia mai avuto. Mentre la sinsitra caviale & champagne, quando va bene, commenta l'esito del volere popolare con un “subiamo un’altra puntata di questa farsa”. A quanto pare la rinverginita M.me gauche non ha ancora avuto modo di capire che, la vera democrazia non si basa sulla sopportazione del volere popolare, quando la tolleranza è tipica di un regime ammorbidito, ma trae godimento dalla sua totale, indiscriminata, accettazione.


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venerdì | by Stefano Reves S. | , , , ,


Quando è troppo facile schierarsi per il V-day e lasciarsi insultare da Grillo
Mi piacciono i giornali italiani, apprezzo i redattori di parte e ne difendo la casta

Ieri sera ho preso parte ad un incontro sulla libertà di stampa, organizzato dai meetup per promuovere la campagna referendaria. Al di la del dibattito in se, della validità o meno dei tre quesiti suggeriti dal discusso leader movimentista fa un certo effetto assistere alla foga positiva e propositiva di tanti giovani che cotanta tracotante passione non sono in grado di far coincidere con una oggettiva e realistica considerazione della figura del giornalista, unico soggetto in discussione. Catalogato in tre filoni, il giornalista timoroso, quasi pusillanime, colui che non pensa alla notizia ma a come portare farina nel suo mulino e la pagnotta a casa. Seconda figura, il redattore indipendente o freelance, immolato e santificato con timido sdegno verso il sistema. Infine il giornalista lacchè. Quello che pur di fare carriera è disposto a disprezzare qualsiasi criterio che mamma deontologia impone. Il troppo bene ed il troppo male, dunque. La verità purtroppo è un’altra… il giornalista non è un’entità astratta, una categoria superomistica di valorosi cavalieri catafratti, in grado di fronteggiare le intemperie della mediocrità sociale. Semplicemente è un professionista, spesso un dipendente, ma ancor prima è il prodotto di un percorso umano conoscitivo. Un normale, banalissimo, individuo che, per quanto possa essere (o ritenersi) colto, educato, professionale, rimarrà sempre il depositario di una verità, che non è la “vera verità” con cui spesso il grilloragno si sciacqua facilmente la bocca, piuttosto la proiezione su carta di un’interpretazione consapevolmente faziosa e comprensibilmente limitata del lavoro di uomo che, proprio perché cosciente della delicatezza suo ruolo sociale, non può e non deve commettere l’unico errore imperdonabile per la sua categoria. Proporre verità inconfutabili.


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mercoledì | by Stefano Reves S. | ,


Onorevoli in fieri...

Di tutto parla
e nulla sa
al parlamento
trionferà
(A. Ghislanzoni)


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martedì | by Stefano Reves S. | , , , , ,


Tutta colpa delle cause

"vorrei parteicpare alla discussione delle cause, senza ricercare colpevoli"
(Nichi Vendola, ieri sera a 8 e mezzo)

Avrà una buona retorica Vendola, sputacchiosa ma credibile, sarà pure diventato il primo governatore comunista omosessuale della puglia ''sanfedista'', della repubblica italiana e dell'europa tutta, avrà persino affiancato Marco Bisceglia e le sue nobili battaglie, ma a quanto pare, non ha ancora capito che una causa appartiene comunque, inevitabilmente, a dei colpevoli.


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lunedì | by Stefano Reves S. | , , ,


Mi Vergogno

Discutendo con amici russi di politica italiana, mi sono sentito rinfacciare che noi siamo bravi a criticare Putin, a denunciare la deriva autocratica russa, le elezioni finte, l’avvento imposto dal Cremlino di Medvedev, la corruzione e la sgangheratezza industriale del loro Paese ma poi dimentichiamo che in Italia “avete Berlusconi”. Il quale sarà anche “amico” di Putin, ma non ha affatto una buona stampa nemmeno in Russia. Gli ho risposto che mi vergogno di un paese che vota ancora per uno come Berlusconi. Il quale, nel giro di 48 ore, è riuscito nell’ignobile impresa di chiedere la perizia psichiatrica per i magistrati che indagano - suppongo, su di lui - ha evitato accuratamente il confronto tv con Veltroni (ne sarebbe uscito schiacciato), in questo imitando perfettamente Putin e Medvedev, un atteggiamento arrogante, tracotante e assai poco democratico. Inoltre, dulcis in fundo ha detto no al patto bipartisan di lealtà repubblicana. Senza dimenticare che ha accusato di comunismo il suo avversario, il che ha fatto sghignazzare persino i miei amici russi; ha ricominciato con la solita lagna dei brogli elettorali, e lo ha gridato in tv, davanti a compiacenti giornalisti che evitano accuratamente di fare qualsiasi domanda imbarazzante (la differenza con gli Stati Uniti è mostruosa). Uno poteva pensare che avesse finito. Invece no, l’ineffabile Berlusconi che in qualsiasi altro paese sarebbe finito certamente non in parlamento (in America non sono affatto teneri con chi giustifica l’evasione fiscale o ha avuto società ombra come All Iberian alle Channel Islands) ha attaccato il Quirinale, perchè è l’unica istituzione che ancora per cinque anni non può papparsi, e ha avuto la spudoratezza di dire che in Italia manca “un regime di piena democrazia” perché la sinistra “occupa” tutto. Il bello è che almeno la metà degli italiani lo ascolta e lo andrà a votare: quando proprio una sistematica campagna d’acquisti ha fatto crollare prima il governo Prodi e ha poi inglobato persino fascisti dichiarati come Giuseppe Ciarrapico. Nemmeno dinanzi a questi metodi da repubbliche delle banane la gente ha aperto gli occhi: con la benedizione della Chiesa, crede o gli fa comodo di credere alle baggianate elettorali del capo di Forza Italia. Gli amici russi mi hanno preso in giro: “Vedi? Quasi quasi siete peggio di noi: almeno la Russia ha gas e petrolio…”.
Ho risposto: “Il nostro Paese ha ancora tanto da essere saccheggiato”. Non ho fatto in tempo a tornare a casa che aprendo il computer ho letto delle sconcertanti dichiarazioni di Marcello Dell’Utri, il braccio destro politico di Berlusconi. Inneggiava allo stalliere mafioso Vittorio Mangano (morto in stato di detenzione, peraltro condannato definitivamente all’ergastolo per omicidi e mafia) indicandolo quale “eroe” perchè non aveva fatto dichiarazioni “contro di me e Berlusconi”. Aveva tenuto la bocca chiusa: appunto, un eroe dell’omertà mafiosa. Così, Dell’Utri, pure lui condannato per fatture false e, in primo grado, per concorso esterno in associazione mafiosa (nove anni) ha minacciato la vendetta: verranno riscritti i libri di storia cancellando la Resistenza.
Davvero, mi vergogno profondamente di dover convivere con gente come questa.

