venerdì | by Stefano Reves S.


La legge Biagi non è la legge di Biagi

Mi spiego meglio. Difficilmente Marco Biagi avrebbe mai offerto il suo nome a questa legge Biagi. No!, chiamiamola legge 30. Questo perché, se da un lato le proposte per una maggiore flessibilità sono state ripescate accuratamente dal testo vidimato proprio dal professor Biagi nel 2001, il ''Libro bianco sul mercato del lavoro in Italia'', dall'altro ne sono state esentate componenti altrettanto essenziali come le tematiche inerenti la sicurezza dell' impiegato. Non per niente il termine ''sicurezza'' compare molto piu' spesso di ''flessibilità''. ''
«Nella definizione delle nuove ipotesi di regolamentazione vanno assunti congiuntamente i criteri della flessibilità e della sicurezza» Questa frase è presa dal Prologo del testo originale. L' autore continua ''Occorre incentivare convenientemente il ricorso al contratto a tempo indeterminato, così da incrementarne l’uso, evitando nel contempo che si diffondano forme di flessibilità in entrata per aggirare i vincoli o comunque le tutele predisposte per la flessibilità in uscita''[...]''È necessario che coloro che lavorano con contratti di tipo flessibile godano di una sicurezza adeguata e di una posizione occupazionale più elevate, compatibili con le esigenze e le aspirazioni dei lavoratori''.

Dunque, in attesa che il nuovo Ministro del Lavoro si metta all'opera, rivedendo accuratamente la legge, magari facendo riferimento al testo con piu' ''pedanteria'', senza quindi limitarsi a fare proprie le componenti che vanno bene ad una sola ''fazione''(Confindustria), a noi non resta che chiamare la legge Biagi per quello che è realmente: la legge Maroni.


3 Responses to “ ”

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  1. fastidio says:

    bravo. ottima e lucida considerazione su quella che oggi viene chiamata riforma biagi, ma che di biagi prende solo gli spunti, nati dalla precedente riforma che era il c.d. pacchetto treu del 1996. Questa è semplicemente la forzatura di un ministro del welfare che non capisce nulla e che sotto l'egemonia del giuslavorista tiraboschi hanno fatto diventare questa riforma, la legge sul precariato in italia, dove, anche chi aveva un contratto a tempo indeterminato è stato fatto licenziare per essere assunto "a progetto"!! bello schifo!

  2. emanuele says:

    stavo pensando a un utopia.... oggi il mondo del lavoro è saturo, e le aziende hanno il coltello dalla parte del manico, sia coi politici, sia coi dipendenti.
    forse come nostra unica difesa rimane la sciopero, che va reinterpretato.
    poichè le realtà sono molteplici e e spesso troppo piccole per permette coalizioni dei dipendenti su una sola azienda, sarebbe bello se le aziende che assumono a progetto tempo determinato, co co co, ecc ecc, fossero boicottate da tutti i lavoratori, nel senso:
    al momento che queste ricercano personale, tutti dovrebbero sapere non solo il contratto che propone, ma anche il tipo di relazione che instaura coi dipendenti, se è una società seria (che dopo un anno o due di precariato assume), e via discorrendo.
    a questo proposito potrebbe far comodo un albo nazionale, una specie di certificazione di qualità per il lavoratore.
    qualunque azienda che non risponda a determinati criteri, vedrebbe una minor possibilità di attingere alla manodopera salariata, e dunque necessariamente modificare i suoi criteri di assunzione.
    il concetto cioè è quello di impedire che le aziende assumano la posizione del "se non ci stai ne trovo un milione che lavorano più di te e per meno".
    il concetto è quello di poter far scegliere anche ai lavoratori dove andare.... non solo per necessità, ma anche per rispetto della persona, e criteri oggettivi.
    come dicevo però forse questa è sola un altra mia utopia.

  3. Loud says:

    Sulla manovra di revisione legge 30 e decreto 276 del 2003, secondo me sono leggi da mantenere. Vanno corrette, laddove prevedano forme contrattuali assurde (parlo di Job on call e sopratutto di Job sharing). Per il resto va adeguata, sorretta da un sistema in generale che deve essere piu' stabile e forte.
    Ho scritto tutto qui, dunque non mi dilungherò ulteriorimente.
    Vorrei solo ricordare che il nostro mercato è cambiato, grazie anche agli studi e al loro valore aggiunto. E' la leadership la risorsa a cui dobbiamo puntare. Ecco un saggio di riflessione sulla leadership.