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Oil for food, or food for oil?

In un periodo in cui le cifre delle grandi variabili economiche sembrano impazzite, è opportuno fare delle accurate riflessioni, e soffermarsi su argomenti molto delicati.
Assistiamo ormai quotidianamente all'aumento sistematico della domanda di petrolio dai paesi emergenti, che inesorabilmente fa schizzare verso l'alto il prezzo del barile di petrolio, (aumentarne la produzione non se ne parla, se no come li fanno i mega villagi nel Dubai??) materia prima ormai sacra della quale tutte le moderne economie (purtoppo) sono assuefatte, piu che dipendenti.
E di pari passo, molti economisti, teorici, ambientalisti spingono per le risorse rinnovabili (giustissimo) alle quali si affianca il famigerato biodiesel, ovvero un carburante ottenuto da oli vegetali e grassi animali analogo al gasolio. La riflessione dell'espertone si concentra su questo punto. Bene.
Ad oggi, ormai, anche le cifre relative alle coltivazioni di mais, granturco, e affini, seguono il folle trend, non a caso, i prezzi sono saliti vertiginosamente (oltre il 40%), proprio perchè si dedicano intere piantagioni alla coltivazione di mais. Dunque tanti produttori stanno cancellando vecchie colture a favore dei nuovi prodotti da destinare a combustibili, con pesanti ripercussioni anche sui
prezzi finali dei prodotti alimentari(pasta,farina,riso), e la storia ci insegna che quando al popolo comincia a mancare il pane, si innescano pericolosi meccanismi "rivoluzionari".
Ma qual'è il reale impatto che il biodiesel apporto all'ambiente? Quanto conviene, in termini di bilancio energetico, bruciare biodiesel piuttosto che gasolio??
Sono, in molti a teroizzare che se questa produzione assume quantita' globali, perde ogni senso e convenienza economica oltreche' ambientale, basti pensare che, la riduzione di Co2 nell'aria derivante dall'utilizzo di biodiesel, prodotto da X ettari di terreno, è minore rispetto all'ossigeno, che avrebbe prodotto una "foresta" impiantata in quegli X ettari. Senza contare poi le ripercussioni sui prezzi dei raccolti a cui oggi assistiamo, ed ancora "l'indotto" di esigenze (sprechi) energetici e idrici derivanti dalla messa a coltura di queste immense piantagioni.
Occorre un'attenta riflessione degli organismi internazionali, su questi punti, proprio perchè ne va di mezzo il cibo, il Nostro combustibile. Se sin da adesso, se ne fa un uso cosi distorto facendone salire i prezzi, ora che i Paesi emergenti vorranno "mangiare meglio", cosa faremo??Mangeremo petrolio...?


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