L. Coen


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domenica | by Stefano Reves S. | , , ,


Iniziamo la settimana di Domenica, in perfetto english stile, all'ora del tè, ma con pasticcini americani.

La dipendenza















e la vergogna


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sabato | by Stefano Reves S. | , , , , , , , , ,


Italiens
L'irriverenza di giornali e tv estere dopo le elezioni

-‘’Si prospetta un periodo colorito per la politica italiana, è sempre così quando c'è in giro Berlusconi (BBC)’’’
- "Certamente con Berlusconi al governo ci sarà di nuovo da ridere in Europa" ;
-L'età non lo avvizzisce, e le gaffe non fermeranno i suoi elettori (Figaro)
- E' tornato... il glamour team contro l'emergenza rifiuti (accanto due foto dell' On. Carfagna e dell' On. Prestigiacomo, nda) (Time).
- "Restiamo tutti sbalorditi in Europa quando ci rendiamo conto che dalla II guerra mondiale si sono succeduti 62 governi in Italia";
- "La politica italiana viene osservata all'estero perchè sappiamo che suscita ilarità"
- "A volte noi giornalisti all'estero ci chiediamo perchè parlare delle elezioni italiane.. tanto fra due anni ce ne saranno altre!" (Barbara Serra, Al Jazeera)
“Dopo il Giappone l’Italia è la naziona con la classe politica più vecchia del mondo e più passa il tempo più tale caratteristica si accentua” (Le Figaro).


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venerdì | by Stefano Reves S. | , , , , ,


A proposito di...

“Le leggi sono cambiate… non ci sono avvocati”

Dichiarazione di un funzionario CIA al detenuto Binyam Mohammed, prima della spedizione del prigioniero in Marocco per le torture. Dal libro: “Gli aerei della tortura” (di Trevor Paglen e A.C. Thompson, edito da Fandango), uscito in questi giorni: è un viaggio dell’orrore fra i dettagli del programma segreto Usa di deportazioni illegali. G.C.


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giovedì | by Stefano Reves S. | , , , ,


Berlusconi in Europa

Tredici milioni di italiani hanno deciso di rimandare Silvio Berlusconi a rappresentare il nostro Paese in Europa. Al di là delle facili battute sulle corna e le barzellette scollacciate ai vertici internazionali, è evidente che il ritorno della destra, e di questa destra supportata da una Lega forte, alla guida dell’Italia modifica profondamente gli equilibri europei. Il ribaltone avviene in un momento critico in cui l’Europa, superato il capo del Trattato di Lisbona, si prepara a rinnovare i propri vertici e a rifondare le proprie strategie.

Vediamo che cosa cambia.

1 - Innanzitutto, dopo le dimissioni del liberale belga Verhofstadt, la sconfitta del centrosinistra italiano toglie dalla scena l’ ultima forza politica europea che potesse dirsi davvero federalista.

2 - L’arrivo di Berlusconi spiana la strada alla conferma del suo amico Barroso alla testa della Commissione europea. Essa inoltre rafforza le ambizioni di un altro del Cavaliere, Tony Blair, alla presidenza dell’Ue: nuova carica prevista dal Trattato di Lisbona.

3 - Il ritorno di Giulio Tremonti alla guida dell’economia, e l’affinità tra Berlusconi e Sarkozy, avranno senza dubbio come effetto di frenare le spinte liberiste e di accentuare quelle protezioniste per far fronte alla crisi economica.

4 - Più in generale, con la vittoria della destra, l’Italia si allinea a Francia, Germania e alla maggioranza degli altri Paesi europei dove sono al governo forze legate al PPE. Zapatero appare più che mai isolato anche perché Gordon Brown, ammesso che si possa considerare di sinistra, è ormai un’anatra zoppa.

5 - Infine una considerazione più “domestica”. Con la vittoria di Berlusconi, l’Italia si ritrova nella solita situazione di penuria di quadri politici di alto livello da proporre in Europa, proprio in un momento in cui si stanno per ridistribuire le poltrone del potere. Franco Frattini, che sarebbe stato uno dei pochi volti della destra spendibili in Europa, sarà ministro degli Esteri. Chi, nel PDL, potrebbe candidarsi al posto di ministro degli esteri dell’Unione, o di presidente del Parlamento europeo: due cariche a cui l’Italia potrebbe legittimamente ambire? E potrebbe il “nuovo” Berlusconi, almeno in questa occasione, scoprirsi un’anima bipartisan alla Sarkozy e appoggiare qualche esponente dello schieramento sconfitto? La risposta non tarderà ad arrivare.

Andrea Bonanni


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mercoledì | by Stefano Reves S. | ,


Il Papa negli States
L'America che Crede

Benedetto XVI sbarca in un’America coinvolta come non lo era da decenni nel rush finale per la scelta del sostituto di George Bush. Colui che tanto ha fatto in questi anni per inseguire l’ingombrante fantasma di George senior, riuscendo invece nel poco ambito intento di far disinnamorare gli americani dal teatrino amministrativo come mai nessun altro prima di lui, acciuffando il record di astensioni durante l’ultima tornata elettorale. Più della metà dei votanti. Eppure l’aria pare cambiata, Clinton e Obama non saranno Roosvelt e Keyenes ma stanno riuscendo nell’impresa più improba dallo scoppio della guerra irachena, far recuperare agli elettori la fiducia nelle istituzioni. Ed allo stesso modo Benedetto XVI non sarà Giovanni Paolo II, che nella sua ultima visita riuscì ad impressionare positivamente il 90%* dei cattolici d’America, eppure il 74% di sostenitori tra i credenti a stelle e striscie (29 milioni in tutto) sono pronti a dargli il benvenuto, quasi travisando gli innumerevoli tentativi dell'allora Cardinale Ratzinger, di insabbiare i ripetuti scandali sessuali, costati già alla diocesi romana 2 miliardi di dollari come rimborso per le vittime delle molestie. Beneplacito a parte, che qualcosa cambi nei restanti 5 giorni l’America che crede lo chiede ad alta voce: più tatto nelle questioni sociali, su tutti pugno di ferro per debellare una volta per tutte l’onta dei ‘‘preti pedofili’’. Questione legata inevitabilmente ad altri due delicatissimi punti su cui Benedetto XVI dovrà rispondere da queste parti, garantire il diritto di matrimonio ai prelati, offrire l’ingresso nel sacerdozio alle donne. Sette milioni di americani, tra i 29, quelli che non si riconoscono nell’istituzione religiosa, sono pronti a storcere il naso.

