sabato | by Stefano Reves S.


Pubblico un interessante articolo tratto da Il Foglio. Un paio di commenti li correggerei (vedi ''Palestina''), per il resto è molto valido.
O è ambiguo o è lo stesso progetto del Centrodestra.


La politica estera dell’Unione è più meno sola al mondo. La scoperta viene dalla lettura della parte del programma prodiano dedicata a un “paese protagonista del futuro europeo” e dall’analisi delle affermazioni dei leader del centrosinistra. L’unica idea chiara è il desiderio di dar forza all’integrazione europea. Ma il proposito pare da un parte superato dagli eventi – Francia e Olanda, paesi fondatori, hanno già votato no” alla Costituzione europea – e dall’altra velleitario, in un clima di rinascita dei protezionismi nazionali, con Madrid che blocca tedeschi di E.On, con Parigi che stoppa gli italiani dell’Enel. Se poi Prodi per “integrazione europea” intende la ripresa della tradizionale liaison tra Roma e l’asse franco-tedesco, anche questo desiderio pare da una parte retrodato – sono passati i tempi del motore renano di Mitterrand e Kohl, come è declinato il sogno del polo continentale (come contraltare alla potenza americana) composto da Chirac (monsieur 1 per cento nei sondaggi) e Schröder (dipendente del Cremlino al vertice di Gazprom) – e dall’altra poco praticabile per una coalizione con Ds e Rifondazione in posizioni da combattimento. A Parigi è in ascesa l’atlantico Sarkozy, considerato “il sole della nuova Francia” dalla rivista dei neocon, il Weekly Standard, e a Berlino governa la cristiano-democratica Angela Merkel, che come primo obiettivo ha scelto quello di ristabilire ottime relazioni tra la Germania e l’America di Bush. L’Unione dice: “Più mercato unico europeo”, ma poi i francesi ci stoppano e Prodi chiede ritorsioni. L’Unione predica: “Dobbiamo al più presto rilanciare il processo costituzionale europeo”. Con chi? Con i francesi del “non”? Con la Gran Bretagna del guerriero liberista Blair? Con gli inglesi che sono addirittura fuori dall’euro? L’Unione vuole “più difesa europea”, proprio mentre c’è la corsa a entrare nella Nato, molto più che a entrare nell’euro. L’Unione dice “più Onu”, ed è difficile trovare oggi organizzazione più indebolita, per la sua inefficacia nel prevenire e risolvere crisi e per le vicende di corruzione legate a Oil for Food. L’Unione sogna “più istituzioni multilaterali”, come l’Agenzia atomica di Vienna, che per ora è riuscita solo a scoprire a posteriori le violazioni iraniane nella corsa all’atomica. L’Unione auspica “più intelligence contro il terrorismo” (come ha fatto Schröder, che in pubblico si mostrava fiero oppositore di Bush e in privato gli passava le informazioni dei servizi segreti contro Saddam), ma poi quando si scoprono operazioni di intelligence, vedi il caso Abu Omar, si grida alla violazione del diritto, della trasparenza, e si vuole processare l’intelligence. Su temi qualificanti come l’ingresso della Turchia in Europa, l’Unione scrive di essere soddisfatta dell’inizio dei negoziati, ma non è dato sapere con certezza se il Prodi che un giorno disse “mamma li turchi” sia a favore o no. Sul conflitto arabo-israeliano non si trovano indicazioni nuove nel programma (mai citata la parola “Israele”, solo due righe per dire: “l’Europa deve assumere con rinnovato vigore l’iniziativa per la soluzione del conflitto israelo-palestinese sulla base del principio ‘due popoli, due Stati”, e non due popoli, due democrazie), restano dunque solo le radicali prese di posizioni di D’Alema che apre a Hamas e le sagge considerazioni di Rutelli sul ruolo positivo svolto da Sharon nel rifondare la politica israeliana e nel dare un prospettiva nuova, grazie al ritiro unilaterale da Gaza. E sull’altro ritiro, quello dall’Iraq? L’avverbio “immediatamente” c’è, ma è così: “Immediatamente proporremo al Parlamento italiano il conseguente rientro dei nostri soldati nei tempi tecnicamente necessari, definendone, anche in consultazione con le autorità irachene… le modalità affinché le condizioni di sicurezza siano garantite”.
O è ambiguo o è lo stesso progetto del centrodestra.


