venerdì | by Stefano Reves S. | ,


SANREMO/2

Da fan di Sanremo, dico che questa è la peggiore edizione degli ultimi decenni, sia per le canzoni orrende sia per la Clerici sia per i tempi morti dello show. Mai sentita una serie di orrori come quest’anno. A Toto Cutugno nemmeno Pannella ha avuto ancora il coraggio di staccare la spina. Non voglio nemmeno parlare delle tante mezze calzette da reality show. Il trio Pupo, Emanuele Filiberto più un tenore che nel ritornello copia malamente Over the Raimbow è puro surrealismo pari soltanto ai "suoni del futuro" che, secondo la Clerici, ci avrebbero fatto sentire i Sonohra (un gruppo da playstation che, tra le altre cose, dice beibe invece di baby). Altro momento altissimo quando, tra i big, ha cantato la figlia di Zucchero accompagnata da uno che non ho capito se fosse uno dei Nomadi o un imitatore di Zucchero. Il più sobrio è stato Nino D’Angelo. Tre le cose mezze (mezze) decenti: Povia con la solita canzone orecchiabile di Povia, anche se meno orecchiabile del solito Povia. Un Fabrizio Moro che è uguale a Povia, ma on drugs e, a proposito di "suoni del futuro", reagge. Arisa ha presentato una canzoncina in linea con il suo personaggio, alla fine meno paradossale dei cantanti veri, accompagnata da tre travestiti (uno dei quali credo fosse Susan Boyle). Malika, naturalmente, è la più brava, ma la canzone non è all’altezza (Cristicchi non l’ho sentito). E poi c’è stato Cassano, presentato con gli onori riservabili solo ad Al Pacino e nel momento in cui non lo fanno giocare nemmeno nella Samp. I suoi aforismi però sono più profondi dei testi di Cutugno e di qualsiasi cosa dica la Clerici.
(Christian Rocca)