*questo ed i restanti dati provengono da un sondaggio del Washington post (Aprile 2008)


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martedì | by Stefano Reves S. | , ,


Un'altra opportunità

Benvenuti nel 2001, verrebbe da dire ad uno che le chiacchiere in salsa Berlusconi non le digerisce affatto.Pertanto non azzardatevi a tirar fuori l’abbuffata di ieri, 141 porzioni di senatori pidiellini granellati con 23 lùmbard sarebbero da colica per il duodeno di ferro di Margaret Tatcher. Eppure chi avrebbe mai pensato che a fine giornata anche il digestivo più dannoso, Porcellum, si sarebbe rivelato il miglior peptico per questo disastrato stomaco emotivo. Severo e fazioso infatti, ma anche compassato e dall’altissimo gusto morale… non sto parlando del mio, o meglio anche, ma dell'opportuno supporto che la neonata opposizione vorrà e dovrà garantire alla maggioranza di Berlusconi. Felicissima ed astutissima come e più che mai, questa volta riuscirà, una volta per tutte, a risolvere le questioni giudiziarie del Boss ed a mettere una pietra tombale sul suo conflitto di interessi. Ma poco importa oggi. E’ ora di preferire l’italia che produce opportunità e che si rilanci in una direzione ben definita, all’italia dei fronzoli dell’etica irreprensibile e del giustizialismo. Per quanto mi faccia ribrezzo dirlo, ma mai porcellum elettorale fù toccasana migliore. Abbiamo una rotta. In fondo è questo ciò che contava. E poi mancano solo 5 anni al 2013, quando ipoteticamente finirà il ciclo Berlusconi e si chiuderà il calendario Maya.


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domenica | by Stefano Reves S. | , , , ,


Vincerando di Stefano Reves e Paolo Guzzanti


Vincerà Berlusconi. Dicono sia scontato… Scontati saranno i sondaggi, nonostante la loro inconsistente affidabilità (2006 docet). Scontato è lo sdegno scandagliato a tutte le profondità, scontati sono i milioni di chilometri tra gli italiani e le scontate indagini di Renato Mannheimer accanto a cui siederanno ab aeterno i soliti volti scontati, pronti a scontrarsi, era scontato, immersi tra fesserie infantili e fotocopiati programmi fotocopia. Non lamentatevi dunque se a fine giornata scontata sarà la mia rassegnazione, assieme all’intaccabile abulia che mi lega a questa poltrona a poche ore dalla chiusura dei seggi… Quando il mio voto è ancora tutt’altro che scontato.


Vinceranno gli italiani che diranno che cosa vogliono.
Non vince Berlusconi. Vince – se vince – chi lo vota. Uscire dalle ideologie vuol dire passare dagli ismi alle persone, i leader con le loro caratteristiche personali, identitarie, ideali. E’ un passaggio obbligato. Veltroni di là, Berlusconi di qua.

Bisogna avere il coraggio di dire che la responsabilità è di chi vota, non di chi è votato. La sinistra deve entrare in cantiere e ricostruire una nuova sinistra per cinque anni e poi presentarsi nuova e pronta a governare. Il miglior contributo al suo lavoro è lasciarla fuori dal governo a ricostruirsi. L’Italia liberale ha bisogno di darsi una seconda chance e vedere se e come e quanto puà correggere gli errori commessi.- Come diceva Napoleone, on s’engage et apres on voit. Ci si impegna e poi si vede che succede.


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sabato | by Stefano Reves S. | , ,


the only motto:
FREE TIBET, NOW!

2008...
yes, we can
yes, we must
...now!



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giovedì | by domenico



Problem solving:
I problemi si risolvono a valle


Ci mancava solo lui, Mr prezzi! Antonio Lirosi, dal curriculum rispettabilissimo, è il nuovo paladino dei cittadini. Signori non disperate se il vostro potere d'acquisto sta diminuendo, e se gli stipendi non aumentando risentono dell'inflazione, da qualche settimana grazie al nuovo garante, oltre ad essere piu' tutelati, recupereremo anche il maltolto.
Ironia a parte, viene da chiedersi, il motivo per il quale si continuano ad "inventare" authority, per tutelare i piu disparati diritti, invece che, colpire i problemi dalla radice, con poteri e sanzioni reali.
Sembra assurdo ma in Italia, attualmente ci sono circa 15 authority, e risulta addirittura difficoltoso individuarle tutte, sia chiaro che, ognuna di esse, è dotata di un proprio apparato amministrativo. Partendo dal presupposto che settori vitali, meritano un'attività di vigilanza e garanzia peculiare, viene da chiedersi se frammentando i diversi settori(e limitandone i poteri) si raggiunge l'obiettivo, oppure, sarebbe opportuno e preferibile centralizzare un'unica e forte autorità centrale, con poteri sostanziali e forti.
Oggi abbiamo Consob,Isvap,Antitrust,Cnipa(informatica nelle PA),Agcom, e ancora le autority relative a elettricità e gas,privacy,fondi pensione,lavori pubblici, inolre esiste il garante del contribuente per il fisco e la burocrazia,per le società no-profit e onlus,per le fondazioni bancarie, per i trasporti, quella che tutela i diritti dei detenuti, e per finire quella guidata da Mr Prezzi...
Per rifletterci su, vi riporto la famosa storiella della "gara di canoa":

-Una società italiana ed una giapponese decisero di sfidarsi annualmente in una gara di canoa, con equipaggio di otto uomini.
Entrambe le squadre si allenarono e quando arrivo' il giorno della gara ciascuna squadra era al meglio della forma, ma i giapponesi vinsero con un vantaggio di oltre un chilometro.
Dopo la sconfitta il morale della squadra italiana era a terra.
Il top management decise che si sarebbe dovuto vincere l'anno successivo e mise in piedi un gruppo di progetto per investigare il problema.
Il gruppo di progetto scopri' dopo molte analisi che i giapponesi avevano sette uomini ai remi e uno che comandava, mentre la squadra italiana aveva un uomo che remava e sette che comandavano.
In questa situazione di crisi il management dette una chiara prova di capacita' gestionale: ingaggio' immediatamente una società di consulenza per investigare la struttura della squadra italiana.
Dopo molti mesi di duro lavoro, gli esperti giunsero alla conclusione che nella squadra c'erano troppe persone a comandare e troppe poche a remare.
Con il supporto del rapporto degli esperti fu deciso di cambiare immediatamente la struttura della squadra. Ora ci sarebbero stati quattro comandanti, due supervisori dei comandanti, un capo dei super visori e uno ai remi.
Inoltre si introdusse una serie di punti per motivare il rematore: "Dobbiamo ampliare il suo ambito lavorativo e dargli più responsabilita' ".
L'anno dopo i giapponesi vinsero con un vantaggio di due chilometri.
La società italiana licenzio' immediatamente il rematore a causa degli scarsi risultati ottenuti sul lavoro, ma nonostante ciò pagò un bonus al gruppo di comando come ricompensa per il grande impegno che la squadra aveva dimostrato.
La società di consulenza preparo' una nuova analisi, dove si dimostrò che era stata scelta la giusta tattica, che anche la motivazione era buona, ma che il materiale usato doveva essere migliorato.
Al momento la società italiana e' impegnata a progettare una nuova canoa-.


