lunedì | by Stefano Reves S.


L'ultima Finanziaria ha inasprito le polemiche circa le attenzioni che lo Stato dovrebbe mostrare nei confronti della ricerca scientifica. Pubblico a riguardo il parere di un caro amico, nonché uno dei piu' brillanti studenti della prestigiosa Università Luiss:
LE MANI SULLA RICERCA

Anzitutto vorrei ringraziare Stefano, non solo per l’opportunità che mi offre, ma anche per aver creato questo luogo di discussione, neonato e vigoroso.
Il mio contributo, che spero sia in linea con l’obiettivo che questo blog si popone, è di evidenziare come l’atavico arretramento italiano nell’ambito della ricerca non sia spiegabile solo con l’irrisoria quantità di denaro pubblico destinata a questo settore cruciale, ma derivi anche da un illogico meccanismo di scelta dei progetti da finanziare con questi soldi.
Gran parte del problema, insomma, è a monte di ciò che si crede e si fa credere.
In una Italia ideale la scelta dei progetti più validi dovrebbe essere sostanzialmente demandata alla comunità scientifica, naturalmente con un penetrante controllo politico atto ad evitare abusi. Ebbene, la politica il suo spazio nelle scelte lo ha preso, la comunità scientifica no…
Un decreto ministeriale della passata maggioranza di centro-sinistra non solo ha imposto che la commissione esaminatrice dei progetti sia di diretta nomina ministeriale (da ciò deriva un’autonomia dal potere politico praticamente nulla), ma che sia composta da solo SETTE elementi! Si può avere fede nella genialità degli italiani, ma che sette savi siano capaci di giudicare la validità di progetti che trattano delle più disparate branche dello scibile umano doveva apparire immediatamente irrealistico! A questa macroscopica incongruenza si è data una soluzione… problematica: questi novelli Leonardo da Vinci nominano un esperto del settore che valuta il progetto in questione, anonimamente. Ma se non conoscono la materia, come fanno a decidere chi è il più adatto a valutare il progetto? Agiranno per sentito dire, come suggerito dal governo che li ha incaricati.
In più, perché l’anonimato dell’esaminatore? In questo modo il misterioso mister X potrà rifiutare (o ammettere) arbitrariamente alla sovvenzione i più graditi al potere politico, al riparo da ogni ritorsione penale in caso di denuncia.
Anche in questo caso, i nostri dipendenti parlamentare sono rimasti inermi e disinteressati, mentre la maggioranza al governo agiva, seppur legittimamente, al di fuori della democrazia intesa come tutela delle minoranze.
Eppure sarebbe sufficiente una legge di un semplice articolo, per imporre le direttive da seguire al governo ed impedire che accadano scempi come questo…
P.A.
Foto MIUR


2 Responses to “ ”

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  1. PieSca says:

    concordo con il brillante parere del caro collega P. A.

    In un'ottica puramente economica, l'abbandono della ricerca rappresenta sostanzialmente il rifiuto a sfruttare un vantaggio comparato (e aggiungerei assoluto) che abbiamo imparato a costruire negli anni. Se l'Italia è basata sulla conoscenza, non investire nella ricerca non vuol dire forse andare in controtendenza a questo caposaldo, che più come oggi sembra essere sacrosanto? Di certo non possiamo affidarci a delle economie derivanti dai fattori produttivi(cfr. dati "The Economist"), cosa ci rimane allora?

    il problema è politico,giuridico, morale, etico ma in ultima battuta è anche economico (visto che comunque le conseguenze di queste decisioni governative, dato che non si può più parlare di decisione parlamentari, si rifletteranno ex-post con effetti che andranno ad intaccare l'economia dal punto di vista strutturale: disoccupazione, deficit abnorme, etc..in sintesi DEFAULT).

  2. Mr. Diego says:

    Bel post, molto interessante. Grazie Stefano!