sabato | by Stefano Reves S. | , , , , , , , , , , ,


"The Economist": nuova invettiva
contro il nostro Premier

Silvio, time to say addio

E’ stata una brutta settimana, persino per gli standard di Berlusconi. La sua azienda punita con un’enorme multa. Sua moglie all'inseguimento di un divorzio salatissimo. A breve ricomincerà il processo in cui è imputato per aver corrotto l’avvocato David Mills, mentre aleggiano nuove dichiarazioni sui suoi legami con la mafia. Infine questo finesettimana si terrà la manifestazione “No B. Day”. Berlusconi ha trasformato la sopravvivenza politica in un'arte, ma questa volta sarà dura anche per lui.

Il punto di vista dell’Economist su Berlusconi è stato sempre coerente. Nel 1993 abbiamo criticato il suo debutto politico. Nel 2001 lo abbiamo considerato “inadatto”. Nel 2006 abbiamo suggerito agli elettori italiani di dire “Basta!” al suo governo. E nel 2008 abbiamo supportato il candidato del centrosinistra. Fin’ora siamo stati molto cauti nel valutare l’impudico scandalo sessuale che lo ha recentemente coinvolto. Preferiamo giudicarlo su questioni molto più sostanziose: il conflitto d’interessi tra le sue attività ed il suo ruolo politico e le sue prestazioni da Presidente del Consiglio.
Gli eventi di questa settimana hanno lanciato un’oscura luce sul primo. La ripresa di diverse cause riguardanti lui ed i suoi soci, più una serie di altre questioni finanziarie e legali stanno distraendo il governo dalle sue responsabilità. Ed il danno è visibile. Nonostante la recente crisi, la recessione, l’attenzion sulle difficoltà economiche del paese si è estinta. E nonostante l’ammirevole crescita delle piccole aziende del nord, l’Italia continua malamente a perseverare nel suo immobilismo. Nel terzo quarto del 2009 il suo PIL è sceso al di sotto della media europea e si calcola che perderà 5 punti entro la fine del 2009. E Berlusconi è stato scandalosamente dilatorio nel dare risposte. A lungo ha negato che il paese sarebbe scivolato in una nuova recessione. Ha usato la difficile situazione finanziaria per giustificare gli scarsi aiuti fiscali, ben inferiori a quelli promossi dagli altri paesi europei. A differenza di altri politici, ben più seri, non è stato in grado di incoraggiare le riforme necessarie per favorire la ripresa di competitività del paese.
Il terzo governo Berlusconi ha inoltre perseguito un’eccentrica politica estera: accogliendo Putin, Gheddafi (questa settimana è toccata ad un nuovo dittatore, il leader bielorusso Alyaksandr Lukashenka. Sotto il governo Berlusconi l’Italia continua a perdere peso in Europa e nel Mondo.

In parte, grazie alle sue macchinazioni, il paese è sprovvisto di degni successori. “E’ meglio rimanere immobili con lui, che navigare nel caos con un nuovo leader” pensano in molti. Ma chi tra i vari ipotetici successori (Fini, Casini, Bersani) prenderà il suo posto dovrà portare a termine le trasformazioni che Berlusconi ha fermato il giorno della sua ascesa al potere. Se il Cavaliere uscisse di scena, oggi l’Italia sarebbe un paese migliore.


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lunedì | by Stefano Reves S. | , , ,


Mi Vergogno

Discutendo con amici russi di politica italiana, mi sono sentito rinfacciare che noi siamo bravi a criticare Putin, a denunciare la deriva autocratica russa, le elezioni finte, l’avvento imposto dal Cremlino di Medvedev, la corruzione e la sgangheratezza industriale del loro Paese ma poi dimentichiamo che in Italia “avete Berlusconi”. Il quale sarà anche “amico” di Putin, ma non ha affatto una buona stampa nemmeno in Russia. Gli ho risposto che mi vergogno di un paese che vota ancora per uno come Berlusconi. Il quale, nel giro di 48 ore, è riuscito nell’ignobile impresa di chiedere la perizia psichiatrica per i magistrati che indagano - suppongo, su di lui - ha evitato accuratamente il confronto tv con Veltroni (ne sarebbe uscito schiacciato), in questo imitando perfettamente Putin e Medvedev, un atteggiamento arrogante, tracotante e assai poco democratico. Inoltre, dulcis in fundo ha detto no al patto bipartisan di lealtà repubblicana. Senza dimenticare che ha accusato di comunismo il suo avversario, il che ha fatto sghignazzare persino i miei amici russi; ha ricominciato con la solita lagna dei brogli elettorali, e lo ha gridato in tv, davanti a compiacenti giornalisti che evitano accuratamente di fare qualsiasi domanda imbarazzante (la differenza con gli Stati Uniti è mostruosa). Uno poteva pensare che avesse finito. Invece no, l’ineffabile Berlusconi che in qualsiasi altro paese sarebbe finito certamente non in parlamento (in America non sono affatto teneri con chi giustifica l’evasione fiscale o ha avuto società ombra come All Iberian alle Channel Islands) ha attaccato il Quirinale, perchè è l’unica istituzione che ancora per cinque anni non può papparsi, e ha avuto la spudoratezza di dire che in Italia manca “un regime di piena democrazia” perché la sinistra “occupa” tutto. Il bello è che almeno la metà degli italiani lo ascolta e lo andrà a votare: quando proprio una sistematica campagna d’acquisti ha fatto crollare prima il governo Prodi e ha poi inglobato persino fascisti dichiarati come Giuseppe Ciarrapico. Nemmeno dinanzi a questi metodi da repubbliche delle banane la gente ha aperto gli occhi: con la benedizione della Chiesa, crede o gli fa comodo di credere alle baggianate elettorali del capo di Forza Italia. Gli amici russi mi hanno preso in giro: “Vedi? Quasi quasi siete peggio di noi: almeno la Russia ha gas e petrolio…”.
Ho risposto: “Il nostro Paese ha ancora tanto da essere saccheggiato”. Non ho fatto in tempo a tornare a casa che aprendo il computer ho letto delle sconcertanti dichiarazioni di Marcello Dell’Utri, il braccio destro politico di Berlusconi. Inneggiava allo stalliere mafioso Vittorio Mangano (morto in stato di detenzione, peraltro condannato definitivamente all’ergastolo per omicidi e mafia) indicandolo quale “eroe” perchè non aveva fatto dichiarazioni “contro di me e Berlusconi”. Aveva tenuto la bocca chiusa: appunto, un eroe dell’omertà mafiosa. Così, Dell’Utri, pure lui condannato per fatture false e, in primo grado, per concorso esterno in associazione mafiosa (nove anni) ha minacciato la vendetta: verranno riscritti i libri di storia cancellando la Resistenza.
Davvero, mi vergogno profondamente di dover convivere con gente come questa.

L. Coen


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