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martedì | by domenico



Le pastiche de Societe Generale
"Profumo" d'affari..
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E' il 25 gennaio, quando si viene a scoprire tramite le varie agenzie di stampa, che la seconda banca di Francia, Societe Generale, ha scovato una truffa interna, dove, un abile broker ha causato una notevole esposizione, ai danni dell'istituto, sull'indice Euronext scommettendo su future e derivati.
La memoria riporta immediatamente al crack della pregiatissima "Banca della regina", ormai defunta Berings, quando Leeson, un suo operatore, dagli uffici di Singapore causo' perdite di 1,4 miliardi di dollari alla banca, e quindi la conseguente insolvenza, per aver malamente operato sul mercato dei derivati di Hong Kong.
Ma "il rimandare" è un' operazione "automatica" della memoria, non controllata nella sua immediatezza, dalla ragione. Esatto, perchè la ragione , e i successivi rumors, hanno portato alla luce fatti ben piu sconcertanti di una semplice "truffa".
Infatti si apprende ad oggi che, Jerome kerviel, ha operato "indisturbato", fino ad esporre la banca con 50 miliardi di euro, riuscendo ad eludere i controlli inforamtici interni, i controlli dei sistemi di vigilanza interbancari, la Banca Centrale Francese, grazie esclusivamente, alle sue competenze informatiche, accumulate durante gli anni passati nel backoffice di Socgen, proprio nei sistemi di monitoraggio interni.
Stop, un attimo. Puo' essere possibile tutto cio'? Puo' un perfetto mr "x" affossare un banca del genere, solo grazie alle sue capacità informatiche, e per il solo intento di "fare carriera", ovvero dimostrare le sue capacita di trading?? Ovviamente no.
Perchè lentamente viene fuori che l'Euronext aveva ampiamente avvisato il CDA di Socgen della "sproporzionata" esposizione sul mercato dei derivati, inoltre si apprende che la stessa banca abbia importanti affari legati alla crisi dei subprimes americani(denunciata esposizione per 2 mld).
Quindi si potrebbe pensare che la perdita di 5 miliardi di euro imputata a Kerviel, sia in realtà un toppa, un anzi un tappo, per non evidenziare quanto la Socgen sia coinvolta nella crisi americana, tale da far avere ripercussioni anche sul mercato europeo, che fino ad oggi è indicato da tutti come sano, o meglio, toccato solo marginalmente dal marasma USA.
Ma puntualmente Kerviel ammette di non essere stato il solo a "oscurare" tali operazioni, ma che godevano del benestare di "qualcuno", e soprattutto una banca "esperta in derivati" non puo non accorgersi di un coinvolgimento in Euronext del genere in 2 giorni, perchè per arrivare a tale livello ci vogliono mesi! Il quadro poi assume tinte ancora piu oscure, quando si scopre che un membro del CDA
Robert Day, ha venduto pochi giorni prima dello shock, 90 mln di euro di titoli della stesa Socgen.
Che sia stato un mega-piano, di qualche oscuro dirigente, tramite hedge found, sperduto dei paradisi fiscali, per fare soldi a palate, per poi fare ricadere tutto su un insulso trader interno(e sugli azionisti,ndr)?
Purtroppo difficilmente lo scopriremo, intanto i Manager dopo essersi visti respingere le dimissioni, stanno cercando di rimettere in piedi la banca, che ha accusato forti svalutazioni.
Per questo a Parigi c'è uno strano Profumo nell'aria, probabilmente quel Profumo si chiama Alessandro, l'AD di Unicredit, il colosso italiano, che è in piena campagna acquisti da svalutazioni. Infatti, nonostante le smentite, Profumo è realmente intenzionato ad espandere il suo impero, e dopo aver sondato il terreno USA, per Merril Linch, punta gli occhi su Societe Generale.
Dunque, per i francesi una grossa batosta, in ambito finanziario, per il quale in tanti si muovono su diversi fronti, ma l'impressione è che la partita sia ancora da giocare.


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domenica | by domenico



"Responsabilità" o "populismo"?
tante domande poche certezze...

Prodi, non ce l'ha fatta, nonostante il richiamo alla responsabilità istituzionale, il suo appello è caduto nel vuoto. Egli richiamava alla compattezza i suoi, anche ricordando l'attuale situazione nazionale(egregiamente descritta nel mahjong all'italiana), ma i "saltimbanchi" dell'udeur e i "pulcini" diniani hanno decretato la fine di questa esperienza di governo; adesso , dunque, quali scenari si prospettano dinnanzi ai nostri occhi??Bene, le domande sono tantissime ma le risposte, come sempre, scarseggiano.
Sarebbe opportuno un governo tecnico, oppure la cosa migliore è andare alle elezioni??
In questo senso due riflessioni sorgono spontanee, ovvero:
Ha senso ritornare alle urne per formare un parlamento deciso dalle segreterie dei partiti??
La nuova maggioranza avrebbe i numeri necessari anche al senato??
Non sarebbe, a mio parere, auspicabile un governo composto da personalità illustri come Monti, Draghi, Bassanini, Vaciago, Boeri , giustappunto per redarre un testo comune di riforma elettorale con soglia di sbarramento adeguata, premio di maggioranza anche al senato, e soprattutto il ritorno delle "preferenze"??
Ovvio, poi, sarebbe proprio il massimo se lo stesso governo tecnico mettesse mani anche all'impostazione istituzionale italiana, cercando di eliminare il bicameralismo perfetto, riducendo il numero dei parlamentari, conferendo maggiori poteri al premier...ops, scusate sto divagando da inguaribile ottimista, dimentico di vivere nella repubblica delle Banane, ormai tristemente nota in tutto il mondo.
Torniamo ai nostri questiti...
Berlusconi realmente otterrebbe la maggioranza anche al senato, sufficente per governare, per arginare i soliti tiratori scelti onnipresenti in ogni coalizione??
E Mr "ma anche" Veltroni, con il suo charme da salvatore della patria, riuscirebbe, in campagna elettorale, a far passare in secondo piano, la pessima eredità, che, in termini d'immagine, gli ha lasciato Prodi??
E l'elettorato di centro destra, si sente ancora rappresentato dall'eterno Berlusconi? Ricordiamo che solo poche settimane fa, lui, Fini e Casini non si guardavano piu in faccia...ah, già scusate anche stavolta richiamavo alla moralità politica, dimenticando la nostra amata repubblica(con la "r" minscola).
Tante domande, pochissime risposte, e mentre la nostra classe politica si accapiglia, e incartapecorisce le istituzioni, il paese va in malora.
W le banane!