9 Responses to “ ”

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  1. Fab says:

    Bè considerare autorevole e super partes "Il Foglio" è tutto dire... ...se siamo considerati zero in europa non è colpa (solo) dell'Unione...se gli Usa hanno indebolito intenzionalmente l'Onu per fare i propri comodi la colpa non è (solo)dell'Unione. Se gli Usa calpestano la sovranità nazionale (caso Abu Omar) cosa facciamo,non diciamo niente perchè gli "interessi nazionale devono prevalere", come ha detto Castelli? Via, un pò più di serietà....e di obbiettività...

  2. PieSca says:

    l'idea di fondo di questo articolo (progetto europa fallito quindi meglio rimanere insieme agli usa) è inaccettabile...

    a riguardo del ritiro dall'iraq è inutile esprimersi..il grassetto era così necessario però?

  3. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
  4. Piesca mi riferisco al programma ''per il ritiro'', a quanto pare identico a quello della Cdl. Mentre da una coalizione di sinistra avremmo potuto (dovuto) aspettarci ben altra fermezza.

  5. P.s.
    per ''valido'' intendo un articolo sul quale si può ragionare. Non un prodotto ad hoc sul quale si è necessariamente d'accordo.

  6. fab says:

    Si, è vero, dalla sinistra ci si può aspettare di più, ma ormai il danno è fatto, decidere se andare via l'11 Aprile o l'11 Agosto non mi pare sia cosi fondamentale.... l'importante è andarsene....

  7. Anonimo says:

    ma di quale fermezza stiamo parlando?
    un'opposizione minoritaria più che mettere in testa alla propria agenda di eventuale governo il ritiro dall'iraq cosa può fare? poteri istituzionali ancora non ne ha..

    siamo nel 2006 e mi rifiuto di credere che l'idea di un'europa unita sia da cestinare...o meglio a volte sia da rifiutare (così come lo è stato durante il mandato di prodi e monti,che si sono attirati le antipatie di mezza europa, solo perchè hanno creduto nel ruolo superpartes dell'organo comunitario non concedendo sconti ai grandi paesi e tutelando un vero regime di concorrenza) e a volte sia da invocare in nome del trattato di roma, amsterdam, ecc...(vedi caso enel).

    Mi sembra che sia questo il progetto del centro destro..o è ambiguo o è lo stesso programma che ci ha portato in questa situazione (crisi primi, stagnazione poi, scredito internazionale, abbiamo dato una grossa mano agli usa che fomentano lo scontro con l'islam....voi mi direte però << hanno fatto la patente a punti>>...un'affermazione che mi lascia perplesso e senza risposta).

    prima di questa campagna elettorale non avrei mai pensato di votare a sinistra, l'espertone può confermare, ma ora ho cambiato idea ..obiettivo principale voltare pagina. non sò con quali esiti ma proviamo a cambiare

    piesca

  8. Kozimo says:

    salve
    se mi permettete vorrei farvi aprire gli occhi un secondo sul testo rigurdante il ritiro delle truppe dall'iraq.
    il testo dice: ...rientro dei nostri soldati nei tempi tecnicamente necessari...
    a me piu immediato di cosi non puo sembrare!!!scusatemi ma non si possono certo eliminare i tempi tecnici.per ogni cosa ci vuole tempo in special modo per questa.quindi dal momento che questi tempi sono ex definizione ineliminabili la maggiore immediatezza possibile per il ritiro è la proposizione immediata dello stesso.
    grazie

  9. dome says:

    Il problema non è cosa si intenda con l'avverbio "immediatamente", perchè andar via a giugno (impossibile) o in autunno (più probabile) non cambierà nulla. Il vero problema è "ora", perchè ora le nostre truppe sono lì e la Spagna ci insegna che il periodo pre-elettorale è quello più a rischio.