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martedì | by domenico



Mahjong all’italiana…

Tecniche di disfattismo qualunquista

Inizio la mia attività di blogger ringraziando l’amico Stefano, per l’ospitalità, anche se virtuale, nel suo blog, ed auspicando che insieme si possano raggiungere risultati interessanti sul piano dell’informazione e degli “spunti socio-culturali”. L’ intento, infatti, sarà quello di stimolare e pungolare le fervide menti della blogserfa, senza soffermarsi sull’aspetto meramente cronachistico della realtà rilevata, ma ponendo attenzione verso quei lati meritevoli, oltre chè dell’attenzione, anche, e soprattutto, della “ragione” di chi legge.
Non è consuetudine, nel mio modo di fare e di pensare, adottare il disfattismo come pregiudizio base nell’analisi dei fatti, ma è quanto, superficialmente, emergerà da questa simpatica e goliardica (non troppo) operazione che mi appresto a presentare.
Prendo spunto dal celebre gioco del “Mahjong”, dove, comunemente, vengono utilizzate le tessere da domino, che presentano alle 2 estremità un numero; affinché sia possibile affiancare un'altra tessera è necessario che quest’ ultima presenti, ad una delle 2 estremità, un numero coincidente con la tessera alla quale ci si affianca.
Il mio scopo sarà giocare al mahjong “all’italiana”, cercando di “intessere” tutte le contraddizioni e i fattacci che ci rendono protagonisti nel mondo, bene…comincio!!
E come non farlo partendo dalla,ormai mitica, “monnezza".
In tutto il mondo parlano della MONNEZZA campana chiedendosi come mai ancora nessuno degli amministratori abbia dato le DIMISSIONI;
Le DIMISSIONI le ha date (finalmente ndr)il MINISTRO Mastella, dopo che l’intero udeur campano (moglie compresa) è risultato sotto indagine ed ai domiciliari;
Intanto in Parlamento, sempre per la monnezza, il MINISTRO Pecoraro ha evitato la sfiducia per un soffio, mettendo definitivamente il GOVERNO in crisi;
Crisi di governo continuamente accentuata dal ministro DI PIETRO, per le sue esternazioni in ambito giudiziario, dimenticando che lui è ministro del dicastero delle INFRASTRUTTURE;
A proposito di INFRASTRUTTURE che latitano da decenni, Ricordiamo i principali vettori di trasporto nazionale:ALITALIA e TRENITALIA;
Nonostante gli aumenti tariffari, TRENITALIA è sempre inefficiente e soprattutto in rosso, ne frattempo la “compagnia di bandiera” ALITALIA sta per essere ceduta;
ALITALIA
, azienda tecnicamente fallita da anni è in preda alle follie dei sindacati, TRENITALIA che vede maturare il suo mostruoso debito,cosa hanno in comune?? In passato hanno avuto lo stesso amministratore CIMOLI;
CIMOLI
che percepisce una buona uscita (calcio in culo,ndr) per lasciare Alitalia dal fidato amico PRODI;
PRODI che ormai è sempre rammaricato, non digerisce l’ascesa del suo successore VELTRONI;
VELTRONI
che progetta la nuova legge elettorale con BERLUSCONI, per far fuori i piccoli partiti e per evitare il referendum;
BERLUSCONI
, ormai affranto dall’impossibilità di essere immortale, non si perde d’animo ed attacca il ddl GENTILONI sulla riforma delle tv;
Il ministro GENTILONI che si appresta a prepare il solito pastiche con il Wimax, in quanto includenella gara d’asta anche le compagnie telefoniche,in evidente CONFLITTO D’INTERESSE;
Il CONFLITTO D’INTERESSE è il comune denominatore della Borsa italiana, che intanto vede riverberarsi su tutti gli indici gli effetti negativi della crisi-mutui americani, dove sono coinvolte anche BANCHE italiane;
BANCHE
italiane, che intanto spacciando “derivati” come fossero bancomat, hanno indebitatomezza classe imprenditoriale e tantissimi enti pubblici, ormai in fase di FALLIMENTO….
Sarebbe opportuno fermarsi qui, anche perché le cose dette sono troppe, la carne al fuoco è tanta, e la pazienza comincia a scarseggiare.


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venerdì | by Stefano Reves S. | , , ,


La verità sull'Iran
Dal New York Times, 17/01/08,
articolo di William O Beeman, traduzione di Stefano Reves

‘’Bush reclama unità contro l’Iran, nel frattempo già d’accordo a cooperare con l’Agenzia Nucleare’

Il Presidente Bush continua a colpire un cavallo morto con i suoi tentativi di persuadere il mondo arabo a prendere una posizione ostile nei confronti dell'Iran.

Gli stati arabi della regione di Golfo sono legati profondamente all’ Iran da ataviche cravatte etniche e storiche, in particolare gli Emirati arabi sono ricettacolo per centinaia di milioni di dollari (e di euro) di investimenti iraniani.

Potenti famiglie di commercio attraversano il Golfo, con membri in Iran ed arabia. L'idea che un piccolo jawboning, seppur ad opera di un presidente degli Stati Uniti, possa cambiare configurazioni vecchie di secoli è patentemente assurda.

Come prima cosa, gli Stati Uniti farebbero bene a comprendere la cultura delle regioni nelle quali sperano di mantenere il controllo, per poi lavorare tenendo conto delle mappe culturali esistenti, piuttosto che tentare di far rivoltare contro nazioni come quelle con cui gli iraniani hanno relazioni interdipendenti e di vecchia data.


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mercoledì | by Stefano Reves S. | , ,


dedicato ai ''Sapienzani''
Sul Dialogo...


La democrazia è discussione, ragionare insieme; è, socraticamente, filologia. Chi odia discutere, il misologo, odia la democrazia, forma di governo discutidora. Alla persuasione preferisce l´imposizione. Maestro insuperabile dell´arte del dialogo, cioè della filologia, è certo Socrate, cui si deve la denuncia di due opposti pericoli. Vi sono - dice - "persone affatto incolte", che "amano spuntarla a ogni costo" e, insistendo, trascinano altri nell´errore. Vi sono poi però anche coloro che "passano il tempo nel disputare il pro e il contro, e finiscono per credersi i più sapienti per aver compreso, essi soli, che, sia nelle cose sia nei ragionamenti, non c´è nulla di sano o di saldo, ma tutto va continuamente su e giù". Dobbiamo guardarci da entrambi i pericoli, l´arroganza del partito preso e il tarlo che nel ragionare non vi sia nulla di integro. Per preservare l´onestà del ragionare, deve essere prima di tutto rispettata la verità dei fatti. Sono dittature ideologiche, quelle che li manipolano, travisano o addirittura creano o ricreano ad hoc. Sono regimi corruttori delle coscienze «fino al midollo», quelli che trattano i fatti come opinioni e instaurano un «nichilismo della realtà», mettendo sullo stesso piano verità e menzogna. Gli eventi della vita non sono più «fatti duri e inevitabili», bensì un «agglomerato di eventi e parole in costante mutamento (su e giù, per l´appunto), nel quale oggi può essere vero ciò che domani è già falso», secondo l´interesse del momento (Hannah Arendt). Perciò, la menzogna intenzionale - strumento ordinario della vita pubblica - dovrebbe trattarsi come crimine contro la democrazia. Né intestardirsi, dunque, né lasciar correre, secondo l´insegnamento socratico. Il quale ci indica anche la virtù massima di chi ama il dialogo: sapersi rallegrare di scoprirsi in errore. Chi, alla fine, è sulle posizioni iniziali, infatti, ne esce com´era prima; ma chi si corregge ne esce migliorato, alleggerito dell´errore. Se, invece, si considera una sconfitta, addirittura un´umiliazione, l´essere colti in errore, lo spirito del dialogo è remoto e dominano orgoglio e vanità, sentimenti ostili alla democrazia.
(G.Z. dal Convegno Nazionale del CIDI il 4 marzo 2005)


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martedì | by Stefano Reves S. | , , ,


Annullata la visita del Pontefice alla Sapienza
Quando la libertà diviene Illiberale

Sarà per il passato colmo di misteri (gioventù hitleriana?) e di incarichi ambigui (Prefetto per la dottrina della Fede), sarà per il manto di oscurantistico pensiero che il mondo anticlericale e sinistrorso gli hanno addossato sin dal giorno precedente la salita al soglio Pontificio, sarà perché è semplicemente “The Pope’’, dalle 17.15 di questo pomeriggio anche Lui è ufficialmente vittima delle incapacità (‘’involontà’’) diplomatico-democratiche delle sinistre universitarie. Quelle che assorbono il pensiero di gran parte dei movimenti studenteschi, delle radio e dei dispacci di Ateneo. Quelle cui aderiscono buona parte dei professori italiani nonché insigni rettori (in primis lo stesso di LaSapienza 3, sebbene sia tra i fautori dell’invito al Papa). Quelle che stasera hanno scritto la morale in una favola dal finale tragicomicamente vergognoso. Domattina il Papa non presenzierà all’apertura dell’anno accademico, mentre il mondo Libero e Liberale già da stasera piange per quello che è un vero e proprio scippo del ‘’libero pensiero’’. Un furto gratuito di qualcosa che dovrebbe chiamarsi ragione comune e che, non per nulla, ha come necessità inalienabile quella di far affidamento su termini come confronto e dialogo. E non importa che rischi di presentarsi contrastante o corrosivo. Il dibattito, soprattutto quando avviene tra idee discordi è la più gratificante e riuscita formula di maturazione umana e civile.

Ma il sapere, ovviamente quello vero , come si sa è indiscutibile prerogativa di certi ambienti di sinistra che, compiaciuti per la loro concezione totalitaristica della democrazia… stasera festeggiano per qualcosa che, ci auguriamo, divenga presto un boomerang a danno della loro immagine, domattina persevereranno col difendere qualcosa che non ha diritto di chiamarsi Laicità e forse nemmeno Laicismo e nel dare al dialogo lo stesso valore che il mio fruttivendolo dà a delle pessime banane.


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lunedì | by Stefano Reves S. | ,


Il sonno dell' Espertone genera mostri

Eccomi… non sapevo come, ne con che coraggio ripresentarmi a quello che per un anno e mezzo è stato l'accogliente perno della mia vita digitale. Eccomi… timoroso per quelli che saranno i vostri giudizi, terrorizzato dalla ruggine che inevitabilmente avrò accumulato dopo 9 mesi di silenzio disinteressato (dire disinteressato è dire poco…).

Eh già… 9 mesi… in fondo dire 9 mesi equivale a dire un anno, un anno in cui è successo un po’ di tutto… un anno in cui in fondo non è cambiato molto. Vince Sarkò, nasce il PD, al via le primarie americane, scandalucci scandalini, si impenna il costo della vita, la benzina, l’oro…, solito l’ ostracismo contro airfrance, etc… etc... Insomma… parafrasando il Lampedusa, è necessario che tutto cambi affinché tutto rimanga uguale. Io per primo tenterò di cambiare, provando a garantire continuità a questa creatura, cercando di mantenere intatte le peculiarità che l’hanno contraddistinta in un anno e mezzo di fervida attività. L’onestà intellettuale e la passione disinteressata di un occhio vigile e combattivo. Tenterò, tenteremo... di eguagliare i timidissimi successi che insieme abbiamo racimolato in passato, due pubblicazioni nell’homepage di Libero.it, uno specchio sul quotidiano Repubblica, la partecipazione di personaggi competenti ed autorevoli, ma prima ancora dei suoi lettori.

Se mi volete ancora, eccomi…


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martedì | by Stefano Reves S.


Bayrou le Président

L’ 84,6% dei francesi ha deciso. Bayrou sarà l’erede di Chirac all’Eliseo. No, tranquilli non ho bevuto. Spiego il paradosso. Al secondo turno andranno Royale e Sarkozy, con il candidato gollista con 5 punticini di vantaggio. Tanti si per il primo round, ma in termini assoluti nulla.
Perché se è certo in favore di Sarkozy piomberanno i, modesti, contributi della componente sciovinista di Le pen, il candidato del Fronte nazionale, l ’uomo che ''le camere a gas sono un dettaglio della storia'', il borghezio d’oltralpe per intenderci, è altrettanto ver che les deux poulets dovranno riuscire a convogliare nel proprio stabbio quel restante 35% di francesi
che nel primo turno hanno ripartito il proprio voto tra i tre scaglioni della sinistra trotzkista (4 %), che poca simpatia nutre per il candidato socialista (e tra un po’ diciamo il perché) ed il belloccio, un po’ mastelliano, Bayrou. Mr 18%. L’unica vera incognita. Colui che da solo deciderà da che parte far girare l’agone elettorale. Tra il mascellone, populista ed irascibile Nicolas, o la ridanciana più fasulla della politica europea (mooolto più del cavaliere nazionale) Ségolène.
La riformista che parla solo di tricolore e Marsigliese ed è fermamente contraria ai matrimoni omosessuali (eccovi la risposta). Il punto però è sempre lo stesso, entrambi parlano di ''cambiamento'' ma non propongono alcun modello di società, ne paesi di riferimento da seguire, esprimono valori, ma non presentano programmi. Insomma, alla fine è questa la manfrina: niente idee, solo sentimenti. Bayrou deciderà quali far prevalere.
E noi che ci lamentiamo.


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sabato | by Stefano Reves S.


Telecom e le vestali dell’ italianità

Diciamocelo, lo aspettavamo e da tempo. Alla fine anche Berlusconi si è lasciato investire dalla trottola ‘’Telecom’’. E fin qui tutto normale. Anzi, nel rispetto della legge, sia ben accolta da tutti la volontà del più valido imprenditore italiano di districarsi nel più difficile ginepraio economico europeo. Ad un’ unica, irrinunciabile, condizione. Che al Berlusconi-imprenditore non si preferisca il Berlusconi-Politico, colui che parla di ‘’Italianità’’ prima di mettere sul banco quelle che dovrebbero essere le sole calamite in questa vicenda: competitività aziendale ed un valido piano d’investimenti. Ma, a quanto pare, noi imprenditori e politici italiani siamo belli restii a rimuginare sui nostri errori. Perché la lezione avremmo dovuto impararla tempo fa. Quando l’ultimo Governatore della Banca d’Italia Fazio tentò di ostacolare l’Offerta pubblica d’acquisto dei, loro si forti, olandesi di Abn Amro su Antonveneta, favorendo la scalata di Banca Popolare di Lodi, inconsistente istituto di credito con risorse economico-manageriali quantomeno discutibili. Tutto in nome della ‘’difesa dell’Italianità’’.

Riavvolgiamo subito il nastro. Oggi, l’azionista di riferimento Telecom, dopo gli scempi della gestione più dissennata della sua storia, avrebbe ben poco da fare oltre che cedere il l’intero ‘’pacco’’ al miglior offerente, magari senza badar tanto ai fronzoli del tricolore. Sempre oggi una tale At&t, che nonostante il recente tira e molla, promette, garanzie politiche permettendo, di assicurare un premio del 30%, sul valore di borsa. E ciò meriterebbe l’attenzione di un governo troppo interessato ad attendere la solita cordata nazionale senza esperienza ne possibilità d’investimenti. Impensabile poi fare a meno di ricordare che le stesse istituzioni sono corresponsabili (corree?) della dissennata gestione attuale. E quando si tenta di spiegare il perché di tale comportamento da parte del governo, la risposta non può essere che una sola: palazzo Chigi auspica la partecipazione di intese bancarie italiane, magari già direttamente impegnate nella gestione Telecom, con un solo fine: la necessità di garantire i soliti privilegi alla solita governance finanziaria italiana. Infatti, ed è timore di molti (tutti) del settore, è plausibile che questa vicenda si concluderà con la vittoria di un impresa straniera (non esistono presupposti per altro), la quale però sarà costretta condividere il ‘’trofeo’’ Telecom con un qualche istituto di credito italiano. Di questa insensata quanto patetica forzatura a giovarne sarà il solo establishment politico nostrano, che potrà esultare dai bei salottini urlando ‘’l’italianità è salva!’’. Morale della storia? La spiega abilmente l’AD Unicredi Alessandro Profumo ''dietro l’italianità si tenta di nascondere una debolezza di fondo[…] il problema dell’Italia è attrarre investimenti, non imporre alle imprese italiane come investire''. E non si attirano investimenti in una nazione dove regole incerte, clientelismi, cooptazioni e niente trasparenza dominano su tutti i fronti. Ma in fondo, non siamo gli unici con questi problemi. Chiedere a Cina e Taiwan.


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venerdì | by Stefano Reves S.


Il Bastone del Maestro

Tamudo: Maestro, non anelo altro, se non la felicità. Tutti i miei sforzi sono convogliati verso il suo conseguimento. Ma dimmi, quando avrò conseguito l'illuminazione, solo allora sarò felice?
Maestro: No figliolo. Quando avrai conseguito l'illuminazione, allora sarai libero dal bisogno di essere felice.


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mercoledì | by Stefano Reves S. | , , ,


La ''proposta'' Cei

''Un documento meditato e impegnativo per i Cattolici'', ''una parola meditata, ufficiale, che sia impegnativa per coloro che accolgono il magistero della Chiesa e che possa essere chiarificatrice per tutti''. Non usa mezzi termini, ne mezze misure, il Pontefice durante l’ultimo Simposio promosso dalla Pontificia Università Lateranense. Un ‘’Convegno sulla legge naturale’’, resosi necessario in seguito alle continue minacce che <il relativismo applicato a un campo come l'etica finisce per portare con sé>. <Soprattutto tra i giovani crea un senso di disorientamento che rende precarie e incerte le scelte della vita di ogni giorno>. Ora, la pugnacia con cui il Vaticano irrompe nel dibattito pubblico non disturberebbe nessuno, ne tantomeno il sottoscritto, se l’obbiettivo del messaggio fosse l’ individuale autorità morale. E’invece evidente che il reale campo di battaglia scelto dalla Sacra Sede è un altro. Investe direttamente le due Camere. Imponendo a tutti i deputati di dichiarata fede Cattolica l’obbligo di non promuovere un emendamento, visto come primo passo verso la violazione di quella che è <una legge eterna e immutabile>. Così la definiva ieri il Vescovo Amato.
A questo punto è importante ricordare che un qualsiasi Deputato, al momento di ogni scelta parlamentare debba tener conto, prima ancora delle proprie convinzioni morali, della ''necessità di perseguire la felicità comune''. Una ''felicità'' che non coincide necessariamente con il pensiero Sacerdotale. Ne è definibile ''relativismo etico'' se al suddetto pensiero non è chiamata ad omologarsi.
Insomma, il punto è sempre lo stesso. Un conto è chiedere ad un cittadino di uniformare il proprio comportamento ad un determinato Credo, tutt’altra cosa è pretendere che uno Stato uniformi ad esso le proprie Leggi.


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| by Stefano Reves S. | , ,


L'ultimo ''Pirata'', l'ennesima Fiction

Premessa: Pantani è stato un grande. Un grande campione. Forse come uomo, meno immenso, ma pur sempre un grande. Abbastanza da permettermi di definirlo l’ultimo grande. L’ultimo uomo normale, l’ultimo ad aver accolto con naturalezza un mestiere critico, il Ciclista. Oggi visto, accettato come un fardello, condivisibile solo da una esigua schiera di eletti. Infaticabili e vigorosi eroi.
Sicuramente il germe del professionismo, quello con le copertine patinate, e del merchandising, quello in cui i nostri beniamini sono imbottigliamenti di estathè che pedalano, che sudano, si affaticano per il prossimo super ingaggio, per ottenere un posto nella Top-list degli sportivi più pagati secondo Sports illustrated, c’era già questo professionismo quando lui montava in sella. Egli stesso ha guadagnato tanto. Ma c’è qualcosa dal quale il richiamo della pecunia non è mai riuscito a dissuaderlo: le grandi scalate, sempre più irte, e perigliose. Non le avrebbe mai svendute per nulla al mondo.
Dunque il Pirata sarebbe personaggio ideale per una fiction. Un perfetto uomo d’altri tempi che non si accoda al decadimento di una delle più antiche tradizioni sportive d’Italia. Certamente la più nobile. Un vero eroe. Da incensare, di cui cantare lodi eterne. Soggetto su cui innalzare l’ennesimo monumento alla perfezione umana. Insomma, una perfetta storia da mistificare appieno. Ed in questo compito Rai Fiction ha ben pochi rivali (blockbuster?).
Ora, non voglio dire che sia stato sbagliato fare un film su Pantani.Un uomo raro. Ma pur sempre un uomo. In grado di cogliere strepitosi successi, e di essere implicato in vicende molto meno straordinarie.
Dunque che senso ha questo post? Se prima deifico il personaggio, e poi lo faccio ripiombare alla sua fredda condizione naturale. Forse nessuno. O forse è un vano tentativo di togliere i salamini dagli occhi delle fiction. Le ‘’grandi fiction’’. Quelle non rendono mai dignità ad un uomo. Casomai lo privano.


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sabato | by Stefano Reves S. | ,


Delitto!, Castigo?

Dopo l'ennesima schifezza calcistica
Tutti a casa oggi. Meglio, nessuno allo stadio. Non ci sarà l’ennesimo fine settimana sonnolente tra gli invitanti scranni di salotto, niente compagnia di impietose vivande, niente avventori sbraitanti al bar, niente sport ai tg –ah, ah, niente calcio, oggi inizia il 6 nazioni. Non si farà nulla di ciò che avevamo pianificato mentalmente già dal giovedì, magari gongolati dall'immenso godimento per il nuovo Tv Lcd 40''. Nessuna tradizione ''sportiva'' da conservare, usanza stantia che si ripeteva da fine settembre, e che si riproponeva da chissà quanti anni. Nonostante bottiglie, monetine, coltelli, bengala, missili, motorini, e chissà quanto altro pattume proiettato in campo negli ultimi tempi. Nonostante Moggi, e le telefonate, ed i ‘’giustizialismi’’. Nonostante tutto questo ieri eravamo già li, con il cuore recalcitranti, ansiosi per il prossimo fischi d’inizio. Ma per fortuna – perché chiamarla così? È morto un uomo, per caso- Per caso oggi e domani non sarà così. E speriamo non sarà così per un bel po’ di tempo.
Basta a ‘’segnali’’, a ‘’messaggi’’ , a ‘’provvedimenti’’ ‘’forti’’. Ora esigiamo soluzioni. Riunirsi attorno ad un desco è ciò che è sempre stato fatto, e che probabilmente si farà anche questa volta e… e niente. E' il momento di abbandonare il fioretto di quel populismo che ha sempre rinunciato ad ogni tentativo di risoluzione concreto - il calcio è fucina di voti e danari troppo importante per rischiare di inficiarlo nella sua attuale figura puzzolente – questa è ora di impugnare la clava. Che rivolta, che distrugge, che annienta e zittisce un mondo che non ha mai avuto ragione. Tabula rasa. Banale, e concreta. Gravosa e realizzabile. Unico rimedio.


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giovedì | by Stefano Reves S. | , , , ,


Memoria, vergogna di L. Coen

15 luglio 1938. Viene pubblicato il “Manifesto della razza”, preambolo e pietra miliare delle leggi razziali firmate il 17 novembre dello stesso anno da Vittorio Emanuele III. Lo sottoscrivono dieci scienziati italiani, in verità accademici di modesto calibro. Sono: Lino Businco (medico patologo), Lidio Cipriani (antropologo), Arturo Donaggio (neuropsichiatra), Leone Franzi (pediatra), Guido Landra (antropologo), Nicola Pende (patologo), Marcello Ricci (zoologo), Franco Savorgnan (demografo), Sbato Visco (fisiologo e biologo), Edoardo Zavattari (zoologo). Altre 330 personalità aderirono al Manifesto. Lo scrittore Franco Cuomo - autore del saggio “I Dieci” (Baldini castoldi Dalai editore, 2005, 14,50 Euro) - lo ha definito il “primo censimento ufficiale dei razzisti italiani”. Questa sintesi dottrinaria del fascismo razzista viene presentata al Duce. In verità, è solo una manfrina. Tutto era già stato concordato. Al regime occorreva un pretesto pseudoscientifico per motivare la persecuzione e la spoliazione di una comunità di 43mila cittadini di religione ebraica. Dopo la guerra, i dieci e i loro seguaci la scamparono, protetti da chissà quali connivenze: per essi vi fu totale impunità. Qualcuno motivò la sua adesione al Manifesto adducendo il risibile pretesto che lo fece per convenienza, o che era troppo giovane (quando fa comodo, avere diciotto o vent’anni significa non discernere il bene dal male…). Furono moralmente responsabili della deportazione e i massacri degli ebrei italiani giustificarono con l’autorevolezza del “sapiente” le violenze, i soprusi e le umiliazioni che la loro comunità dovette subire. Conservarono tutto, onori e prebende, incarichi e arroganza. Uno di loro, il giurista Gaetano Azzariti divenne nel 1957 presidente della Corte Costituzionale. Aveva presieduto l’infame Tribunale della Razza. Un altro fu Amintore Fanfani. Un terzo, padre Agostino Gemelli. Evito di trascrivere la lista degli altri. Suggerisco che digitiate su Google “Manifesto della razza” e “Leggi razziali”. Ambiguità, silenzi, omissioni: questa la cifra della memoria, e della vergogna.


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